Gianni De Martino

Sulla scrittura, la letteratura e l'inumano
venerdì, maggio 09, 2008

Moratti liquida Sgarbi

MORATTI  LIQUIDA SGARBI.
LUI: "NON SONO UNA COLF, VADO DA BERLUSCONI"
Vittorio Sgarbi non è più l'assessore alla Cultura del Comune di Milano. "La mancanza di rispetto per la Giunta" e "l'atteggiamento non consono ai doveri di pubblico amministratore assunto in varie occasioni, anche pubbliche" hanno convinto il sindaco di Milano a ritirare all'estroso critico d'arte le deleghe.
Illustrazione tratta da "Pier Cloruro de’ Lambicchi e l'arcivernice", testo e disegni di Manca, Genio, Milano, 1952. © Angelo Manca.
Dopo nemmeno due anni di coabitazione giocata tra amori e odi, si è rotto l'incanto tra Sgarbi e "suor Letizia", come lui stesso ebbe a definirla dopo la prima grande crisi del luglio scorso, legata alla mostra 'Vade Retro Arte e Omosessualita '. A rompere definitivamente "il rapporto di fiducia" tra il primo cittadino e il suo vulcanico assessore hanno pesato le ultime gocce di un vaso già colmo, come le recenti affermazioni del critico che, appena dieci giorni fa, si diede vanto di aver "ingannato" i propri "ignari" colleghi proponendo il patrocinio a una rassegna di teatro omosessuale mascherato dietro all'innocuo titolo "Liberi amori possibili" – un’astuzia di cui il critico si era vantato pubblicamente: “ La delibera è passata con la vaselina, votata dai miei ignari colleghi”.
Cosa per la quale, chissà perché,  anche le stesse associazioni gay si erano infuriate, lamentando di non aver mai concordato con Sgarbi il cambio del nome della rassegna teatrale “omosessuale” ( parola incriminata, da non dire in giro se non camuffata ). Ma oltre alla “delibera alla vaselina” avrà pesato anche il fatto che mentre il Comune lanciava la campagna antigraffiti, l’assessore Sgarbi definì i murales del centro sociale Leoncavallo  una "moderna Cappella Sistina", e nel marzo del 2007 riuscì a portare al Pac proprio quei Michelangelo  abituati a disegnare in incognito capolavori d’arte misconosciuti sui muri di Milano.
"Considero irricevibili le ragioni che hanno spinto il sindaco al ritiro delle mie deleghe, oltre che profondamente lesive della mia dignità" è stata la replica vibrante e sdegnata di Sgarbi alle ragioni con cui il sindaco lo ha silurato. "Non lo posso accettare - spiega Sgarbi - quando invece di essere ringraziato vengo cacciato. Non voglio favori, ma giustizia".
Quanto alla possibilità di essere chiamato a fare il sottosegretario ai Beni Culturali, ruolo per il quale l’inventore dell’arcivaselina miracolosa  si è in più di un'occasione candidato: "Ne ho parlato con Berlusconi - rivela - lui mi ha detto che ne parlerà con Bondi". Ma c'è la possibilità che questo avvenga? "È un'ipotesi politica rispettabile – conclude l’ormai ex assessore alla Cultura di Milano sperando di avere maggiore fortuna  - ma non decido io, decide Berlusconi". ( Che in questi giorni ha probabilmente cose più importanti a cui pensare).
Per parte sua il sindaco di Milano non sembra affatto dispiaciuta per aver licenziato l'assessore nel giorno del suo 56esimo compleanno. Il primo cittadino ( "suor Letizia" ?)   ha definito, con voce asciutta, "impossibile" l'ipotesi che l'ex assessore resti in giunta anche in veste di "assessore al nulla" come Sgarbi ha provocatoriamente proposto, e gli ha già trovato un sostituto:  Giovanni Terzi, responsabile del Tempo Libero, colui che, a quanto si apprende, è stato il più acceso sostenitore del licenziamento di Sgarbi avvenuto per così dire di botto e senza ulteriori lubrificazioni preventive , dopo mesi di polemiche e le ultime furibonde esternazioni durante la trasmissione di "Anno Zero" giovedì scorso.
postato da giannidemartino alle ore 14:53 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: riflessioni, vita, libri attualitĂ 


domenica, maggio 04, 2008

Libri / Piante officinali

LIBRI
PRONTUARIO PER IL CORRETTO USO DELLE
PIANTE OFFICINALI
 
Piccolo manuale facile e "rapido" per erboristi, medici e appassionati, scritto da due ricercatori, i miei amici dott. Pedro Benjamin e Luigi Cristiano. Di ogni pianta officinale una scheda descrive: le attività principali e le indicazioni terapeutiche, l'uso e la posologia dell'estratto idroalcolico, le associazioni con altre piante, le controindicazioni, gli effetti collaterali, le interazioni con i farmaci.
 
In questo volume le Schede segnalano l’uso dell’estratto idroalcolico da pianta fresca e anche altri tipi di preparazioni. Questo ci permette di avere sottomano l’insieme dei prodotti di una pianta d’origine e del suo utilizzo fitoterapico. Ogni Scheda è inoltre caratterizzata da un colore che rimanda all’organo di “elezione” verso il quale i principi attivi hanno maggiore efficacia. Ciò non toglie la possibilità di associare piante diverse. L’idea che a un dato sintomo corrisponda un farmaco semplice che, somministrato in adeguata posologia, vada ad agire su uno specifico bersaglio alleviando o eliminando la patologia, appartiene a una visione rigidamente allopatica della terapia. Un intervento di tipo “reticolare” è invece caratteristico in Fitoterapia, dal momento che un singolo organo sofferente si riflette anche su altri apparati a diversi livelli di complessità fisiologica e psichica.
Il regno vegetale offre una vasta gamma di possibilità farmacologiche, in gran parte inesplorato. In cifre, il potenziale curativo è di 250mila specie di piante sparse in tutto il mondo. E, come ha detto qualcuno, non esistono “erbacce”, ma piante che vengono chiamate tali solo perché non se ne conoscono ancora le virtù. La ricca iconografia e le artistiche Tavole riportate in questo piccolo volume raffigurano immagini di piante che vorremmo restassero nella vostra mente come un appello al mondo vivente delle erbe, nella speranza che le sentiate vostre amiche, come ben sanno gli erboristi raccoglitori non solo con mente raziocinante ma anche con cuore, anima, emozione, intuizione tra scienza e arte. ( Dall’Introduzione di Luigi Cristiano).
IL LIBRO
Pedro Benjamin, Luigi Cristiano, Prontuario per il corretto uso delle piante officinali, Apogeo, collana Urra, Milano, 2008
     
      GLI AUTORI
Dott. Pedro Benjamin, nato a Quelimane, in Mozambico, insegna fitoterapia presso la facoltà di medicina dell'università E. Modlane di Maputo ed è ricercatore con l'Eck Institute di Phoenix in Arizona; si è laureato in sociologia in Italia, dove vive e lavora come fitoterapeuta e direttore del centro ricerche in fitoterapia clinica “Medicina verde” di Ponti sul Mincio nel mantovano.
Luigi Cristiano, nato a Torre Annunziata, vive e lavora a Milano come erborista, fitopreparatore e creatore di profumi. Responsabile tecnico delle coltivazioni di piante officinali del centro “Medicina verde” del dott. Pedro Benjamin, collabora con la rivista Erboristeria Domani.
postato da giannidemartino alle ore 11:57 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: riflessioni, vita, libri attualitĂ 


venerdì, maggio 02, 2008

Torino, bruciate le bandiere israeliane

TORINO, BRUCIATE LE BANDIERE ISRAELIANE
.
La censura culturale di alcuni gruppi dei Centri sociali  contro la Fiera del Libro  in un clima di ignoranza e di pregiudizio, al termine del corteo del Primo Maggio.
.
 Giovani dei centri sociali di Torino e dell' Associazione Free Palestine mentre bruciano due bandiere israeliane e una americana al termine della manifestazione per la festa del Primo Maggio a Torino (Ansa)
Al termine del corteo del Primo Maggio a Torino, in piazza San Carlo alcuni giovani incappucciati dei centri sociali e dell'associazione Free Palestine hanno bruciato due bandiere israeliane e una americana, dopo averle inzuppate di benzina. La protesta é stata organizzata contro la decisione della Fiera del Libro di Torino (7-12 maggio) di ospitare ufficialmente Israele nell' anno del suo sessantesimo anniversario. E proprio per la sua annunciata partecipazione alla Fiera del Libro è stato fatto allontanare anche l'ex leader di Rifondazione comunista ed ex presidente della Camera Fausto Bertinotti.
«Un gesto forte lo sappiamo - ha detto con voce stridula e indignata  un portavoce del gruppo con riferimento alle bandiere bruciate - ma noi pensiamo che ben più forti, più clamorose siano le morti, ormai quotidiane, di civili palestinesi, tra cui anche bimbi di pochi mesi, sotto il fuoco israeliano. Proviamo vergogna nel pensare che Torino e la Fiera vogliano festeggiare e onorare questo paese che non smette di sopraffare e ferire mortalmente la sovranità di un altro paese».
 
Su quanto accaduto a Torino è intervenuto anche Pier Ferdinando Casini. «Bruciare le bandiere di Israele è un atto di oltraggio non solo a quel popolo, alla sua storia e alle sue sofferenze ma all'intera civiltà occidentale, quindi anche a noi stessi» ha detto il leader dell'Udc. In effetti,  l’orda fraterna di matrice politico-religiosa islamica che opprime i popoli palestinesi e provoca sofferenze e lutti a se stessi, agli israeliani e a tutti noi, è una minaccia per la civiltà ancora maggiore di quello che lo era stata l’orda nazista. Questa era composta da fratelli sadico-anali e “malignant narcissists” che anelavano ad avere sotto controllo e dominare l’Occidente, ma non anelavano a distruggerlo. L’orda fraterna di matrice politico-religiosa islamica, sedicente musulmana, che trova simpatizzanti sia nel mondo letterato italiano sedotto, forse per noia, dallo sfogo della barbarie, sia fra gruppi di giovani “pacifisti” di alcuni Centri sociali è invece un’orda sadico orale e borderline, con manifeste allucinazioni intrauterine, la cui unica strategia è la distruzione e l’annullamento.
 
A prescindere dal background personale dei soggetti facilmente vittime della propaganda palestinese, background personale a cui certamente va attribuito il loro sviluppo psichico, c’è qui l’aspetto dello psichismo collettivo, che fa da humus comune al gruppo all’interno del quale ognuno trova il suo ruolo. Non è un caso che proprio oggi, in un’Italia in cui i protagonisti sembrano  appunto questa generazione di “pacifisti”, vi sia tanta sinistra simpatia per il terrorismo islamico.
 “Questa – più in generale, con le parole dello psicoanalista Iakov Levi -  è una generazione che ha abortito il proprio rito iniziatico comune, non è mai riuscita né a ribellarsi con successo alla generazione dei padri, né a identificarsi con essa, né a superarla, e quindi sembra regredita a quella placenta borderline dove si trova in simbiosi con i colleghi feti di matrice politico-religiosa islamica”.
 
Sarebbe utile conoscere la storia infantile di questi poveri ragazzi con la kefiah e come sono arrivati al punto di lasciarsi indottrinare da cattivi maestri,  come per esempio l'ineffabile Gianni Vattimo, e sedurre dalla propaganda palestinese, ma ciò che qui interessa non è tanto l’aspetto personale di queste vittime del vittimismo organizzato quanto quello collettivo. Lo psichismo nasce nel gruppo, e solo da lì percola nelle famiglie e quindi ai singoli individui. Dove non c’è branco non c’è psiche, ma solo istintualità.
I giovani e i giovanissimi del branco che brucia le bandiere americane e israeliane non sono istintivi o ipocriti, ma sinceri e striduli. E’ nel loro rifiuto delle domande a se stessi, dei dubbi, dei dilemmi e della complessità che si annida la tirannia. La loro, quella della maggior parte dei centri sociali, sembra la situazione psicosessuale dell’orda fraterna vagante, fluttuante e abbandonata, in una regressione intrauterina e con un padre assente e quindi allucinato.
 
Si bruciano bandiere americane e israeliane in un contesto in cui l’Occidente di fronte a un crescente senso di colpa, conseguente al proprio successo, sta regredendo lentamente dalle posizioni psicosessuali conquistate in millenni di civilizzazione, e alla fine rischierà di ritrovarsi nella stessa placenta, insieme a coloro che non erano mai progrediti. Da qui questa strana identificazione di alcuni europei ieri con Saddam Hussein e Arafat, e oggi con bin Laden o Nasrallah, e la simpatia per i colleghi feti in regressione intrauterina. Va da sé che le democrazie possono tollerare più facilmente chi le offende, ma non chi cerca di far loro paura, di sottometterle e di distruggerle
 
 
SE VOLETE UN GESTO SIMBOLICO FORTE, NON BRUCIATE LE BANDIERE, LAVATELE !
OLTRE CHE INCIVILE, BRUCIARE LE BANDIERE  – SPECIALMENTE SE AMERICANE, ISRAELIANE  O DELL'ONU – PORTA SFIGA A CHI LO FA, SERVENDOSI ANCHE DEI PROPRI BAMBINI COME PRETESTO O SCUDO UMANO. 
 AmericanHaters.gif
 
postato da giannidemartino alle ore 13:23 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: riflessioni, vita, libri attualitĂ 


mercoledì, aprile 30, 2008

Addio ad Albert Hofmann

 ADDIO AD ALBERT HOFMANN
Il "padre dell’Lsd", Albert Hofmann, è morto questa notte all’età di 102 anni, nella sua casa del Rittimatte presso il villaggio di Burg nel Leimental, in Svizzera.
 
Photo from Hofmann.org
 
"All'inizio vi è la mera percezione di un oggetto, senza che questo susciti il nostro benchè minimo interesse. Il secondo grado consiste nel fatto che l'oggetto richiama su di sé la nostra attenzione. Al terzo livello l'oggetto viene analizzato più attentamente e indagato. In questa fase incominciano il pensiero scientifico e l'analisi scientifica. E' a questo stadio che di solito il vedere si ferma nella quotidianità. Si raggiunge il grado più alto del vedere, ossia il grado più alto della relazione con un oggetto e più in generale con il mondo esterno, se viene superato in modo cosciente il confine tra soggetto e oggetto, tra osservante e osservato, tra me e il mondo esterno. A questo livello l'Io è divenuto un tutt'uno con il mondo e con il suo sfondo spirituale. Questa è la condizione dell'amore."  Albert Hofmann
 
 “ Ci sono esperienze di cui la maggior parte delle persone evita di parlare perché non si conformano alla realtà quotidiana e sfidano ogni spiegazione razionale. Non sono eventi esterni particolari, bensì accadimenti delle nostre vite interiori, che vengono generalmente respinti come creazioni della fantasia ed esclusi dalla memoria. L’immagine familiare del nostro mondo subisce d’improvviso una trasformazione insolita, stupefacente o allarmante; la realtà ci appare in una nuova luce, assume un significato particolare. Esperienze del genere possono essere leggere e fugaci come un soffio d’aria, oppure fissarsi profondamente nelle nostre coscienze.
Ho sempre vivo il ricordo di un episodio che vissi durante l’infanzia. Avvenne un mattino di maggio; ho dimenticato l’anno, ma posso indicare ancora il luogo esatto lungo il sentiero di una foresta a Martinsberg sopra Baden (Svizzera). Passeggiavo in quei boschi che si stavano rivestendo di un nuovo e scintillante manto verde. Illuminato dal sole mattutino, l’ambiente era saturo del canto degli uccelli; d’improvviso, tutto apparve in una luce insolitamente splendente. Forse per disattenzione mi era sempre sfuggito il reale aspetto della foresta primaverile che andavo di colpo scoprendo solo adesso? Essa risaltava nello splendore di una bellezza primigenia, che toccava il cuore, gli parlava, come se avesse voluto abbracciarmi nella sua maestà. Mi sentii pervaso da una indescrivibile ed esultante sensazione di appartenenza e di pace interiore. Non ho idea quanto a lungo rimasi rapito in quel luogo, ma ricordo il turbamento che provai non appena quello splendore lentamente svanì e di nuovo mi incamminai sul sentiero. Come poteva una visione così chiara e convincente, percepita in modo così diretto e profondo, non essersi soffermata più a lungo? E come avrei potuto comunicarla, incitato a farlo dalla mia gioia irrefrenabile, dal momento che sapevo non esistevano parole per descrivere ciò che avevo visto? Mi sembrava strano che un bambino come me avesse conosciuto una cosa tanto meravigliosa, qualcosa di cui gli adulti ovviamente non si accorgevano, visto che non me ne avevano mai parlato. O era uno dei loro segreti?
Nell’infanzia ho vissuto altri momenti come questo, durante le mie escursioni attraverso le foreste e i prati. Furono queste esperienze a modellare i principali lineamenti della mia visione del mondo ed a convincermi dell’esistenza di una realtà vitale e impenetrabile allo sguardo quotidiano. Spesso mi domandavo se sarei mai stato capace, da adulto, di comunicare questa conoscenza, se avrei mai avuto la possibilità di rappresentare le mie visioni scrivendo poesie o dipingendo. Ma sapevo di non avere nessuna inclinazione per queste due forme artistiche; tanto valeva custodire quelle esperienze nel segreto della mia coscienza. Molto più tardi, in età adulta, venne inaspettatamente, anche se non proprio a caso, a stabilirsi un nesso tra la mia professione e le avventure visionarie dell’infanzia. Motivato dal desiderio di indagare la struttura e il fondamento della materia, decisi di dedicarmi alla ricerca chimica.
La mia curiosità infantile per il mondo vegetale mi sollecitò a specializzarmi nello studio dei costituenti delle piante medicinali. Nel corso della mia carriera incontrai le sostanze psicoattive con effetto allucinogeno, che date certe condizioni possono provocare stati visionari simili alle esperienze spontanee appena descritte. Una di queste sostanze, la più importante, è l’Lsd. Gli allucinogeni, composti psicoattivi di notevole interesse scientifico, hanno ricevuto accoglienza nella ricerca medica, in biologia e in psichiatria. Successivamente - in particolare modo l’Lsd - hanno anche avuto un’ampia diffusione all’interno del mondo delle droghe. Studiando la produzione letteraria attinente alle mie ricerche venni a conoscenza del valore universale dell’esperienza visionaria. Essa occupa un posto rilevante nel misticismo e nella storia delle religioni, ma anche nel processo creativo artistico, letterario e scientifico. Indagini recenti hanno mostrato che anche le persone comuni possono avere, nella loro vita quotidiana, simili esperienze, sebbene la maggior parte non riesca a riconoscerne il significato e il valore.
Le visioni che ebbi da bambino non sono evidentemente così infrequenti. Assistiamo in questi anni a una ricerca diffusa di conoscenza mistica e di spazi visionari per accedere ai livelli più profondi e più vasti della realtà preclusi alla nostra coscienza razionale. Molti sono i tentativi per riuscire a superare la visione materialistica del mondo; oltre ai seguaci delle dottrine religiose orientali ci sono psichiatri che ricorrono come via terapeutica privilegiata a questo tipo olistico di esperienza. Condivido l’opinione di molti contemporanei secondo cui la crisi di valore che pervade tutti i settori della società industriale occidentale può essere ostacolata solo da un cambiamento nella nostra immagine del mondo. Dovremmo compiere la transizione dall’idea dualistica dominante, che separa l’uomo dal suo ambiente, verso la nuova consapevolezza di una realtà onnicomprensiva che includa anche il soggetto conoscente, affinché l’uomo si senta unito con la natura vivente ed il creato intero. Tutto ciò che può agevolare questo fondamentale mutamento nella nostra percezione del mondo deve perciò meritare una sincera attenzione: le molteplici tecniche della meditazione, in primo luogo, laica o religiosa, che aiutano ad approfondire la consapevolezza della realtà in virtù di una totale esperienza mistica.
Un’altra importante via per il raggiungimento dello stesso obiettivo, benché tuttora contestata, è l’uso delle proprietà modificatrici di coscienza degli allucinogeni. In questo contesto l’Lsd può rivelarsi di estremo beneficio nei trattamenti psicoterapeutici, aiutando il paziente a riconoscere le proprie difficoltà nel loro vero significato. L’induzione programmata di esperienze visionarie, tramite Lsd e altre sostanze allucinogene, comporta alcuni rischi che non debbono essere sottovalutati; è la coscienza, la parte più profonda del nostro essere, il luogo dell’azione di queste sostanze. La storia dell’Lsd dimostra ampiamente quali conseguenze catastrofiche possono derivare da una cattiva valutazione del suo effetto profondo, soprattutto se considerato una droga di svago.
Un’esperienza con Lsd richiede una preparazione particolare, sia della persona che sperimenta, sia dell’ambiente che la circonda; solo in questo modo è possibile ricevere tutta la ricchezza di significato che questa comporta. L’uso inappropriato ed equivoco ha costretto l’Lsd a divenire il mio bambino difficile. In questo libro vorrei offrire un quadro comprensivo dell’Lsd, della sua origine, dei suoi effetti e pericoli, per avvertire dell’abuso crescente di questo farmaco straordinario. Spero in tal modo di porne in evidenza i possibili impieghi, compatibili con la sua azione caratteristica. Credo che se le persone imparassero a usare in modo più saggio le sue peculiari proprietà visionarie, in un contesto terapeutico e con l’ausilio della meditazione, questo bambino difficile potrebbe divenire, nel futuro, un bambino prodigio.”
Albert Hofmann
Da : “LSD: il mio bambino difficile. Riflessione su droghe sacre, misticismo e scienza,  Milano, Urra/Apogeo,  2005
La mia visione del mondo sgorga da due sorgenti. La prima è da rintracciare nell’infanzia; essa ha a che vedere con la percezione infantile della natura, paragonabile alla visione mistica. Quand’ero bambino e nella tarda fanciullezza ho vissuto taluni siffatti episodi di gioia intensa: quando un prato in fiore o un luogo soleggiato dentro il bosco d’improvviso risplendevano in una chiara insolita luce di avvolgente bellezza, che colmava l’animo di felicità indescrivibile… La seconda fonte della mia visione del mondo risiede nelle conoscenze acquisite in virtù della mia attività professionale di ricercatore chimico e dello studio di opere di carattere scientifico e filosofico. Il cristianesimo, i grandi filosofi, poeti e scrittori rimarchevoli hanno parimenti contribuito alla sua formazione. Albert Hofmann, da Elogio del puro contemplare, Milano, Urra/Apogeo, 1997, pp.13-14.
 
Albert Hofmann con il filosofo tedesco Ernst Jünger (1970)
«Le incrinature non sono solamente punti di esplorazione, ma anche di distruzione. Paragonati agli effetti delle radiazioni, quelli delle sostanze magiche sono più genuini e molto meno violenti. Ci conducono in maniera esemplare oltre l'uomo.
In un certo senso Gurdjieff lo ha già intuito. Il vino ha già cambiato molto, ha portato con sé nuove divinità e una nuova umanità. Ma rispetto alle nuove sostanze è come la fisica classica rispetto alla fisica moderna. Queste cose dovrebbero essere sperimentate solo in ambienti circoscritti. Non sono d'accordo con le idee di Huxley, secondo cui le masse dovrebbero avere l'opportunità di conoscere la dimensione trascendentale
» Da una lettera di Jünger ad Albert Hofmann, in Albert Hofmann, LSD: i miei incontri con Huxley, Leary, Jünger, Vogt, Stampa Alternativa, Roma 1992.
 
Libri di Albert Hofmann in italiano
 Percezioni di realtà, Roma, Stampa Alternativa, 1993.
Viaggi acidi, Roma, Stampa Alternativa, 1992 (2°.ed. 1995).
LSD: I miei incontri con Huxley, Leary, Junger, Voigt,  Roma, Stampa Alternativa,1992 (2°.ed. 1995).
I misteri di Eleusi,  Roma, Stampa Alternativa, 1993 (2°.ed 1995).
LSD: Il mio bambino difficle. Milano, riflessione su droghe sacre, misticismo e scienza, Milano, Urra/Apogeo, 1995  ( 2° ed. 2005).
Alla scoperta dei Misteri Eleusini ( con R. Gordon Wasson e Carl A.P.Ruck), Milano, Urra/Apogeo, 1996.
Elogio del puro contemplare, Milano, Urra/Apogeo, 1997.
Still life, 1981 by Sophie Grandval
© Sophie Grandval, Bridgeman Art Library / Private Collection
 
postato da giannidemartino alle ore 21:40 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: riflessioni, vita, libri attualitĂ 


sabato, aprile 26, 2008

Il corpo del santo

SAN PIO, OSTENSIONE IN DIRETTA TV

FOTO

Il corpo del santo è nella cripta dove ha riposato per quarant’anni, soltanto due metri più in alto, circondato da rose.

La maschera di silicone è verosimile e il frate è vestito con un saio tessuto dalle suore clarisse di san Giovanni e con gli accessori (mezzi guanti e calze) che il frate di Pietralcina  non aveva ancora utilizzato prima di morire.

 

Anche oggi, nel terzo giorno dell’ostensione, centinaia di fedeli sono in fila dall’alba per vedere la salma del santo, il cui video, visibile su Youtube, solo venti minuti dopo l’ostensione pare sia  stato cliccato per 42mila volte in giro per il mondo. Tra i presenti alla cerimonia eucaristica celebrata tre giorni fa dal cardinale José Saraiva Martins e ripresa da numerose televisioni c´era anche  Nichi Vendola, governatore della Puglia. “Io sono il presidente di questa regione - ha detto emozionato  - e in un giorno come questo non posso che essere con il mio popolo, non posso che essere a San Giovanni Rotondo per un evento che ha uno straordinario fascino e un richiamo mondiale” (guarda il video).

Presumibilmente, in quanto poeta, oltre che politico, Nichi Vendola è sensibile al sacro ( per esempio, rivolgendosi ai suoi compagni arcobaleno allo sbando, privi del loro vecchio simbolo , la falce e il martello, ed esauriti dal flusso elettorale, li invita spesso a "prendersi per la mano" e ad "attraversare il deserto" : metafora biblica, poeticamente potente, ma politicamente inefficace ).

D'altra parte, il "moralmente superiore" Michele Serra, crede di sapere, come ha scritto per "la Repubblica" di qualche giorno fa, "che in parecchi considerano suggestivo e vibrante questo sprofondare in massa nelle viscere arcaiche, pre-razionali e pre-moderne del nostro paese". E confessa che questo "sprofondare in massa", a lui mette invece  "più modestamente una tristezza sconfinata". Facendo quindi l'occhiolino ai credenti "razionali", in nome del Progresso ci confida il suo parere e il suo pensiero:

" Mi pare il segno di una irrimediabile arretratezza culturale e di conseguenza sociale, tra l’altro assai malsopportata anche da molti credenti. Penso alla fragilità intellettuale, alla ricattabilità umana e politica di tante persone credule e sottomesse. Penso, infine, che esista anche uno 'snobismo popolare': un arroccarsi ostinato, contro ogni evidenza, ogni conoscenza razionale, ogni progresso scientifico, nella propria identità, senza mai chiedersi se essa sia migliore o peggiore di quanto sarebbe possibile".

Alla fine dell'articolo, non potendone più di questo "sprofondare nel pre-moderno" del popolo intellettualmente fragile e bue, refrattario al Progresso e ovviamente sfruttato e ricattato da chissà quale oscuro potere, sbotta: " Per dirla brutalmente: potrà mai cambiare un paese che venera un cadavere?"

Perché è importante venerare le reliquie di un santo?

E’ fin dall’inizio che la comunità cristiana fa oggetto di devoto ossequio il corpo dei santi, ma la Chiesa non obbliga nessuno a venerarne le reliquie.

La vista di un cadavere – osservava Georges Bataille – è insostenibile come la vista del sole: non lo si può guardare a lungo. Tuttavia questo resto “ingombrante” esiste, è quel che resta del corpo umano avviato alla putrefazione, a un avvenire non proprio brillante di scheletro e polvere… A chi – sulla base di un’etica astratta, condizionata da proibizioni e divieti - giudica piuttosto macabra questa venerazione, o addirittura “antievangelica” , occorre ricordare che questa venerazione non è un ritorno al Medioevo o all’ “idolatria feticista”, come ha detto qualcuno (Claudio Magris sul Corriere della Sera );  e non è neanche un culto spurio,  o il frutto di deviazioni: era ben presente fin dall’inizio nella primitiva comunità cristiana, che venerava le reliquie degli apostoli e dei martiri.

Più in generale, la fede cattolica ha acquisito dai Greci una cultura visiva, apollinea, con complementari tratti dionisiaci presenti specialmente della Chiesa-popolo del Sud.  Come sosteneva non a caso nel suo La luce e il mezzo Marshall McLuhan, lo studioso dei mass media convertito al cattolicesimo – la fede cattolica ha caratteristiche di concretezza e di “carnalità”, intese come rispetto del tenero corpo umano, amore per la vita e il piacere sensuale, al punto che il gioco e la filosofia, la poesia e la musica, l’allegria e l’amicizia, l’arte sacra e lo stesso rito eucaristico della messa possono apparire affini alla radio , alla televisione e, più in generale, alla modernità tecnologica. In altre parole, nella società ormai mondiale delle immagini e delle evanescenze, oltre allo "spettacolo", anche la fede passa attraverso Internet e la  Tv .

Potrà sembrare una stranezza, ma è solo una specie di rovesciamento della prospettiva sociologica tradizionale (quella sostenuta da Max Weber). “ Il profeta della modernità tecnologica – spiega Dario Fertilio ( Il villaggio celeste oltre la tv: l’ultima ipotesi di McLuhan' , “Corriere della Sera”, 11 febbraio 2003 ) - ripudiava l’etica capitalista protestante, astratta, basata sulle idee e sui concetti più che sulle emozioni sensuali, condizionata dalle proibizioni e dai divieti. E invece esaltava la modernità del cattolicesimo, in cui gli sembrava di ritrovare il paradigma perfetto della sua scoperta più importante: ‘il mezzo è il messaggio’. E la spiegava così: gli uomini non possono cogliere il ‘messaggio’ se lo separano dalle sue manifestazioni concrete, a cominciare dai dogmi, dai riti, dalla capacità tutta cattolica di amare le cose concrete e le immagini. ‘La fede è un tipo di percezione, un senso come la vista, l’udito o il tatto ed è tanto reale e concreta quanto i sensi’ “. Il corpo ( medium) resta  il mediatore indispensabile dello spirito (messaggio).

A parte il lascito di Marshall McLuhan e il senso di quel "messaggio" che a un quarto di secolo dalla scomparsa oggi può forse finalmente essere compreso sino in fondo, per il cristianesimo, anche il cadavere - “l’umile resto di terra”, come lo chiamava Freud - ha una dignità, una terribilità e una bellezza che vanno oltre la morte, nella speranza della Resurrezione dei corpi mortali e dell’intera creazione in Cristo Gesù, il Crocifisso-Risorto.

Attraverso il suo amore ( e cos'è l'amore se non una follìa divina? ), non siamo liberi  solo per la morte ( com'è ovvio e come voleva Heidegger), ma siamo stati resi liberi per un reale più largo e per l'aldilà della morte. Naturalmente  nel punto intenso e feroce in cui la vita va al di là, c'è molta angoscia, e anche l'uomo più intelligente è come uno scemo davanti alla morte. In ogni caso,  se il Figlio di Dio  è risorto con un corpo, significa che - nonostante tutto - non si sta poi così male in una pelle umana. A patto di non ridursi a un mucchietto di spazzatura piagnucolante ( come appariamo tutti, o quasi tutti, alla fine) e di non perdere mai la speranza, tenace, come le erbacce dei campi di sterminio e dei numerosi cimiteri - letteralmente quegli interminati "dormitori" che cattolicamente chiamiamo camposanti, campo dei santi.

Attraverso l’ostensione in diretta mondiale, del corpo mortale del frate di Pietralcina,  il cattolicesimo ricorda, ancora una volta, visivamente, che anima e corpo costituiscono uno stesso mistero, e che “carne” e “spirito” non sono in opposizione radicale – come accade invece nel manicheo disprezzo del corpo umano, che conduce o all’ipocrisia puritana tipica dell’astratta etica capitalistica oppure al libertinismo post-moderno, ideologico e gnostico, se non New age, riduttivo, privo di concretezza e incapace di venerazione, di meraviglia e di speranza di fronte alla bellezza, al mistero e alla terribilità della vita. 

 “I santi – come peraltro precisa cardinale José Saraiva Martins , prefetto della Congregazione delle cause dei santi - sono stati uomini come noi, che hanno seguito Gesù nella via della perfezione quotidiana. Sono stati, come ognuno di noi è chiamato ad essere, templi dello spirito santo, docili all’azione della grazia di Dio. Il cristianesimo, fondato sull’avvenimento dell’incarnazione, morte e resurrezione del Figlio di Dio su questa terra, accaduto in un preciso momento della storia dell’umanità, ha sempre avuto molta attenzione e rispetto per i corpi. Anche le membra mortali dei santi sono state pervase dalla grazia. Per questo noi veneriamo le reliquie dei santi”.


 Un momento dell'esumazione di san Pio, nel monastero di santa Maria delle Grazie a san Giovanni Rotondo

 

LETTURE CONSIGLIATE:

- Morte e trasformazione dei corpi. Interventi di tanatometamòrfosi, a cura di Francesco Remotti, Bruno Mondadori, 2006;
- Sergio Luzzatto, Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento, Einaudi, 2007;
- Saverio Gaeta e Andrea Tornielli , Padre Pio, L'ultimo sospetto, La verità sul frate delle stimmate, Editore Piemme, 2008.

 

postato da giannidemartino alle ore 11:59 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: riflessioni, vita, libri attualitĂ 


lunedì, aprile 21, 2008

Libri / Hotel Oasis

LIBRI
HOTEL OASIS
Chez les éditions Biliki vient de sortir la traduction française de "Hôtel Oasis"
Ecrit par Gianni De Martino - Traduit de l'italien par Christian Pirlet
Roman précédé de Écrire l'amour d'homme à homme d'Alberto Moravia.
 
Publié en 1988 en Italie, Hôtel Oasis raconte ce qu’au cinéma, on appellerait un flash back, autrement dit un souvenir. Le souvenir d’un lieu, Kebira, et d’un garçon, Aliwa. Et il raconte aussi «la tentative d’enracinement dans une société différente à travers l’étude du langage érotique et du comportement sexuel de la civilisation arabo-musulmane».
 
Traduction de l'italien : Christian Pirlet
Editions Biliki
CM International asbl
44 Rue des Palais, bt 70
1030 Bruxelles
www.biliki.com
.
È imbarazzante, per me  - dopo tanti anni - reimmergersi nell'universo testuale del vecchio Hotel Oasis...
 
Non so perchè oggi abbiano voluto tradurlo in francese. Forse perché - come aveva già notato a suo tempo la buonanima di Pier Vittorio Tondelli, che nel 1988 lo scelse per la sua collana mondadoriana "Mouse to mouse"  - oltre al punto di vista etnologico e alla "continua volontà di mettersi in discussione", c'era "un'impalcatura ideologica e teorica talmente precisa che si riferiva ai francesi, a Foucault o a Genet e a Duvert, rappresentanti di una certa cultura europea che andava in Nordafrica..."
In ogni caso, non è facile - a sessant'anni suonati, quando invece di giocare con la lingua, combattere con le parole, e lasciare macchie in giro, dovrei allenarmi a scomparire - rifare il viaggio attraverso la gioventù, muoversi fra i dolori e le gioie di quegli anni...
 Il marchio della collana disegnato da Luis Frangella
La ricerca di una fraternità perduta e l’atmosfera cosmopolita, desiderante e gioiosa di quel breve decennio fiorito  tra il 1966 e il 1977, è molto ben rappresentata, mi pare, oltre che dagli hippies e dagli amici del Living Theatre - conosciuti a Essaouira nel 1975, prima che il gruppo si dividesse - dall’arte di Béjart e la sua vastissima produzione in cui spiccano l’erotismo cosmogonico ed estremo del Sacre du Printemps e del Bolero, tappe fondamentali di uno dei coreografi più popolari del Novecento *.
Ecco – dico a me stesso - intere giovani vite di energia fluire in pochi istanti - un attimo prima dell’avvento degli stupidi anni Ottanta e dell’Aids, che avvelenava i  piaceri dell’amore e si portava via, uno a uno, amici, compagni e conoscenti… Se riguardo l’agenda di quegli anni la trovo piena di croci, ho un taccuino che somiglia a un cimitero. E però anche non pochi bei ricordi. Era quando eravamo tutti belli come Jorge Donn, fieri e dritti come lance. E, pieni di fiducia, di entusiasmo, pensavamo – tra molta arroganza e sacchi a pelo – di essere la prima generazione civilizzata del pianeta; e che le utopie si realizzassero, prendendo per  realtà le scintille dei nostri desideri e credendo di poter superare per magia i limiti delle regole, le barriere delle razze, delle classi, dei linguaggi, insomma i muri della follia della normalità e le fortezze di Babele **
 
*  " Béjart ha celebrato, attraverso la danza, lo sconfinamento della percezione mediale e la liberazione da stili di vita omologanti imposti dalle maggioranze costituite. È stato il perseguimento di un sovraccarico percettivo, esperibile attraverso un modo di vivere più intenso, ma sussunto nella concretezza del corpo, ad animare la ribellione giovanile degli anni Sessanta e Settanta, promossa da una generazione nata immersa nella cultura televisiva, la cui coscienza sociale era in parte una coscienza mediata ( Cfr. Joshua Meyrowitz, No Sense of Place. The Impact of Electronic Media Behavior, 1985,   trad. it. di Nadia Gabi,  Oltre il senso del luogo, Baskerville, Bologna, 1995, p. 217). 
 
**  "La beat generation, attraversata da rimbalzi  tattili, sensibilizzata da carezze elettroniche, scossa da 'fremiti fermi'” ( Cfr. Gabriele Frasca, La scimmia di Dio, Costa & Nolan, Genova,  p. 161 ). "Reinterpretando in chiave pacifista Roméo et Juliette, del 1966, o offrendo una versione ispirata all’ideologia guevarista dell’ Oiseau de feu, del 1970, i protagonisti béjartiani, rapiti dalle emozioni, in un gioco di tensioni e sospensioni, costituivano i doppi danzanti dei rivoluzionari sessantottini e riflettevano il desiderio di libertà di corpi che, ricondotti al centro della propria esperienza, non tolleravano più gli irrigidimenti provocati dalle consuetudini convenzionali. I ballerini si allontanavano dall’apollinea classicità per spingersi sul terreno dell’estasi dionisiaca, mentre abbandonavano gli spazi teatrali e trovavano collocazione nelle piazze, nei tendoni da circo, negli stadi, riconoscendo il territorio su cui esercitare la propria fascinazione e trasformando fenomeni artistici aristocratici in coinvolgenti spettacoli di massa ( Da: Maurice Béjart: pensiero e carne nell‘arte di Linda De Feo > http://quadernisf.altervista.org/numero12/02bussole/q12_linda_bejart_01.htm ).
 
 
 
.
QUARANT'ANNI DOPO ( occorre molto tempo per diventare giovani...). Da destra: Matteo Guarnaccia, Italo Bertolasi, il prof Claudio Visentin, Gianni De Martino, Oliviero Toscani ( e alla fine, tutti lasciamo una macchia...)
.
                                                                              On the Road again...
.
Quando eravamo capelloni. Nuovo libro in preparazione
In copertina: “ Sulle scale di Trinità dei Monti, Roma 1966” ( foto di Vittorio Pescatori)
postato da giannidemartino alle ore 19:27 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: riflessioni, vita, libri attualitĂ 


domenica, aprile 20, 2008

Chiacchiere, distintivi e mutande arcobaleno

CHIACCHIERE, DISTINTIVO E MUTANDE  ARCOBALENO
di Valter Binaghi
 
  Non ho votato, per la prima volta in trent’anni, e dunque proprio non spetterebbe a me commentare il risultato elettorale, e infatti mi ero ripromesso di non farlo, ma una cosa la dico. Ho fatto un giro sui blog che dettano la linea in rete (non li nomino, tanto ci scrive più o meno la stessa gente) ed è tutto un piagnisteo per il mancato ingresso della Sinistra Arcobaleno in Parlamento.
I toni sono quelli della cattività babilonese: alti lai, accuse al popolo bue, e ridicoli richiami all’antifascismo militante. Per la debauche di una sinistra che si è ridotta a chiacchiere e distintivo di una manciata di scribi (per lo più ultrapotenti nell’editoria e in rete, ma che si piangono emarginati), animatori di grandi battaglie civili come i matrimoni omosessuali, l’altolà agli inceneritori e alle grandi opere, canna libera in libero Stato, l’ateismo come unica professione di fede intellettualmente corretta, giustamente snobbati dal popolino che invece vuole valori praticabili, lavoro e sicurezza.
A nessuno viene in mente che quando una forza politica si è ridotta al lumicino è perchè ha perso i contatti con il sentire comune e non rappresenta più nessuno. Con quel misto di superbia intellettuale e di stolida servitù all’ideologia, preferiscono denigrare il popolo votante, reo di avergli voltato le spalle.
Bene, non sarò certo io a rallegrarmi di altri cinque anni di governo Berlusconi (un gaglioffo), la cui unica opposizione credibile è rappresentata dai furbetti del quartierino, ma almeno la disfatta delle mutande arcobaleno è da celebrare. Con tutto che là dentro ho molti amici (ex, probabilmente, dopo questo sfogo), ai quali dico da tempo: cari miei, quando i tempi si fanno oscuri, la gente semplice che ha figli da crescere non capisce più il nichilismo gaio della rivoluzione permanente. Urge convertirsi al dato di realtà, imparare a parlare a lavoratori e famiglie, o tornare a giocare con le figurine dei surrealisti e lasciar fare agli adulti.
 
Glossa ( di G.d.M.) . “ Urge convertirsi al dato di realtà, imparare a parlare a lavoratori e famiglie, o tornare a giocare con le figurine dei surrealisti e lasciar fare agli adulti.”
Infatti, come scrive egregiamente Giampaolo Rossi : “ Utopia ci distanzia dall’altro, ci infila dentro un simbolico non appartenere a questo mondo. Irrealtà allo stato puro, Utopia libera l’irrazionalità e nega la politica, la proietta fuori dalla storia, fuori dai confini della consuetudine, delle istituzioni. (…). Quando la dimensione letteraria si fa evocazione politica naufraga inevitabilmente, perché il "luogo che non c'è" può essere abitato solo "dall'uomo che non c'è". Utopia diventa quindi un progetto drammaticamente anti-umano. Non a caso il '900 è stato il tempo delle utopie realizzate nelle ideologie che hanno reso macabra la storia dell’Occidente. Chi oggi fa lezioni di politica, spiegando la necessità del dialogo e del recupero di una dimensione razionale non dovrebbe richiamarsi a Utopia.” ( via Martin Venator ,  su > http://blogdellanarca.blogspot.com/2008/02/debellare-utopia-dalla-nuova-politica.html )
---
 
UN LIBRO DA LEGGERE. Dopo il precedente I tre giorni all´inferno di Enrico Bonetti cronista padano (Sironi, 2006), esce in questi giorni in libreria Devoti a Babele, il nuovo romanzo di Valter Binaghi. Definito da Giampaolo Serino “ un crudele e spietato ritratto di una generazione” (La Repubblica Milano, 6 aprile 2008 ), è pubblicato da Perdisa editore ed è lo scritto più testimoniale che  allegorico di uno dei pochi narratori veri. Da non perdere.
postato da giannidemartino alle ore 14:33 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: riflessioni, vita, libri attualitĂ 


giovedì, aprile 17, 2008

Intervista con Vladimir Bukovskij

INTERVISTA CON VLADIMIR BUKOVSKIJ
 
LA MENTALITA’ COMUNISTA
 
"i responsabili degli orrori di Auschwitz e Kolyma non erano marziani, e molti di loro erano convinti di agire per il bene dell’intero genere umano"
 
Articolo di Gianni De Martino apparso con il titolo "L'inferno del gulag non si dimentica" nel “Quotidiano di Lecce”, 18 giugno 1994.
 
 Milano. E' cominciato sabato il viaggio in Italia dello scrittore e politologo russo Vladimir Bukovskij, il mitico dissidente "scambiato" nel 1977 con il comunista Luis Corvalan da Breznev, autore con Semen Gluzman della celebre Guida psichiatrica per dissidenti ( uscita da noi nel 1979, per l'Erba Voglio di Elvio Fachinelli) e di Il vento va, poi ritorna ( Feltrinelli, 1978), libri emblematici della dissidenza russa al regime comunista negli anni Settanta e dello smisurato arbitrio dei lager sovietici.
 
Arrestato nel 1963 e detenuto per circa un anno in una psikhushka ( l’ospedale psichiatrico istituito dal governo per i dissidenti) per aver organizzato incontri di poesia nel centro di Mosca presso il monumento a Vladimir Majakovskij, nel gennaio 1967 fu di nuovo arrestato per aver organizzato dimostrazioni in difesa di Aleksandr Ginzburg, Jurij Galanskov ed altri dissidenti.
                                    
Dopo il quarto arresto  nella primavera del '71,  sommariamente processato, fu condannato a sette anni di prigione e di lavori forzati, con l'accusa di aver pubblicato all'estero un libro che dava notizie sui dissidenti intitolato Una nuova malattia mentale in Urss: l'opposizione. Per la prima volta nella storia dell'Urss si formava un movimento di dissenso unificato, capace di far giungere la propria voce in Occidente. Nella circostanza del processo, insorgendo contro l'opprimente piattezza delle "verità" ufficiali, Bukovskij disse ai suoi giudici:" La nostra società è malata di paura, sopravvivenza dell'era staliniana. Ma il processo di guarigione spirituale è già cominciato e non può essere interrotto."
 
Espulso dall'Unione Sovietica come "pazzo criminale e agente della sovversione", nel 1991 fece il suo primo viaggio in Russia su invito ufficiale di Boris Eltsin. Attualmente vive in Inghilterra, da dove - ancora sardonico e irriducibilmente contro - dice di osservare con "ironia intollerabile" l'Europa fra America e Russia. Lo incontriamo a Milano per l'uscita del recente libro Il convoglio d'oro ( edito da Spirali/Vel), un romanzo ironico sulla Russia di oggi, scritto a dieci mani, con altri quattro intellettuali russi: Igor Gerascenko, Michael Ledin, Irina Ratusinskaja e Viktor Suvorov.
 
- Professor Bukovskij, in questi giorni c'è un altro convoglio d'oro: i due vagoni speciali su cui viaggia, lungo il percorso della Transiberiana, Aleksandr Solgenitsin. Il suo ritorno sulle rive della Moscova è stato paragonato da qualcuno al primo atto dell' "Ispettore" o "Revisore" di Gogol. Perché tanto nervosismo all'apparire di quell'uomo dalla barba al vento? Chi ha paura di Aleksandr Isaevic ?
 
 " I truffatori, tutte le autorità, cioè tutti coloro che hanno rapinato la liberazione e si sono proclamati democratici dicendo di non avere niente a che fare con il passato, di essere puliti. I comunisti travestiti da democratici hanno la coscienza sporca e i gruppi di potere della Russia di oggi non sopportano gente pulita, preferiscono i Zhirinovski e i Rutskoi, che sono stati allevati dal vecchio sistema."
 
- E di Bukovskij, chi ha paura ?
 
 " Solo adesso Solgenitsyn è arrivato a questa conclusione. Il mio è un caso differente, perché sono stato in Russia nel '91, c'era ancora il regime comunista e non era ancora iniziato il confronto che c'è oggi. Si figuri che avevo il visto solo per cinque giorni e fu un vero miracolo averlo potuto avere. Ero ancora nella lista nera del KGB."