Gianni De Martino

Sulla scrittura, la letteratura e l'inumano
mercoledรฌ, novembre 18, 2009

Il debutto di Lady Ahmadinejad

CIRCUS ISLAMICUS
IL DEBUTTO DI LADY AHMADINEDJAD
Il sito de quotidiano turco Hurriyet aveva tempo fa pubblicata una rara e spettrale immagine della first lady della Repubblica islamica dell’Iran.
ฤฐลŸte ฤฐran'ฤฑn first lady'si
Della moglie di Mahmoud Ahmadinejad, simile a una specie di polipo nero, non si conosceva il nome. Si sapeva solo che era un’assistente tecnica, che aveva rinunciato al lavoro per il suo cocco e si era chiusa in casa dove trascorreva quasi tutto il suo tempo badando a prendersi cura dei suoi tre bambini, a cucinare bei pranzetti e a farsi bella solo per Mahmoud - occupato a tempo pieno a costruire la Bomba, a preparare la strada al madhi e a reprimere nel sangue le manifestazioni dei suoi oppositori e quelle per la libertà e la democrazia.
 Quando Azam al-Sadat Farahi - questo il nome della Lady che con ben altra classe ha preso il posto di Soraya e Farah Diba - si è presentata l’altro ieri a Roma al «First ladies summit» dei Paesi non allineati, alla vigilia del vertice Fao sulla sicurezza alimentare, la sorpresa è stata mondiale.
 Azam al-Sadat Farahi (Ap)
La voilà ! Chador nero e fascinanti occhiali scuri fumé, rimanendo al suo posto, Azam al-Sadat Farahi ha preso la parola per scagliarsi contro "il capitalismo e la politica dell'occupazione", principali cause della povertà nel mondo. "Oggi abbiamo bisogno di un nuovo modello di consumo. Dobbiamo promuovere il modello di consumo basato sui bisogni così come lo spirito di collaborazione, beneficenza e generosità", ha dichiarato la signora Azam, azzannando, pardon, azzardando come esempio l’esperienza della Repubblica islamica dell’Iran dove, ha aggiunto, "l’ispirazione religiosa ha effettivamente aumentato la sicurezza alimentare della famiglia", presumibilmente tramite l’imposizione poliziesca del Ramadan obbligatorio.
 Invitata dalla moglie del raìs egiziano Husni Mubarak a parlare della Palestina, invece di ripetere la nota minaccia a Israele, che “dovrebbe sparire dalla carta geografica”, si è limitata a deplorare quello che ha definito "un chiaro esempio di insicurezza alimentare e medica" che è quello degli abitanti della Striscia di Gaza.
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In effetti, a Gaza sta diventando difficile costruire ancora Qassam da lanciare senza discernimento , nascondendosi dietro le donne e i bambini, sulla vicina popolazione civile di Israele. E le bambine hanno qualche difficoltà nel reperire materiale per costruire cinture esplosive per i loro soavi cuginetti. Invece di fabbricare missili sprecando tutti quei soldi - donati dall’America, dall’Ue, dai paesi arabi, dal Papa e persino dai boy scout – sarebbe  meglio mettere frutta, verdura e bistecche nei piatti degli abitanti di Gaza, ridotta da Hamas a un avamposto dell’Iran e del jihad. "Ci aspettiamo di vedere una fine immediata di questa enorme oppressione. Chiedo alla signora Mubarak di seguire questa questione e dare voce alle donne e ai bambini oppressi di Gaza in tutto il mondo", ha detto la signora Azam .
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 Nel concludere il suo discorso strappalacrime, dopo aver donato alle colleghe un libro intitolato «La sicurezza e l'etica nella famiglia iraniana»( sicurezza ed etica salvaguardate, tra l’altro, dalla lapidazione delle adultere e l’impiccagione dei gay, oltre che dalle ronde dei pii guardiani e delle guardiane della Virtù  islamica & repressione del Vizio, cioè la polizia religiosa ) Lady Ahmadinedjad ha spiegato che nel suo Paese è in atto un progetto che prevede un forte supporto nella diffusione dei diritti delle donne, i cui mariti devono garantire cibo, vestiti, compreso il chador, e la casa.
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E’ certo che grazie ad Azam al-Sadat Farahi, a cui il marito garantisce anche le guardie per limitarne i movimenti, i diritti delle donne, in Iran e nel mondo, conoscono un periodo di grande diffusione.


Sui siti iraniani in farsi, tra i numerosi commenti degli ammiratori scossi da tanta lungimiranza e bontà,   qualcuno ha scritto che tra le pieghe del nero chador spuntava un bel nasone. Un po’ congestionato per la prima esposizione al pubblico, ma aureolato di molta spiritualità.

P.S.
Intanto, in occasione dei festeggiamenti dei cinquant’anni della bambola Barbie, una Barbie internazionale con il burqa sarà messa all’asta insieme all’originale Fiat 500 «shock car» dedicata proprio alla bambola più famosa del mondo e ad altri oggetti pensati da Kartell, Cesare Paciotti e Assouline.
Barbie col burka
 
la Barbie con burqa , al momento esposta alla galleria... «Il Serraglio» insieme a 500 Bar­bie nere vestite con altrettanti capi unici realizza­ti da Eliana Lorena “secondo diverse tipologie e culture femminili”, sarà in  vendita all’asta benefica battuta da Sotheby’s per «Save the Children».
Per Eliana Lorena, realizzatrice della bella pensata, si tratta di «una provocazione innanzitutto per la donna occidentale che si dice libera ma poi proprio libera non è e infatti vende il suo corpo e la sua immagine».
È un’operazione « molto molto colta — spiega l’assessore alle politiche giovanili Rosa Maria Di Giorgi — perché realizzata secondo lo stile di Palazzo Vecchio, e gestita dal Museo dei Ragazzi di cui la Mattel è sponsor».
«Si tratta di una specie di viaggio nel tempo — continua l’assessore Di Giorgi — con Barbie che cerca idee innovative per la moda e le trova nella Firenze del Cinquecento ».
Insomma – purché le “diverse Culture femminili”,  la Moda e specialmente il Mercato non ne soffrano – un cinico omaggio all’oscurantismo e un bel ritorno al Medioevo prossimo venturo, “la ummah di domani”.
Barbie afghanaBarbie Afghana

 Donna Iraniana
 
Donne d’Iran. Il pudore per forza
 
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categoria: human rights


lunedรฌ, novembre 16, 2009

La virilitร  nell'islam

LA VIRILITA’ NELL’ISLAM 

 

Beati coloro che custodiscono i propri genitali, eccetto che con le loro spose e con le schiave che possiedono – e in questo non sono biasimevoli, mentre coloro che desiderano altro sono i trasgressori ” ( Corano, LXX, 29-31).
Perché scegliere l'islam piuttosto che il cristianesimo? «Per la sua virilità», risponde non senza provocazione lo psicanalista e antropologo franco-algerino Malek Chebel, autore, presso Perrin, di un saggio sul pensiero musulmano: L'islam et la raison. Nonostante “le grandi avanzate intellettuali e filosofiche” verificatesi in passato all’interno della civilizzazione islamica, i pensatori musulmani avrebbero troppo spesso la tendenza a situare “la ragione” nella barba, nel pene e nella spada.
I pensatori islamici distinguono radicalmente secondo il sesso maschile o femminile: dhakar e ountha, entità complementari ma ordinate secondo una gerarchia di valori stabilita dai teologi-giuristi.
Dhakar, che significa metaforicamente sia “la spada” sia “il membro virile” , designa il maschio. La parola dhakar deriva da dikr ( ricordo, rimemorazione), dal verbo dakara ( ricordare, rimembrare). E’ un termine in cui risuona, come nell’inglese man , l'idea di portatore di mentula e di memoria, e indica il maschio come creatura dotata di "deposito virile" (amana) comprendente pene, ragione e fede.
Ountha (così come anche mar'a, pl. nissa) indica invece la femmina, creatura dotata di meno ragione e fede, simile a un grasso pascolo, a un campo fertile e all'erba tenera. La donna, più debole e delicata dell’uomo, sarebbe dotata di un po’ meno di “ragione”, di “fede” e di “memoria”. Pertanto è all’uomo che spetta tenere alto lo stendardo di quel più di “ragione” confidatogli da Allah.
Tanto più che il membro virile è anche naf-su e ruhu, “anima e spirito” dell’uomo. In maniera variamente consapevole, si viene a creare una coincidenza fra pene e pensiero, mente e mentula, fallo e appello alla fede islamica.
Fu nell’orecchio ancora vergine del giovane Adamo che ALMUSAWWIR ( Colui che dà forma a tutte le cose ), indicandogli il suo membro virile appena creato, disse:
Ecco un prezioso deposito, te lo concedo in tutta confidenza. Usalo saggiamente. Se saprai controllarlo ti preserverà; se ne abusi ti perderà!
 L’arcangelo Gabriele, continua il teologo andaluso El Qorrobi ( m. 1272), si avvicinò e precisò al primo musulmano l’esortazione di Allah:
Questo pendaglio di carne sarà il calamo con il quale inscriverai la tua posterità nel libro dei secoli, la vanga con la quale lavorerai la terra e il ventre della madre dei tuoi figli. Fiaccola, ne trasmetterai il fuoco alle moltitudini che racchiudi in te; scimitarra, fenderai i ranghi dei nemici di Allah. Abbine cura come la pupilla dei tuoi occhi perché ti condurrà più lontano dello sguardo. Ma tieni ben ferme le redini di questo cavallo alato sennò si trasformerà in dito accusatore, in bruciante tizzone, in corda per impiccarti.” Così conclude una popolare tradizione maghrebina, ma Allah ne sa di più. 
Il maschio è forte e adora Allah, nel ricordo del " sacro deposito" ( amana ) costituito dal pene, dalla spada e dalla penna per tramandare il proprio nome e la memoria del messaggio del Profeta ( “sublime modello” in ogni suo detto e atto, compresa una virilità talmente gagliarda da permettergi, secondo gli hadith, “di fare il ‘giro’ “ delle sue nove o undici mogli “ in una mattinata”).
La femmina invece è debole, smemorata e in un certo senso assomiglia a Iblis, il Diavolo che è privo di pene. Anche l’uomo non sposato, il celibe (azab = "abbandonato”, “solo"), assomiglia al solitario Iblis.
A parte Satana il Lapidabile, privo di compagna, solo Allah, l'Unico, non va in coppia. Il Dio è infatti AS-SAMAD ( l'Assoluto, il Tutto Pieno, letteralmente il “non fissurato”). Egli, fuso in un sol blocco come l’ Essere di Parmenide, non è sessuato come lo sono gli uomini e le donne da lui creati al solo scopo di essere adorato.
Egli non è solo il Creatore (al-Khâliq ), ma IL CREATORE INCESSANTE ( AL-KHALLÂQ), in quanto nel creato non esisterebbero “cause seconde”, e senza la sua incessante azione di continua sorveglianza, controllo e salvaguardia i sette cieli e i mondi andrebbero tutti a rotoli. E si vedrebbero donne andare a lavorare in automobile e senza velo fuori casa e uomini che invece di fare il Ramadan vanno con le trans facendo traballare il Trono dell’Altissimo.
Chi osa turbare la coerenza simbolica dell’universo e dell’ordine sociale islamico ? La democrazia, la permissività sessuale, il liberalismo economico, l’avanzamento scientifico e tecnologico, vale a dire il Diavolo, naturalmente. Quell’invidioso di Satana si nasconde sotto la pelle dell’uomo e s’infila sotto i veli delle donne, passando dalla coscia al cuore, dall’orecchio all’occhio, dalla vergine alla verga mal guidata – alzandosi in volo un po’ per questa e un po’ per quello. Quindi, con logica geometrica, occorre che i servi di Allah, naturali guardiani della Virtù e repressori del Vizio, tengano separati gli spazi pubblici maschili e femminili. E spingano la donna, tutte le donne, a rivelarsi - altrimenti l’esposizione insostenibile ai genitali femminili occidentali potrebbe risolvere una condizione borderline in paranoia galoppante.
COLUI CHE CIRCONDA DA OGNI PARTE (AL-MUHÎT), CHE COSTRINGE AL SUO VOLERE (AL-JABBÂR), CHE DIMINUISCE E UMILIA (AL-KHÂFID ), oppure ELEVA ( AR-RAFÎ ) , si innalza al di sopra di tutti i mondi e di quel che le parole umane gli attribuiscono. E non è associabile ad alcunché. IL COSCIENTE DELLA SUA GRANDEZZA ( AL-MUTAKABBIR) è l'Altezzoso , il Sublime, l'Altero per eccellenza. Naturalmente il Sublime (AL-MUTA'ÂL) non è figlio di nessuno e non ha relazioni con le sue creature. Neanche con i suoi profeti, inviati o fattorini (rasul) , generalmente barbuti, ai quali egli ordina di ricevere e di recitare i suoi comandi e avvertimenti tramite l’arcangelo Gabriele e a rate  – nel corso di rapimenti estatici o stati di trance intermittenti, che possono anche durare venti o ventidue anni.
Insomma, IL SUPREMO DOMINATORE (AL-QAHHÂR = COLUI CHE PREVALE) è verticalità assoluta, pura trascendenza dai tratti astratti. A notarlo, fra gli altri filosofi ed analisti, è stato Hegel: “L’astrazione dominava i Maomettani; il loro scopo era di far prevalere il culto astratto, e vi hanno teso con il più grande entusiasmo. Questo entusiasmo era fanatismo, cioè entusiasmo per un’astrazione, per un’idea astratta, che ha un’attitudine negativa rispetto all’esistente ” (Friedrich Hegel, 1837).
La ricchezza corrosiva della vita, così come il “sacro” del politeismo e dell’esperienza umana, viene riassorbita nell’Uno. Ogni idealizzazione si trova così concentrata sull’esistenza dell’ UNICO e al di fuori dell’idea del Dio Unico non resta che un mondo provvisorio, certamente da accettare, ma privo di interesse e destinato alla distruzione. La pluralità dell’esistenza reale non è degna di curiosità, di analisi, di lavoro e di cura. Una volta assorbita la natura fisica, conta solo la cavalcata verso L’INDISTRUTTIBILE e il delizioso Giardino promesso agli uditori e ai fedeli, specialmente se fedeli ad oltranza.
I tratti astratti dell’Uno, talvolta sono violenti e oppressivi (AL-QÂHIR= IL DOMINATORE, L'OPPRIMENTE), talvolta clementi ( AR-RAHMÂN) e misericordiosi (AR-RAHÎM) come quelli di un buon tutore ( AL-WÂLÎ = il Protettore).
La vita di Dio non partecipa dell’anima e dell’essere dell’uomo, più « servo » che « figlio » e « amico », in un mondo che è solo l’ombra del Creatore – un mondo che al massimo è buono solo se serve per una cavalcata verso l’aldilà. L’islam è una credenza che si è costruita sull’affermazione coranica, finora rimasta impensata, secondo cui Dio ( MÂLIKU-L-MULK = il Padrone del Regno ) non è il padre.
« Sono certamente miscredenti quelli che dicono: "In verità Allah e il terzo di tre". Mentre non c’è dio all’infuori del Dio Unico! » (Sura 5:73). Nel cristianesimo il Dio Unico è un mistero intradivino di completa unione tra volontà, azione e amore : Dio Padre non è « il terzo di tre », ma il Dio Uno che ama e salva le creature, fatte a sua immagine, tramite Dio Figlio-Verbo-Immagine attraverso Dio Spirito Santo.

Secondo l’affermazione coranica, invece, il Dio ( Allah) è un padrone onnipotente ( AL-MUQTADIR), assolutamente separato dall’umano per via dell’abisso delle qualità. Al massimo, l’altro mondo si degna di venire in questo sotto forma di Sacro Libro, che quaggiù appare scritto una volta per tutte ( mektoub)  in « perfetta » lingua araba, mentre l’Archetipo o "Madre del Libro" ( um al kitab) è custodito in cielo su tavolette di smeraldo.
Può l’Onnipotente essere moderato? Sottomettendosi e alleandosi al PIU’ FORTE (AL-QAWIY) non si può che vincere. Non a caso numerosi nazisti adoravano l’islam. Nel 1943 Himmler scriveva di non vederlo di malocchio: “ Non ho nulla contro l'islam, perché questa religione s'incarica essa stessa d'istruire gli uomini, promettendo il cielo se si fanno uccidere sul campo di battaglia”. E così concludeva, affascinato da una religione molto pragmatica, in adorazione soldatesca di una specie di rais cosmico : ” In breve, è una religione molta pratica e seducente per un soldato”. In pratica, l’islam, portatore di un’antropologia “diversa”, non sfugge al contesto del dispotismo orientale e al deserto dove trovò la sua prima formazione storica e dove ha tendenza a ritornare. Specialmente presso i fautori post-moderni del ritorno all'islam aurorale dei tempi di Medina e dei compagni del profeta.
In confronto al cristianesimo - religione del “ SE VUOI, seguimi”, dell'incarnazione del Dio che si rivela al mondo come crocifisso-risorto, della teologia che osa contemplare la sconfitta, dell’affettuosa santissima Trinità, della novità dello spirito sulla lettera, della libertà, della compassione, della bellezza che traspare dalla verità di Cristo, di un reale più largo e delle chiese vuote - l’islam è una forma di teismo più “semplice” e più “maschile” - nella cui “virilità” il filosofo marxista Alain Soral ha detto recentemente di intravedere “ un grande potenziale rivoluzionario».
( “Grande potenziale rivoluzionario” ? Chissà perché la classe letterata europea – ieri innamorata di Che Guevara e delle “bandiere di Troskij al vento” e oggi così affascinata dall’islam - s’innamora sempre dell’uomo sbagliato, specialmente se promette “grandi” cose. "Una cosa che amo molto nell'Islam – scrive per esempio Pietro Citati - è la vastità del suo mondo, assai più esteso di quello ebraico e di quello cristiano. Il Corano parla di due creazioni, quella di Adamo nell'Eden e quella di un mondo stellare dove non esiste colpa, non esiste sesso, non esiste storia, esiste solo una beatitudine infinita. Per ebrei e cristiani il peccato e l'uscita dall'Eden significano l'ingresso nella storia. Il mondo astrale islamico non ha, invece, contatti con quello umano, anche se la tradizione vuole che Maometto vi sia asceso, in sella al suo meraviglioso cavallo, per portarvi la notizia dell'Islam”.
 La proposta islamica di ritornare a un ” mondo stellare dove non esiste colpa, non esiste sesso, non esiste storia” è un invito a ritornare al deserto dei sublimi guerrieri dell’astrazione – senza sesso, senza sensi di colpa e senza storia, in un “mondo stellare” ripulito da ogni forma esistente di vita concreta, specialmente se femminile e “impura”). 
Mentre la situazione della donna è oggi oggetto di dibattito nel mondo musulmano, quella della virilità, che la determina, resta impensata. Tuttavia, come ognuno lo intuisce, benché il Fallo dopotutto non sia un pene, la fallocrazia e le turbe del maschile non sono estranee ai malesseri identitari e alla guerra dell'islam fondamentalista contro i musulmani considerati "tiepidi" o "apostati", e contro chiunque si opponga alla propagazione del fanatismo virilista “nel nome dell’Uno” o del “più Grande”. 
Di fronte al profondo dérèglement del reale e delle forme simboliche che affiora negli estremismi, l'analisi conduce verso questioni rimaste impensate, come appunto il maschilismo nell’islam e il rifiuto, fin da piccoli, del mondo femminile, se non del mondo al femminile. Due psicoanalisti, Nadia Tazi e Fethi Benslama, affermano in un loro studio, La virilité en Islam, che questa riposa su un duro zoccolo teologico-politico indiscusso e non viene riconosciuta come tale e a maggior ragione neanche analizzata attraverso il suo linguaggio e i suoi riti, il suo immaginario e le sue regole, nelle sue incidenze con la politica, in pubblico così come nel privato.
Il fondamentalismo attinge all’idea dell’autorità immediata dell’uomo (rajoul) , portatore del “deposito fallico” ( amana), pilastro di un’ortossia a un tempo naturalistica e teologica. L’autorità immediata dell’uomo è scossa dall’ingresso delle donne nel mondo del lavoro e della politica, ma viene continuamente ribadita. Questa mescolanza di desiderio di potenza e di dominazione è una delle componenti del maschilismo ed è all'origine di molte forme, tragicamente attuali, d'incomprensioni e di violenze.
Naturalmente le turbe dell’identità maschile non sono una prerogativa del mondo musulmano. Se in « Oriente », magari nella moschea vicino casa, una muta di  gagliardi appizza il culo in gruppo e urla troppo forte Morte ! Morte ! Morte ! alle orecchie del suo dio, in « Occidente » - non appena presti un po’ orecchio a quel che si dice in condominio - sentirai quelli del Ghe pensi mi ! E insieme a un sonoro Mai mulà, tegn dür, ti arriverà una zaffata di odore di canottiera o canotta italiana, medio-italiana, se non di «pungentissima» robinia, dilagante – per dirla con l’Ing. Carlo Emilio Gadda di Longone – verso « pacchianissime ville » e «smemoranti cipressi» di Brianza.

La generale demoralizzazione del pene in “Occidente”, in contrasto con il perdurare del predominio  dei "cazzoni" in Medio-oriente e altrove,  complica – tramite fenomeni di mimetismo o attraverso la reazione che essa solleva – la crisi che oggi attraversa il mondo arabo-musulmano e le sue tradizioni. Diventa sempre più raro quel coraggio davvero virile che consiste nell'essere teneri.

Occorre tener conto delle imbricazioni delle culture e delle economie al seguito della mondalizzazione. Tuttavia è nell’area islamica che oggi  si osserva, in maniera più massiccia, l’adesione cieca di queste società a un ordine androcentrico e alla perpetuazione di una cultura sessista. Lungo le linee di separazione radicale degli uomini e delle donne, la crisi si annoda con tratti specifici e maggiore violenza che altrove.

 
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martedรฌ, novembre 10, 2009

La bandiera Europea

 SENZA CONFINI
LA BANDIERA EUROPEA
 
E’ un’asettica bandiera blu con delle stelle gialle, un cerchio a cui vengono aggiunte sempre nuove stelline. Il blu rappresenta quindi il « cielo » dell’Europa : uno spazio aperto, accogliente, senza confini. Lo ha notato lo psicoanalista Iakov Levi *, osservando che la bandiera Ue evoca una fantasia di ritorno allo stato fetale. Sarebbe, in altri termini: «  l’imago della placenta che fagocita i suoi figli per proteggerli, nutrirli e distruggerli ».
 
Questo logo ci presenta invece tre omini avvolti e circondati dalle stelline della bandiera Europea. Scipiti e blu, gli omini erranti e disponibili fluttuano come feti in festa nel liquido amniotico. Destinazione Europa. Come dire : l’infinito ? Va’, citrullo !
Per chiudere il cerchio e parafrasare il card. Tarcisio Bertone ( a proposito di decisioni come quella sul Crocifisso da togliere dai muri delle scuole italiane perché limiterebbe la libertà dei cittadini-utenti)  aggiungerei che l’Ue  "lascia solo zucche vuote come quelle di Hallowen".
 * Cfr. Senza confini : il caso borderline dell’Europa unita su>http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/psicostoria/articoli/storia2.html 
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lunedรฌ, novembre 09, 2009

Il massacro di Fort Hood

IL MASSACRO DI FORT HOOD
UNA STORIA DA MATTI

Il sorridente maggiore Nidal Malik Hasan, l'autore della strage di Fort Hood , sarebbe « un buon cittadino americano » e « musulmano osservante » improvvisamente uscito fuori di testa e di taghia  a causa del disagio provato alla notizia di dover partire per l’Iraq. Una prospettiva che lo "umiliava", come raccontano la zia e altri membri della famiglia. Esemplare la versione del « Manifesto » che titola : « Sconvolto dalla guerra, Nidal spara sul suo incubo », non spara con perfidia sui suoi compagni inermi uccidendone 13 e ferendone altri 30, ma sul suo incubo.
 
Le vite concrete delle vittime sfumano a fronte delle appassionate tenebre del cuore di Nidal. Proprio come nel film Il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang, quando l' assassino di bambine rivendica risentito, con accenti di commozione,  la sua diversità e le tempeste del suo animo che - incomprensibili a quei freddi giudici che vorrebbero condannarlo - lo spingono a quegli atti infami. E’ così che il carnefice si crede assolto dalla responsabilità e dal confronto con la sua storia. Solo che non si tratta di un film. Perlomeno così pare, perché mentre le principali associazioni musulmane degli Stati Uniti hanno condannato l'episodio, e hanno porto le loro condoglianze alle famiglie delle vittime, ribadendo che nessun motivo  ideologico,  politico o religioso giustifica una violenza di quel genere, altri gruppi Usa arabi e musulmani , come quelli di «Revolution Muslim», uno dei siti più estremisti della galassia islamica americana,hanno eletto il maggiore Nidal Malik Hasan nuovo profeta del jihad,  confondendo lo psichiatra suonato con il Richard Gere del film « Ufficiale e gentiluomo ».
 
Su un altro forum un iscritto al Cair (Council on American Islamic Relations) si dissocia invece dalla dichiarazione di condanna espressa dalla sua organizzazione, descrive Nidal Malik Hasan come «l’ultima vittima della persecuzione islamofobica» e indica alla popolazione americana l’unica via per evitare altre stragi. «Noi musulmani vi supplichiamo di comprendere meglio l’islam, vi chiediamo di leggere il Corano *, vi esortiamo a digiunare durante il Ramadan... soltanto così favorirete e svilupperete la buona armonia della società. Non appena vi deciderete a diventare tutti musulmani queste cose non succederanno più». Come dice anche Sayd Qutub, l’ideologo dei Fratelli mussulmani, autore del libello di ecologia futurista Il futuro sarà dell’Islam  : «  Solo l’islam offre questa salvezza psicofisica e tutti devono crederci. » Altrimenti Nidal, poverino, avrà gli incubi e, giustamente a disagio per la guerra e risentito per non aver trovato una moglie musulmana come si deve, scatenerà l’inferno.
 
La società dei musulmani fedeli ad oltranza  appare, nella maggior parte dei casi, come un conosciuto bonhomme, che gira tranquillamente in gellaba e con in testa la taghia in un supermercato, mentre moglie e figlie se ne stanno placidamente rinchiuse in casa. Chissà perché una società del genere è abitata da « buoni cittadini » che talvolta improvvisamente esplodono in maniera peculiare, a corto circuito e con forti cariche simboliche, realizzando una specie di matrimonio con la morte.
 
Più in generale, nella società troviamo 'dispiegati' quei  sentimenti, quelle pulsioni, quelle contraddizioni che sono alla base di ogni gesto criminoso, anche il più efferato e bestiale. Si tratta, con le parole di Elvio Fachinelli ( nella Freccia ferma: tre tentativi di annullare il tempo), di “ una serie di posizioni che l'individuo necessariamente concentra in sé; questo dispiegamento nelle varie articolazioni della società consente di comprendere abbastanza agevolmente problemi che, nell'individuo, per la forzata compenetrazione di queste stesse posizioni, risultano spesso inafferrabili”.  ( “Non possiamo sapere tutto ciò che conduce un uomo a fare una cosa simile", ha detto prudentemente Obama per non evocare i pericoli, ubiquitari e diffusi, del jihadismo fai-da-te promosso da una lettura fondamentalista del Corano,  e così rinfocolare il narcisimo vittimario della comunità ).
 
Insomma, ogni individuo, a pensarci, sia o no musulmano, ci appare quasi sempre suscettibile di ' dar fuori di matto'. Naturalmente non tutti i matti sono islamisti in crisi d’identità e suscettibili di quell’ "improvvisa sindrome da jihad instinct " in base alla quale dei tranquilli musulmani diventano all'improvviso violenti. Né la sparatoria di Fort Hood è il peggiore o più folle omicidio di massa della storia.Tuttavia molti torti non fanno una ragione. Se, come osservava recentemente Claude Lévi-Strauss, siamo “contaminati dall’intolleranza islamica”, chi può sapere da dove verrà il prossimo bonhomme pronto a impallinare  i vicini scambiandoli con gli incubi di una sua  propria storia?

This photograph taken on Friday, Nov. 6, 2009 in Killeen, Texas, ...

*
Nota. Corano IV : 89. Vorrebbero che foste miscredenti  come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Ma non sceglietevi amici tra loro finché non emigrano per la causa di Allah. E se poi vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate...

P.S. Secondo i tabloid newyorchesi, nel 2001 Midal Malik Hasan frequentava una moschea dei dintorni di Washington, insieme all’imam Anwar al-Aulaqui, che dallo Yemen dove risiede attualmente ha definito la strage di Fort Hood «un atto eroico».

Intanto da Ramallah lo zio, Rafiq Hamad, dice ora che suo nipote era un ragazzo così sensibile che quando morì l'uccellino, che lui allevava con amore, pianse per due mesi e gli scavò perfino un loculino. Quell'uomo così sensibile è lo stesso che lascia la moschea Masjidu-Ttaqwa di Killeen il mattino di giovedì 5 novembre e poche ore dopo santifica la sua preghiera al grido di Allah Akbar  nell’ inferno di Fort Hood: 13 morti, tra cui una soldatessa incinta di tre mesi, 31 feriti.

Tra sentimentalismo criminale,  estremismo islamico e la cura politicamente corretta con cui si cerca di indorare l’amara pillola e minimizzare il caso per non rinfocolare il narcisimo vittimario della comunità, Midal Malik Hasan, più che un mistero ancora tutto da indagare, sembra una tragedia annunciata, se non un tipico caso, ricorrente, di sindrome da jihad instinct. Davvero preoccupante se, come riferisce il New York Times: per molti fra i
3.500 musulmani nell'esercito Usa , in conflitto tra la loro devozione per l'islam e la fedeltà alle forze armate americane, andare in Iraq o in Afghanistan è come combattere una guerra civile.

 
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categoria: antropologia, arabica


mercoledรฌ, novembre 04, 2009

Tocqueville e le religioni

LIBRI
TOCQUEVILLE E LE RELIGIONI

 
 
E’ durante un viaggio negli Stati Uniti che Alexis de Tocqueville  ( 1805-1859) scopre l’importanza della religione in una società democratica. In Francia, la Rivoluzione che tenta nello stesso momento di sostituire le forme religiose con delle forme secolari e ideologiche gli sembra un rimedio peggiore del male.  Considerato uno degli storici e studiosi più importanti del pensiero liberale, Tocqueville praticava già una specie di sociologia delle religioni e, tanto sulla religione islamica che sull’induismo, si mostra a un tempo severo e molto accogliente. Protettore dei musulmani in Algeria, apportò il suo sostegno alle loro scuole e moschee, opponendosi alle derive laiciste degli « eradicatori » delle credenze religiose. 
 
La sua lettura del Corano, minuziosa e dettagliata, lo porta tuttavia a formulare un giudizio critico.Tocqueville riconosce che l’islam costituisce un progresso sul politeismo anteriore, ma s’inquieta nell’osservare la passione conquistatrice che pare costitutiva della religione musulmana. Le sue note al testo del Corano dimostrano un interesse per i sentimenti della grandezza divina e per i compassionevoli ideali di giustizia, ma nota anche una reale reticenza davanti alla propensione a moltiplicare gli appelli alla guerra e all’uccisione degli infedeli. 
 
Anche se pensava  che tutte le religioni sono vere e utili, perché intrattengono nel seno della società cosiddetta civilizzata la prospettiva di un bene trascendente da ricercare oltre l’egoismo del piacere e delle soddisfazioni materiali, non dubitava che alcune fossero meno evolute delle altre. Nei confronti dell’islam, esprimerà soprattutto una reale delusione non solo davanti ai ripetuti appelli alla violenza ma anche per il poco spazio lasciato alla libertà e alle libertà della persona, specialmente nella misura in cui nega l’esistenza di « ordini » differenti in quanto pretende di reggere e dominare simultaneamente i campi dell’etica, del politico, del giuridico e del sociale, bloccando qualsiasi apertura sul terreno della questione democratica.
Numerose analisi conservano oggi una certa pertinenza, specialmente quando Tocqueville attribuisce la debolezza e il mancato sviluppo delle nazioni musulmane alla loro teologia giuridico-politica sacralizzata e mantenuta fissa e contratta. Ripiegato sul passato e considerandosi vittima delle circostanze storiche che non riesce a comprendere, l’islam mancherebbe, forse irrimediabilmente, di apertura. Il punto di arrivo di questo processo sarebbe oggi il ritorno di un arcaismo sacralizzato, risentito e diffuso  che non dispone più del potere di controllare i suoi margini e i suoi eccessi, e specialmente di arginare l’integrismo nel quale l’islam rischia di non potere evitare di riconoscersi.
 
 Il libro
Alexis de Tocqueville
NOTES SUR LE CORAN
 ET AUTRES TEXTES SUR LES RELIGIONS
Présentation et notes de Jean-Louis Benoît.
 ParisLes Éditions Bayard, 2007
 
 
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categoria: libri


martedรฌ, novembre 03, 2009

Via il Crocifisso dalle aule

"VIA IL CROCIFISSO DALLE AULE"
IDEOLOGICA  SENTENZA DELLA CORTE DI STRASBURGO

crocifisso corte europea uomo

Secondo Strasburgo, la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni. "La presenza del crocifisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastische - si legge inoltre nella sentenza degli occhiuti giudici di Strasburgo - potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso, ed essi avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione". Tutto questo, proseguono, "potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose, o che sono atei".

I sette burocrati eradicatori di crocifissi dalle aule scolastiche italiane sono: Françoise Tulkens (Belgio, presidente), Vladimiro Zagrebelsky (Italia), Ireneu Cabral Barreto (Portogallo), Danute Jociene (Lituania), Dragoljub Popovic (Serbia), Andras Sajò (Ungheria), e Isil Karakas (Turchia).
La  sentenza che trascura e ignora il valore simbolico e storico della croce e non vede il significato che il crocifisso ha nella cultura ( sia pur discutibile) del nostro Paese,  nasce, burocraticamente, dal ricorso presentato a Strasburgo il 27 luglio 2006 ( 2006 d.C. - dopo Cristo) da Solie Lautsi, moglie finlandese di un cittadino italiano e madre di Dataico e Sami Albertin, rispettivamente 11 e 13 anni, che nel 2001-2002 frequentavano l'Istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre. Secondo la donna, l'esposizione del crocifisso sul muro sarebbe stata contraria ai principi di libertà cui voleva fossero educati i suoi figli.
Di qui la decisione della donna di ricorrere alla Corte europea di Strasburgo che,  all'unanimità, ha  detto no ai crocifissi ( con conseguente  imbiancatura delle pareti delle aule scolastiche ? ), stabillendo che c'è stata “una violazione dell'articolo 2 del Protocollo 1 insieme all'articolo 9 della Convenzione".  

Crocifisso dipinto a olio su tela conservato presso l'Art Gallery di Glasgow.

"
Il Cielo non si trova nè in alto nè in basso, nè a destra nè a sinistra, il Cielo si trova esattamente al centro dell'uomo che ha fede...Ora io non ho ancora la fede e temo di morire senza Cielo" ( Salvador Dalì ).
 
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categoria: antropologia, human rights


lunedรฌ, novembre 02, 2009

Addio a Alda Merini

ADDIO A ALDA MERINI
 
 
" A tutte le donne"
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra.
  
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categoria: vita


lunedรฌ, novembre 02, 2009

Commemorazione dei defunti

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI
SENTIMENTI D'UN MORIBONDO TRASCURATO,
CHE POCO HA PENSATO ALLA MORTE
di sant'Alfonso Maria de' Liguori
 
Meditaciones de San Ignacio sobre el Infierno. Archivo del Museo nacional del Virreinato

Figuratevi di trovarvi presente ad un infermo, a cui non restano che poche ore di vita
. Povero infermo, mirate come sta oppresso da' dolori, dagli svenimenti, suffogazioni di petto, mancanza di respiro, sudor freddo, colla testa svanita a tal segno che poco sente, poco capisce e poco può parlare.
Tra le sue miserie la maggiore è quella ch'egli già sta vicino a morire, ed invece di pensare all'anima e ad apparecchiar i conti per l'eternità, non pensa che a' medici, a' rimedi, per liberarsi dall'infermità e da' dolori che lo vanno uccidendo. "Nihil aliud quam de se cogitare sufficiunt", dice S. Lorenzo Giustiniani, parlando di tali moribondi. Almeno i parenti, gli amici l'avvertissero dello stato pericoloso in cui si trova; no, non v'ha fra tutt'i suoi parenti ed amici chi abbia l'animo di dargli la nuova della morte e di avvisargli che prenda i Sagramenti; ognuno ricusa di dircelo per non dargli disgusto.
(O mio Dio, da ora io vi ringrazio che in morte mi farete assistere da' miei cari Fratelli della mia Congregazione, i quali non avranno altro interesse allora che della mia eterna salute, e tutti mi aiuteranno a ben morire).
Ma frattanto, benché non si dà l'avviso della morte, nulladimeno l'infermo vedendo la famiglia in rivolta, i collegi de' medici che si replicano, i rimedi moltiplicati, spessi e violenti che si adoprano; il povero moribondo sta in confusione e spavento tra gli assalti de' timori, de' rimorsi e delle diffidenze, dicendo tra sé: Oimé chi sa, se già è arrivata la fine degli anni miei? Or quale sarà poi il sentimento dell'infermo, quando già riceve la nuova della sua morte? "Dispone domui tuae, quia morieris, et non vives". Che pena avrà in sentirsi dire: Signor tale, la vostra infermità è mortale, bisogna che prendiate i Sagramenti, vi uniate con Dio e vi andiate licenziando dal mondo. Licenziando dal mondo? Come? si ha da licenziar da tutto? da quella casa, da quella villa, da quei parenti, amici, conversazioni, giuochi, spassi? Sì, da tutto. Già è venuto il notaio e scrive questa licenziata: "Lascio, lascio". E con sé che si porta? non altro che un misero straccio, che tra poco dovrà infracidarsi insieme con lui dentro la fossa.
Oh che malinconia e turbamento apporterà al moribondo allora il veder le lagrime de' domestici e 'l silenzio degli amici, che in sua presenza tacciono e non hanno animo di parlare! Ma le maggiori pene saran per lui i rimorsi della coscienza, che in quella tempesta si faran più sentire, per la vita disordinata fatta sino ad allora, dopo tante chiamate e lumi divini, dopo tanti avvisi de' padri spirituali, e dopo tante risoluzioni fatte, ma o non eseguite mai, o appresso trascurate. Dirà egli allora: Oh povero me, ho avuto tanti lumi da Dio, tanto tempo da aggiustare la mia coscienza, e non l'ho fatto; ed ecco che ora già sono arrivato alla morte! Che mi costava il fuggir quell'occasione, lo staccarmi da quell'amicizia, il confessarmi ogni settimana? E benché avesse avuta a costarmi assai, io dovea far tutto per salvarmi l'anima, che importava tutto. Oh se avessi posta in esecuzione quella buona risoluzione da me fatta; se avessi seguitato, come allora cominciai, ora quanto me ne troverei contento? ma non l'ho fatto, ed ora non v'è più tempo di farlo. I sentimenti di tali moribondi, che sono stati in vita trascurati di coscienza, son simili a quelli de' dannati, che nell'inferno anche si dolgono de' loro peccati, come causa della loro pena, ma senza frutto e senza rimedio. (…)
Al moribondo che in vita è stato trascurato circa il bene dell'anima sua, tutte le cose che gli si presenteranno, gli saranno spine: spina la memoria degli spassi presi, de' puntigli superati e delle pompe fatte: spine gli amici che verranno a visitarlo con ogni cosa che gli ricorderanno: spine i padri spirituali, che a vicenda gli assisteranno: spine i Sagramenti che dovrà prendere della confessione, della comunione ed estrema unzione: spina gli diventerà anche il Crocifisso, che gli sarà posto accanto, leggendo in quella immagine la mala corrispondenza usata all'amore di un Dio morto per salvarlo.
Oh pazzo che sono stato, dirà allora il povero infermo! Poteva farmi santo con tanti lumi e comodità che Dio m'ha date; potea fare una vita felice in grazia di Dio, ed ora che mi trovo in tanti anni che ho avuti, se non tormenti, diffidenze, timori, rimorsi di coscienza e conti da rendere a Dio? e difficilmente mi salverò. E quando ciò lo dirà? quando già sta per finire l'olio alla lampa, e chiudersi per lui la scena di questo mondo, ed egli si trova già a vista delle due eternità, felice ed infelice; e già s'accosta a quell'ultima aperta di bocca, da cui dipende l'esser beato o disperato per sempre, mentre Dio sarà Dio.
Quanto egli pagherebbe allora per avere un altro anno o mese o almeno un'altra settimana di tempo, colla testa sana; perché stando allora con quello stordimento di capo, affanno di petto e mancanza di respiro, non può far niente, non può riflettere, non può attuar la mente a far un atto buono: si ritrova come chiuso in una fossa oscura di confusione, dove non concepisce altro che una gran rovina che gli sovrasta, a cui si vede inabile di rimediare. Onde vorrebbe tempo, ma gli sarà detto: "Proficiscere"; presto, aggiusta i conti fra questo breve spazio, come meglio puoi, e parti; non lo sai che la morte non aspetta, né porta rispetto ad alcuno?
Oh che spavento gli sarà allora il pensare e dire: Stamattina son vivo, stasera facilmente sarò morto! oggi sto in questa camera, domani starò in una fossa! e l'anima mia dove starà? Che spavento, quando vedrà apparecchiarsi la candela! quando vedrà comparire il sudor freddo della morte! quando udirà ordinarsi a' parenti che si partano dalla stanza e non v'entrino più! quando comincerà a perder la vista, oscurandosi gli occhi! Che spavento finalmente, quando già s'allumerà la candela, perché la morte è già vicina!
O candela, candela, quante verità che allora scoprirai! o come farai allora vedere le cose differenti da quelle che ora compariscono! come farai conoscere che tutt'i beni di questo mondo son vanità, pazzie ed inganni! Ma che servirà intendere queste verità, quand'è finito il tempo di potervi rimediare? 
 
( S. Alfonso Maria de' Liguori, “ Apparecchio alla morte", in Opere ascetiche Vol. IX, pp. 3 - 376, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1965).
 
 
Immagine
Meditaciones de San Ignacio sobre el Infierno.
Archivo del Museo Nacional del Virreinato, Instituto Nacionalde Antropología e Historia(Tepotzotlán, México)
 
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categoria: riflessioni


sabato, ottobre 24, 2009

Come gestire una donna

ISLAM IN CATTEDRA
COME GESTIRE UNA DONNA
Picchiare una moglie  è un evento presente in tutte le culture, ma solo nell'islàm è un decreto, se non una  amara obbligazione, santificata da un comando di Allah.

ุงู„ุฑู‘ูุฌูŽุงู„ู ู‚ูŽูˆู‘ูŽุงู…ููˆู†ูŽ ุนูŽู„ูŽู‰ ุงู„ู†ู‘ูุณูŽุงุก ุจูู…ูŽุง ููŽุถู‘ูŽู„ูŽ ุงู„ู„ู‘ู‡ู ุจูŽุนู’ุถูŽู‡ูู…ู’ ุนูŽู„ูŽู‰ ุจูŽุนู’ุถู ูˆูŽุจูู…ูŽุง ุฃูŽู†ููŽู‚ููˆุงู’ ู…ูู†ู’ ุฃูŽู…ู’ูˆูŽุงู„ูู‡ูู…ู’ ููŽุงู„ุตู‘ูŽุงู„ูุญูŽุงุชู ู‚ูŽุงู†ูุชูŽุงุชูŒ ุญูŽุงููุธูŽุงุชูŒ ู„ู‘ูู„ู’ุบูŽูŠู’ุจู ุจูู…ูŽุง ุญูŽููุธูŽ ุงู„ู„ู‘ู‡ู ูˆูŽุงู„ู„ุงู‘ูŽุชููŠ ุชูŽุฎูŽุงูููˆู†ูŽ ู†ูุดููˆุฒูŽู‡ูู†ู‘ูŽ ููŽุนูุธููˆู‡ูู†ู‘ูŽ ูˆูŽุงู‡ู’ุฌูุฑููˆู‡ูู†ู‘ูŽ ูููŠ ุงู„ู’ู…ูŽุถูŽุงุฌูุนู ูˆูŽุงุถู’ุฑูุจููˆู‡ูู†ู‘ูŽ ููŽุฅูู†ู’ ุฃูŽุทูŽุนู’ู†ูŽูƒูู…ู’ ููŽู„ุงูŽ ุชูŽุจู’ุบููˆุงู’ ุนูŽู„ูŽูŠู’ู‡ูู†ู‘ูŽ ุณูŽุจููŠู„ุงู‹ ุฅูู†ู‘ูŽ ุงู„ู„ู‘ู‡ูŽ ูƒูŽุงู†ูŽ ุนูŽู„ููŠู‘ุงู‹ ูƒูŽุจููŠุฑุงู‹
4.34. Alrrijalu qawwamoona AAala alnnisa-i bima faddala Allahu baAAdahum AAala baAAdin wabima anfaqoo min amwalihim faalssalihatu qanitatun hafithatun lilghaybi bima hafitha Allahu waallatee takhafoona nushoozahunna faAAithoohunna waohjuroohunna fee almadajiAAi waidriboohunna fa-in ataAAnakum fala tabghoo AAalayhinna sabeelan inna Allaha kana AAaliyyan kabeeran
4:34. Gli uomini sono preposti (qawwamun) alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote [obbedienti ],  che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione  [nushuz ], lasciatele sole nei loro letti, battetele* [ูˆูŽุงุถู’ุฑูุจููˆู‡ูู†ู‘ูŽ wadribwhunna, idribûhunna ]. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande.
* “battetele”: interrogato in merito a questa forma di punizione maritale, l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) l'ha sconsigliata con fermezza e, in caso estremo, l'ha permessa a condizione di risparmiare il volto e che i colpi vengano inferti con un fazzoletto o con il siwâk, il bastoncino che si usa per la pulizia dei denti. [ Commento presente nel Corano dell'Ucoii ].
 
OSSERVAZIONI . La moglie disobbediente e testarda va battuta con moderazione e solo in caso estremo, dopo averla prima istruita, esortata e ammonita ( altrimenti le buscherà senza nemmeno capire il perché)  e poi dopo averla mandata a dormire in un letto separato. Se, dopo ripetute esortazioni (“maw’idha” ) in base alla legge del più forte che ogni moglie farebbe meglio a comprendere e ad accettare, e poi uno o più giorni di silenzi l’infingarda non capisce perché ‘quello là’ l’ha allontanata dalla camera da letto, allora il marito è autorizzato a menarla. Nel maneggiare il siwak o « bastoncino » occorre però fare attenzione a non picchiarla mai in faccia, rendendola brutta in viso. Come dire : « MIO MARITO E’ UN MUSULMANO MODERATO DELL’UCOII: NON MI PICCHIA MAI SUL VISO ».
 
Secondo il predicatore saudita Muhammad Al Arifi, interprete del Corano e del pensiero del profeta per la televisione libanese Lbc, la stessa regola pia vale per gli animali di proprietà del devoto. Se il vostro cammello o asino non vuole camminare, non colpitelo in volto. “E se una cosa del genere non si fa sugli animali, a maggior ragione è vietato farlo sulla donna”. Insomma, le botte devono essere leggere.Il segreto, consiglia Al Arifi, sta nell’interpretare la regola islamica che impone di colpirla con un «bastoncino». Se nell’ urgenza della «terza opzione» il marito non trova un «siwak» adatto per inferire sulla testarda sottoposta alla sua cura, può usare «qualcosa di simile», ma non mettere mano a bottiglie, a spranghe, asce o coltelli. Quelli - raccomanda il religioso - sono proibiti.  Le bastonate debbono essere virilmente moderate e inferte con mascolino giudizio. E il senso del passaggio all’azione manesca  deve essere: “Donna, sei andato oltre. Ora basta”.
 
 Lo sceicco Syed Mahmud Allusi nel suo commentario Ruhul Ma’ani fornisce quattro ragioni per cui un marito è autorizzato a picchiare la moglie: "se rifiuta di farsi bella per lui" , se rifiuta il rapporto sessuale quando lui lo richiede, se rifiuta di pregare o di praticare le abluzioni rituali e "se esce di casa senza un valido motivo". Per quanto riguarda l’uscire di casa senza l’autorizzazione maritale, l'esempio di Maometto è normativo per i musulmani, dato che lui, il sublime Modello, è un "eccellente esempio di condotta" (Corano 33:21) e Aisha riferisce che Maometto la percosse con un pugno al petto. Una volta egli uscì di notte, pensando che lei dormisse, ma lei lo seguì di nascosto. Maometto la vide e, come Aisha racconta: " Mi colpì sul petto, il che mi fece male, e poi disse: pensavi che Allah e il Suo Apostolo ti avrebbero trattato ingiustamente?" ( Cfr. Sahih Muslim, Kitab al Salat, Libro 4 :2127).
 
 D’altra parte, vi sono versetti del Corano che suggeriscono amore e tenerezza coniugali, come per esempio 30,21 : “Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi , delle spose (zawjat) affinché riposiate (sakina) presso di loro, e ha stabilito tra voi amore (wadda) e (rahma) tenerezza…”. Ed esistono hadith che, a differenza di quello riportato da Sahih Abul Husain Muslim bin al-Hajjaj al-Nisapuri, riferiscono che il profeta non picchiò mai nessuna delle nove mogli, dando esempio di maschia sopportazione. Doveva gestire nove spose e aveva, come riferisce la Sunna, « la forza virile di trenta uomini, che gli permetteva di fare il ‘giro’ delle sue nove spose in una mattinata ». Numerosi versetti del Corano e hadith, vanno nel senso dell’affermazione della necessità di dominare la propria collera e di essere buoni con le donne – creature create apposta per essere compagne dei credenti e riposo del ‘guerriero’. Per esempio l’hadit n.4909 riportato da Al Boukari , in cui il profeta dice : «  Che nessuno di voi colpisca la propria moglie come si colpisce uno schiavo, dal momento che alla fine della giornata coiterà (forse) con lei ».
 
Nonostante questa interdizione è tradizione islamica consolidata correggere una moglie, in casi estremi e in talune circostanze, quando la donna si ribella al marito e gli disubbidisce senza valida ragione. Solo allora, l’amara pillola va somministrata in tre tappe : 1) pia esortazione condita da dolci minacce, l’intimidazione in nome di Allah e il richiamo al diritto maritale ; 2) messa in quarantena della refrattaria ad ogni buon consiglio, astenendosi dall’avere rapporti con lei , girandole le spalle a letto ed evitando di rivolgerle la parola ; 3) passaggio alla fase della correzione, senza provocare fratture né lasciare segni visibili, specialmente sul viso, in quanto il nobile scopo della battitura della sposa è quello di ristabilire la disciplina e non di farle del male. La correzione fisica della compagna, da praticare lontano dalla vista dei figli e dei familiari, pare particolarmente indicata, in casi estremi, per due categorie di donne : quelle autoritarie, che mirano a sfidare e ad assoggettare il marito, e quelle masochiste, che godono nell’essere brutalizzate e sono portate a disprezzare un marito troppo dolce, incapace di rispondere alle loro testarde provocazioni, raddrizzandole  a colpi di siwak o « bastoncino ».
 
Il termine coranico ูˆูŽุงุถู’ุฑูุจููˆู‡ูู†ู‘ูŽ, tradotto con ‘battetele’, deriva dalla radice araba DA-RA-BA, con il significato di ‘colpire’, ‘battere’, ‘picchiare’, ma non delicatamente, tanto che daraba âunuqahu (= colpire il collo di qualcuno) significa “staccare la testa dal collo”, "decapitare". E il termine in arabo dialattale n’darbù ( = suonare, battere il tamburo) significa anche, metaforicamente, scopare come battendo un tamburo, tàm tàm !
 
Basandosi sulle circostanze della rivelazione ( tenendo cioè conto che il versetto « discese » per depotenziare la violenza maschile dell’epoca, il VII sec. D.C.), facendo appello ad alcune correnti femministe e riformiste presenti oggi all’interno della religione islamica e sforzando un po’ il significato letterale dell’imperativo coranico "wadribwhunna"o"idribûhunna", invece che con « battetele », si potrebbe tradurre con « allontanatele », oppure « cacciatele via » - come si legge nella traduzione turca del Corano di Edip Yuksel, pubblicata a Istanbul nel 1991. Insomma, « non battetele », neanche in caso estremo di insubordinazione o adulterio ( uno dei possibili significati di nushuz, nella maggior parte dei casi  tradotto con « insubordinazione »). « Tutto questo – nota  Samir Khalil Samir -  pone il problema dell'interpretazione del testo coranico. Attualmente, stiamo vivendo nel mondo islamico la fase di presa di coscienza del problema, suscitata dalla reazione di musulmani (e non) di fronte all'atteggiamento coranico verso la violenza, le donne, i non musulmani, la libertà, i costumi, e così via. Questa presa di coscienza è limitata a un piccolo gruppo di studiosi, nella maggior parte dei casi non appartenenti alla "categoria" degli imam, ma dei laici».

Il verbo daraba non ammette il significato di « cacciatele via », che con la preposizione ‘an, la quale nell’imperativo idribûhunna manca. Sfortunatamente, è scritto proprio ูˆูŽุงุถู’ุฑูุจููˆู‡ูู†ู‘ูŽ ( a chiare lettere arabe, come si vede) e il comando divino di picchiare solo moderatamente le mogli testarde non è una visione unanime. Quello che è in gioco è come riformare le numerose e controverse versioni della religione islamica confrontata con la modernità e i processi di secolarizzazione, facendo emergere una critica alla connivenza tra la logica politica dell’asservimento e l’esigenza religiosa della legge coranica. Picchiare la moglie è un evento presente in tutte le culture, ma solo nell'islam è un comando santificato e per così dire « incartato » nell’ a-temporalità della lettera sacra e l’ autorizzazione imperativa di un Dio unico dai tratti astratti e patriarcali - la cui adorazione ad oltranza comporta, tra l’altro, un rifiuto della pluralità del reale e un vero e proprio panico maschile del femminile e del corpo concreto delle donne.
 
 Ambiguità e violenza sono, da sempre, legati all’arcaica gestione e asservimento maschile della donna, legata al mistero di una piccola differenza, la cui portata e implicazioni sfuggono ai maschietti e ai maschiacci - tanto che Freud parla della donna come di un « continente nero », sconosciuto, chiedendo, senza ottenere risposta, « cosa vuole una donna ? ». Non a caso si racconta addirittura che Lacan, al seguito di Freud, si inginocchiasse dinanzi ad una psicanalista, formatasi alla sua scuola, per interrogarla sul mistero o enigma del godimento femminile. A cosa e a chi serve una donna ? E perché, fra numerose frustrazioni e « ritorni all’identità islamica » numerose donne musulmane istruite, specialmente nell’ambiente dell’immigrazione,  si « rivelano », esprimendo non tanto un ritorno al focolare, quanto un « femminismo a ritroso », una specie di protesta d’ordine sociale e politico ?  Detto tra i denti : siamo sicuri che la donna sia ancora oggi ‘gestibile’ tramite l’uso, in casi estremi raccomandato dalla sunna, del  siwak o "bastoncino" ? 
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categoria: antropologia, human rights, arabica


lunedรฌ, ottobre 19, 2009

Ora di religione islamica

«ORA DI RELIGIONE ISLAMICA»
La nuova proposta dei finiani
 
L’idea futurista è del vice­ministro Adolfo Urso, che nel clima di smarrimento e di paura provocato dall'attentato terroristico di Milano "nel nome dell’islam", propone l’introduzione nelle scuole pubbliche e private di una nuova materia, la religione islamica, per evitare di lasciare i piccoli musulmani «nei ghetti delle madrasse e delle scuole islamiche integraliste».
"Mi sembra una idea condivisibile - ha detto  Massimo D'Alemah da Asolo, dove la sua fondazione `ItalianiEuropei´ tiene una conferenza insieme alla fondazione di Fini `FareFuturo´ -. Non vedo perché non si debba consentire a bimbi di religione islamica, come opzione alternativa, l'insegnamento della loro religione". "Anche perché, ha spiegato l'islamologo D'Alemah, "nella religione islamica ci sono elementi di pace e tolleranza che devono essere insegnati".
 
ECCO ALCUNI INSEGNAMENTI CORANICI DI PACE E TOLLERANZA
( DA APPLICARE ALLA LETTERA IN OGNI TEMPO E LUOGO)
PER UNA CONVIVENZA PIU’ CONSAPEVOLE E RESPONSABILE :
 
Corano 2:193 Combatteteli finché non ci sarà altro tumulto e la religione sia solo per Allah.
 
3:28 Non lasciate che i credenti prendano per amici o aiutanti degli infedeli in preferenza a dei fedeli: chi fa ciò contraddice la religione di Allah, a meno che non temiate qualche male da parte loro. Ma Allah raccomanda di aver paura di lui; l'obiettivo finale è verso Allah.
 
3:85 Colui che desidera una religione al di fuori dell'Islam, non sarà accettato; nell'altra vita sarà tra i perdenti.
 
5:10 E tutti coloro che non credono e rifiutano i Nostri Segni, sono gente dell'Inferno.

8 : 60 Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete [raccogliere] e i cavalli addestrati per terrorizzare (turhiboona)  il nemico di Allah e il vostro e altri ancora che voi non conoscete, ma che Allah conosce. Tutto quello che spenderete per la causa di Allah vi sarà restituito e non sarete danneggiati.
8:60 ูˆุงุนุฏูˆุง ู„ู‡ู… ู…ุงุงุณุชุทุนุชู… ู…ู† ู‚ูˆุฉ ูˆู…ู† ุฑุจุงุท ุงู„ุฎูŠู„ ุชุฑู‡ุจูˆู† ุจู‡ ุนุฏูˆ ุงู„ู„ู‡ ูˆุนุฏูˆูƒู… ูˆุงุฎุฑูŠู† ู…ู† ุฏูˆู†ู‡ู… ู„ุงุชุนู„ู…ูˆู†ู‡ู… ุงู„ู„ู‡ ูŠุนู„ู…ู‡ู… ูˆู…ุงุชู†ูู‚ูˆุง ู…ู† ุดุฆ ููŠ ุณุจูŠู„ ุงู„ู„ู‡ ูŠูˆู ุงู„ูŠูƒู… ูˆุงู†ุชู… ู„ุงุชุธู„ู…ูˆู†
8-60 . WaaAAiddoo lahum ma istataAAtum min quwwatin wamin ribati alkhayli turhiboona ( liturhibo) bihi AAaduwwa Allahi waAAaduwwakum waakhareena min doonihim la taAAlamoonahumu Allahu yaAAlamuhum wama tunfiqoo min shay-in fee sabeeli Allahi yuwaffa ilaykum waantum la tuthlamoona.
 
22:19 Ai miscredenti saranno cucite vesti di fuoco, e sulle loro teste sarà versata acqua ribollente.
 
25:52 Dunque non obbedite agli infedeli, ma lottate contro di loro vigorosamente.
 
47:4 Quando incontrate gli infedeli, colpite le loro teste; quando poi li avrete soggiogati, legateli strettamente.
 
59:13 Voi mettete nei loro cuori più terrore che Allah stesso, poiché invero è gente che non capisce.
 
66:9 O profeta! Combatti contro gli infedeli e gli ipocriti, e sii austero con essi. L'inferno sarà la loro casa, quale triste rifugio!
                                                                        vignetta di Emilio Giannelli

P.S. Un caro amico di cultura musulmana, ma che si dichiara agnostico e non frequenta la moschea, mi dice che i bimbi dei paese islamici sono abituati ad aver paura dell'islam fin da piccoli. Perché, aggiunge ironicamente, quelli residenti in Italia non dovrebbero godere dello stesso "diritto" nelle madrasse della Repubblica italiana? A parlare del « diritto » degli studenti provenienti dai paesi islamici « ad istruirsi nei concetti della loro religione » è stato infatti l’ineffabile cardinale Renato Raffaele Martino che aveva già in passato accarezzato l’idea di un’ora di Corano a scuola.
Insomma, «a meno che non scelgano di convertirsi al cristianesimo», meglio musulmani che atei, agnostici o modernisti, sembra voler dire il cardinale. Non vedendo peraltro che proprio la legge islamica – a differenza di quanto sancito da Dichiarazione dei diritti dell'uomo - proibisce la conversione a un’altra religione, considerandola un crimine-peccato (ridda ุฑุฏุฉ), tanto che  - sebbene il Corano sia ambiguo su questo tema e non dia indicazioni precise - nella legislazione di gran parte degli Stati a maggioranza musulmana, l’apostata (murtadd) deve scontare la prigione o l’esilio. Secondo la tradizionale convinzione delle masse islamiche, fomentate da alcuni fondamentalisti come l'imam Qaradawi, che parla su al Jazeera , la morte dell’apostata è giustificata da alcuni hadit (detti del profeta) e dalla sunna (tradizione).
 L’idea che debba essere la scuola italiana a risolvere la ‘crisi’ in cui versa la religione islamica confrontata con la modernità e presentare ai giovani musulmani un islam ‘aggiornato’, meno letteralista, combattivo e asfittico, è una vera assurdità, dettata dalla paura. E’ cioè un effetto del terrorismo di matrice islamica, percepito dalle masse islamiche, con vocabolario religioso, come jihad ( sforzo, anche estremo, sulla via di Allah, il fî sabîl Allâh che obbliga ogni musulmano a difendere l’ umma) .
Naturalmente esistono numerosi musulmani ‘moderati’, ma l’islam basato sull’a-temporalità della lettera e che rifiuta qualsiasi aggiornamento non lo è, in quanto lo si crede dettato letteralmente dall’Onnipotente. Può l’Onnipotente essere ‘moderato’ ? Lo è in numerose tradizioni religiose e specialmente nel cristianesimo, dove il Verbo s’incarna nell’uomo e permette a Paolo di dichiararsi svincolato dal vecchio rapporto con la legge, per essere sottoposto alla novità dello Spirito e non più alla vetustas litterae. Niente di simile è mai accaduto nell’islam, che resta una religione legalista. Da qui la crisi dell’islam confrontato con la ricchezza corrosiva e plurale della modernità, e le lotte durissime tra i musulmani per stabilire una nuova formulazione degli arcaici concetti di ‘umma’, ‘jihad’, ‘shaid’, così come del ‘puro’ e dell’impuro’, del ‘permesso’ e del ‘proibito’, del muslim e del kafir, eccetera. Si può dire che tutto quello che di buono e di splendido ha fatto, in alcuni momenti nel passato, la civilizzazione islamica è quando i musulmani hanno posto un argine alle pretese dei barbuti più e meno acculturati di dettar legge agli altri « in nome dell’islam ».
Ovviamente apprezzano la proposta dell’ora di religione islamica anche gli islamici dell'Ucoii, che però, nel timore di dover subire la concorrenza delle eventuali madrasse di Stato, preferiscono « che gli istituti pubblici italiani offrano un insegnamento di storia delle religioni, lasciando alle comunità religiose [ cioè a loro, vicini al movimento dei Fratelli musulmani , e ai loro imam fai-da-te] l’insegnamento confessionale della fede». In modo da avere spazi musulmani ‘puri’, caratterizzati da una certa separatezza e dalla convinzione della propria irriducibile estraneità e presunta superiorità rispetto all’ingrata cultura e civiltà italiana e occidentale, percepita come   kafir (= infedele al comando di Allah, non-musulmana e quindi da combattere). D’altra parte è anche vero che gli Stati occidentali, come peraltro fanno numerosi Stati a maggioranza musulmana, hanno tutto l’interesse a ‘controllare’ quello che, « nel nome dell’islam », gli imam, unendo diabolicamente odio religioso e politica, predicano nelle moschee. Che non sono, come si crede spesso, solo un luogo di preghiera o ‘di culto’, ma veri e propri centri sociali, politici e culturali musulmani, in genere dominati da chi, tra i fratelli, riscuote più prestigio.
Intanto la Libia plaude alla proposta di Adolfo Urso di introdurre nelle scuole l'ora di religione islamica per gli studenti musulmani. « Grazie per la sua proposta di vicinanza culturale che evidenzia come fra noi non ci siano differenze » ( ! ]   , ha detto passando con una pirouette accanto alle differenze, il ministro libico per l'Economia al vice ministro Urso, in visita a Tripoli.

postato da giannidemartino alle ore 11:43 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: antropologia, libri attualitร 


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