Fuori quadro
AL DI LA' DEL REGIME DELL'OBBEDIENZA E DELLA TRASGRESSIONE
SAN GIOVANNI BATTISTA , Leonardo ( 1513-1515), Parigi, Musée du Louvre.
" ...E oltre, il territorio della mistica. Non la religione istituita. Ma la mistica come zona irriducibile, inassimilabile, refrattaria alla religione stessa. Apex mentis. Mistica che è nello stesso tempo rapporto percettivo, percezione possibile ad alcuni, se non comune a tutti. Molte mistiche? evitare i codici che, invariabilmente, da sempre rifiutano o sequestrano questi tipi di esperienze." (Elvio Fachinelli, La mente estatica, Adelphi 1989, p.24, citato in : La dimensione mistica nell'esperienza psicoanalitica di Salvatore Freni) .

Elvio Fachinelli (al centro) con P.G. ( a sin) e Gianni De Martino ( a des.) Zagora, Marocco, maggio 1981.
Elvio Fachinelli era garbatamente ironico sia nei confronti del cosiddetto marxismo critico sia delle ideologie in voga del desiderio e della sfilata continua, vale a dire senza speranza né misericordia, del significante. Queste le osservazioni, dense e puntuali, a proposito di Lacan e la Cosa alla fine del suo ultimo libro scritto alle soglie della morte contro la propria e l'altrui dissipazione: “ Per rappresentare il rapporto tra la Cosa e la Legge, Lacan ricorre al celebre passo di san Paolo, in cui il peccato è messo in rapporto con la legge: “ Che diremo dunque? Che la legge è peccato? No certamente! Però io non ho conosciuto il peccato se non per la legge, né avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: 'Non desiderare'. [8]Prendendo pertanto occasione da questo comandamento, il peccato scatenò in me ogni sorta di desideri. Senza la legge infatti il peccato è morto” ( Rm., 7, 7-8). Lacan sostituisce Cosa a peccato e rileva che il rapporto tra la Cosa e la Legge non potrebbe essere meglio definito che in questi termini. Ma in questo modo egli omette che ciò di cui parla Paolo è il vecchio rapporto con la legge e che l'apostolo si dichiara svincolato da questa legge, “è morto ad essa”, per essere sottoposto alla novità dello Spirito e non più alla vetustas litterae.
Riprendendo solo la prima parte del discorso di Paolo, Lacan si condanna ad essere maestro della lettera, della vecchia lettera, e non avverte il salto effettuato da Paolo – e con lui da un'intera cultura – con la nuova formulazione, che non è certo una sostituzione o un riassunto della vecchia legge. L'omissione di Lacan si profila qui come il sintomo dell'incapacità di andare oltre l'ordine dell'obbedienza e della trasgressione.”
Leggi anche:
[PDF] Oltre l’ordine dell’obbedienza e della trasgressione
di Gianandrea Franchi Formato file: PDF/Adobe Acrobat
Fonte: http://www.hortusmusicus.com/home/home.php
Elvio Fachinelli così continua: “ A proposito dell' 'atto genitale': ' senza dubbio in quest'atto, in un solo momento, qualcosa può essere raggiunto per cui un essere è per un altro, al posto, vivo e morto insieme, della Cosa. In quest'atto, e in questo solo momento, egli può simulare con la sua carne il compimento di ciò che non è da nessuna parte'. E' difficile sottrarsi all'impressione di una valutazione intrinsecamente contraddittoria. Essere al posto della Cosa, luogo centrale del desiderio, non può ridursi a una simulazione, a un fingere e far apparire qualcosa che non c'è. Ora, questa valutazione si ripercuote in valutazioni successive. Per esempio in Encore il 'godimento fallico' è puro 'godimento d'organo' e nello stesso tempo esiste un 'godimento al di là del fallo.
“ E' per questa via che Lacan può giungere a incontrare la mistica e i mistici, spesso presenti nella sua opera e, si direbbe, interpellati direttamente ( per esempio in questo seminario, Echkart a proposito di das Ding), ma nello stesso tempo rinviati o sottomessi ad altro.
Con la Cosa Lacan si avvicina ad essi ( il roveto ardente della Bibbia è, esplicitamente, ' la Cosa di Mosè'), ma se ne allontana nel momento stesso in cui si renderebbe necessaria una configurazione specifica, che oltrepassi le 'formule gnomiche' usate abitualemente. L'esperienza mistica è al di là della barriera dell'incesto e in essa si manifesta un aspetto antropologico sinora rifiutato, o temuto o assimilato tout court all'impostazione religiosa.
E così la gioia eccessiva, che è al cuore dell'esperienza estatica, viene trascurata. All'orizzonte del raggiungimento assoluto della Cosa c'è soltanto, essenzialmente, il dolore, come ci insegna la coppia satanica Kant-Sade. Eppure lo stesso Lacan, seguendo Freud , ha individuato una diversa linea di condotta. E' quella in cui il rapporto con la Cosa è governato dalla preoccupazione di evitare, non il dolore ma un 'eccesso di piacere' – siamo nell'ambito del cerimoniale ossessivo o di 'rispettare' il vuoto di una particolare forma di sublimazione – la religione. Dunque : il cerimoniale ossessivo e la costruzione religiosa come modi per circoscrivere e salvaguardare il “roveto ardente” della gioia eccessiva”.
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Osservazione
“In effetti, il mistero nel quale in quegli anni di tentativi d'amore e di rivolta esistenziale, politica, libidinale, dopo esserci messi sulla strada, ci sentivamo implicati, non si realizza su un territorio particolare – tipo 'la mia esperienza' o una qualche interiorità - bensì proprio nello spirito di quel vuoto di dualità e di concettualizzazione che essendo, per così dire, uno stato di grazia, di illuminazione, di un varco che s'apre – all'improvviso o per accumulo di impercettibili sfaldamenti – in uno qualsiasi dei punti dell'organizzazione egotica dell'esperienza, è in qualche modo più vicino al non-sense che non al Senso, al Libro o al Dio della lettera. Ma è caratteristica degli stati mistici quella di attrarre quasi automaticamente riflessi di natura sentimentale o opinioni religiose che spesso non hanno alcuna connessione reale con l'esperienza ipernormale, se non metafisica. Avremmo potuto chiamare quegli eventi di apertura radiosa “coscienza cosmica” con Alan Watts ( ma non c'era qualcosa come l'intenzionalità di una coscienza, non era una coscienza intenzionale); o “sensazione di gloria universale” con Raymond Roussel, forse conosciuto solo dai surrealisti; oppure “enigma della felicità” con Walter Benjamin e “domenica della vita con Hegel”, a proposito di certi quadri fiamminghi; oppure dire “satori” con Kerouac, cattolico imbevuto di zen e di tradizioni orientali. Io personalmente preferisco dire “ Pasqua”, consapevole tuttavia che ciò che i più diversi linguaggi suggeriscono è la traccia di un'esperienza certamente non-ordinaria, ai limiti della percezione, ma che tuttavia costituisce una delle dimensioni universali dell'esperienza umana e della cultura. *
* Cfr. Georges Lapassade, Saggio sulla trance ( uno studio sul fenomeno della trance nelle varie culture e società e sull'evoluzione che questo fenomeno ha subito nel corso dei secoli, arrivando fino alle forme più attuali, che si manifestano anche in imprevedibili ambiti metropolitani ) ; Elémire Zolla, Il Dio dell'ebbrezza: antologia dei moderni dionisiaci ( Questo libro rende visibile una zona vastissima ma normalmente celata, o al massimo consegnata a banali mitologie trasgressive, della storia e della vita dell'Occidente: la zona, segnata da confini mobili, dove continuamente risorge l'elemento dionisiaco.Se infatti gli dèi, non escluso Dionisio, il dio dell'ebbrezza, sono stati dichiarati più di una volta ufficialmente defunti, è anche vero che poeti e scrittori, - come anche i ricercatori abituati a osservare e conservare i tesori culturali di genti in angoli sperduti del pianeta che vivono in modo tradizionale - , si imbattono spesso in comportamenti e stati di coscienza che sembrano indicare, tra mille insidie, la via di una conoscenza "giusta, pura, luminosa"); Gianni De Martino, “Il muro del tempo” , in ALTROVE N°11, anno 2004.
Tale traccia non porta necessariamente la testimonianza di un incontro con una divinità con un nome familiare o esotico: prova semplicemente che un uomo, senza preoccuparsi della grazia divina, ha ricevuto dall'Altro – grazie a Dio – l'autorizzazione a vivere, a far vivere e a essere felice. ( cfr., con qualche modifica, 'Gianni De Martino' in: Mauro Bergonzi, Inchiesta sul nuovo misticismo, Laterza, Bari, 1980, pp. 158-169; vedi anche Karim Kobrâ ,Voglio vedere Dio in faccia : Frammenti di un incontro estatico, a cura di Gianni De Martino, collana ' Spiritualità sperimentale' a cura di Gianpaolo Fiorentini, Promolibri, Torino 1996 - Un viaggio a piedi nudi fra le taverne e le moschee di un Oriente psichedelico, ove si alleano le droghe del Flower Power e il misticismo sufi degli ultimi Mutanti di Dio, è alla base di una singolare esperienza poetica della coscienza e del corpo, vissuta fino in fondo e nelle sue immagini. Leggi ).
L'estasi, che non è niente di speciale, una piccola esperienza, è senz'altro mediata dal corpo – mediatore indispensabile – ma non deriva dall'orgasmo né ne è la sublimazione: quello che è già sublime in sé non ha bisogno di essere sublimato, e l'estasi ha rapporti di consonanza con il “godimento d'organo”, non di causalità stretta. L'estasi è senza comune misura con l'orgasmo. Godimento al di là del fallo, immensamente al di là ed oltre il gorgo vuoto di qualsiasi godimento, la beatitudine infinita e senza causa incontra certamente un vuoto, ma un vuoto come fresca traccia che rimanda alla Presenza di chi , in noi, ci cercava, e ci fa segno.
Può accadere all'alba, o addirittura nell'aurora – ma è meglio diffidare di troppa luce, delle aurore e di quelle altre aurore chiamate notte. Dove per tanti arcobaleni e passi falsi... In genere accade nei chiaroscuri del crepuscolo poco prima della notte o poco prima dell'alba, in quei momenti che i Romani chiamavano SILENTIUM. Era la notte color d'inchiostri, di fughe e d'imboscate. E d'improvviso, a una svolta – dove si svolta una volta sola – il profumo di una pantera, un raggio di luce che al di là delle spendide rovine e delle trappole, trasfigura le apparenze spesso disperanti di questo mondo che ora traspare in nuova figura.
Caravaggio, vocazione di Matteo
La fede cattolica è un nuovo organo cresciuto nel buio, aperto all'inaudito e altrettanto concreto degli altri sei sensi ( odorato, tatto, udito, gusto, vista e mente, senso interno). La religione non è generalmente riducibile, mi pare, all'ambito del cerimoniale ossessivo o di rispettare il “vuoto” di una particolare forma di sublimazione. In particolare non lo è certamente la fede cattolica, che più che re-ligio, o addirittura din ( = debito) come nell'islam, è incontro personale con Gesù Cristo crocifisso a piè di lettera e risorto con un corpo che è carne nello Spirito: incontro personale, attraverso il nichilismo, con il mistero della croce di gloria, mediato dalle Beatitudini, la Scrittura, la trasparenza delle icone, la significativa bellezza dei dogmi, l'efficacia ( non solo simbolica) dei sacramenti, la poetica rinnovata della comunione e l'esercizio concreto della fedeltà , della speranza e della carità – gesti rari, come qualsiasi altro raro gesto di intelligenza, di poesia o di compassione.
Al di là del regime dell'ordine e della trasgressione, liberi in Gesù Cristo, l'augurio è quello di poter ardere per Lui senza bruciare. Il che, al limite, è un passo impossibile, ma perfettamente all'altezza, mi pare, della gioia e della terribilità del vivere, così come dell'impossibilità del reale.

CHIESA MADRE E PATERNITA' DI DIO

Mi pare che i credenti non possano negare che la paternità di Dio, e tutto ciò che comporta una tale Imago Dei in termini di vicissitudini del complesso paterno, sia un elemento decisivo della fede cristiana.
Per la psicanalisi il complesso di Edipo ha un ruolo strutturante per la psiche umana, e si annoda e si scioglie in una crisi storicamente reperibile, alla quale la clinica pone qualche rimedio per impedirne il misconoscimento e l'esito nevrotico. D'altra parte, il pensiero teologico si configura come pensiero del reale e dell'impossibilità del reale, illuminando l' angoscia ( forse un altro nome dell'inevitabile senso di colpa, meno antico e meno criminale del credersi innocenti o indifferenti ) e il desiderio di felicità, talvolta abbagliato dal desiderio di onnipotenza infantile, senza tuttavia ridurre necessariamente la religione a una nevrosi collettiva.
Per quanto diversificato possa essere il credito che i fedeli accordano all'analisi freudiana della loro religione come “illusione” che ha nondimeno il merito di liberare dalla disperazione, hanno molto da imparare dall'analisi su ciò che significa il fatto di riconoscere e confessare Dio come Padre, Figlio e Spirito santificante ( a differenza dell'islam che a partire dal Corano afferma più volte che Dio non è il padre, e a differenza dell'ebraismo che in misura meno rigida, astratta e violenta dell'islam mi pare si limiti al salutare riconoscimento del posto di Dio ( = Padre) e all'osservanza della Legge, che non mira a salvare tanto dal peccato quanto a liberare dalla schiavitù).
Il genio del cristianesimo, la novità del credo cristiano è lo svincolarsi paolino dal “vecchio” rapporto letterale tra la Cosa e la Legge: un salto effettuato da Paolo – e con lui da un'intera cultura - che con una nuova formulazione ( “che non è certo una sostituzione o un riassunto della vecchia Legge”, cfr. Elvio Fachinelli, La mente estatica, Adelphi 1989 ) dà atto del “pungolo nella carne”, cerca di promuovere il piccolo ma sconvolgente eros a charitas e si sottopone alla novità dello Spirito e non più ai dèmoni, a una pletora di tirannici dèi del giorno e della notte, e alla vetustas litterae.
Il Credo cattolico confessa pertanto che Dio si è fatto uomo, incarnandosi “per opera dello Spirito santificatore”, in Cristo, “ Dio da Dio, Luce da Luce”, nel seno della Vergine Maria, ha espiato sulla croce ,“sotto Ponzio Pilato”, per amore di tutti gli uomini le colpe di ognuno, di ognuna, ed è risuscitato secondo Le Scritture: “ è salito al cielo, siede alla destra del Padre; e di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà mai fine”.
Nell'attesa, non inerte, della venuta del “solo Signore, Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli”, il cristiano opera nel mondo come se appartenesse e non appartenesse a questo mondo, libero dalla disperazione, se non dal necessario senso di colpa, perlomeno “un po'”, e pratica concretamente i modi dell'aiuto reciproco e della preservazione delle ragioni di una vita che è fragile dono proveniente dagli altri ( dai padri e dalle madri) e dall'Altro, e nella credenza che l'uomo sia fatto a Immagine di Dio e la donna sia la Gloria di Dio, sostituendo peraltro i miti con il lavoro che ora si fa nella carne-coscienza, e gli idoli con l'Icona e la trasparenza teofanica dell'Icona che rimanda alla tomba vuota e all'Altro.
La religione illumina il desiderio e rivela l'inconscio. L'inconscio non è una tara. D'altra parte, dubito che tutto ciò, ovvero il desiderare di essere con il Figlio-Dio alla destra del Padre, sia nient'altro che espressione del desiderio di onnipotenza infantile, narcisismo o più semplicemente il sogno di una creatura dotata di poteri precari di ritornare sano e salvo finalmente a casa. Questo resistere nel bianco, controcorrente, esprime la sempiterna lotta del Sole con la Morte. E' uno scrivere contro la propria dissipazione, ed è quasi un ES-o-ES che corrisponde al desiderio di evitare la sofferenza e realizzare l'illuminata felicità. Ovvero il voto di non soffrire mai più quello che tutti - malgrado i diversivi, gli anestetici, la promessa bio-tecnologica della grande Aspirina planetaria e gli accomodamenti di supeficie soffriamo ( la caducità, la malattia, la morte e la fragile felicità che prima si fa strada in un corpo giovane, liscio, fresco e piacente e poi in un corpo prudente, impaurito e che invecchia nel vuoto ).
Immersione necessaria, macerazione e – attraverso il nichilismo – l'incontro con il mistero, ovvero con la Realtà così com'è, vale a dire impossibile. Ecco un vuoto non nichilista, un vuoto come fresca traccia. Da un punto di vista antropologico e anche dell'esperienza che ognuno può fare nella vita corrente , è che la fede cattolica illumina il desiderio. La religione lungi dall'essere ( come pretende la bestialità dei Lumi, la cui veglia ha spesso generato mostri) nient'altro che un complotto dei preti per asservire le masse, si articola a una teologia che è pensiero del reale, e sul reale : vicino cioè alla realtà del corpo, delle emozioni e dell'anima vivente. La realtà ( cioè proprio quello che non va, ovvero l'impossibile) non è dialettica. E le reali, contraddittorie e complesse vicissitudini del desiderio possono darsi in diverse forme, assumere per esempio quella del bisogno più elementare, e anche essere desiderio senza oggetto, desiderio di assoluto, totalizzante, se non totalitario. E non solo in termini di brama, o concupiscenza, ma anche di voto, augurio di una vita più libera e più felice, di un reale più largo per tutti.
E' come se ( non per menar Lacan per l'aia, perché no? ) pur nell'annientamento del vivente qualcosa ( ma i cattolici preferiscono dire qualcuno, una Persona, una Presenza, un “Tu”) preservasse irriducibilmente la sua parte. E' da questo “irriducibile” Iddio, mi pare, che “bevuto” a grandi dosi come una specie di droga, oppio, anfetamina o veleno, derivano anche le estasi criminali dei martiri-killer islamici, in pieno marasma regressivo, se non paranoico-sacrificale, ed anche il movimento delle religioni che edificarono le piramidi, i templi, le torri, le fortezze e quelle meravigliose cattedrali che – perlomeno fino al XVI secolo, prima della scristianizzazione dell'Occidente, ovvero con l'inizio dell'espansione di attività secolari o mondane instaurate al di fuori dell'economia cristiana del desiderio – non erano costruite per essere visitate da turisti con il naso in aria sotto splendidi affreschi, insomma per incrementare il turismo e lo spettacolo in genere limitato solo all'occhio corporeo e alla moltiplicazione di un “misto” di nuove escatologie. Escatologie peraltro talmente triviali da farmi preferire di gran lunga, personalmente, non fosse che per fedeltà alla “mia” storia, l'escatologia cristiana.
Insomma, non posso e neanche voglio fingere di non essere “schiavo del battesimo” ( Rimbaud), ed anche della cresima, né che paradossalmente se non fossi schiavo del battesimo non sarei mai libero, neanche di scrivere nel modo in cui ne scrivo, all'ombra di uno spaventoso povero padre cristiano che dettava e di una madre ( anch'essa ferita, come tutti noi ) che cantava.
I FANTASMI ESISTONO
I fantasmi esistono. Vengono sia dall'esterno che dal profondo di noi stessi. Solo per tranquillità li chiamiamo fantasmi, che non sono botoli innocui, ma portatori di qualche rimorso ( ovvero di un'altra figura della colpa, reale, altrimenti forse non si darebbe rimorso). Morti dell'alba, morti fratelli, non vi affrettate, non ci assalite. Sono i morti che ci governano. E i fantasmi, un coro di fantasmi ( Hegel direbbe “ potenze interne”). Chi potrà scongiurarli ?
Potrei cavarmela forse con una battuta e dire ai morti che escono dai muri di casa con la testa vuota da dietro e si affollano come ombre, sollecitando i vivi come se questi fossero capaci di salvarli – ebbene potrei dire loro: “ Nessuna paura, anch'io sono un fantasma!”. Ma mio padre ( morto all'alba) e mia madre ( morta di sera) non erano fantasmi, ombre passate sulla polvere e neanche io lo sono. O perlomeno non sono ancora diventato un fantasma, riapparendo come un fosforo nella memoria dei miei figli, o passando tra due righe come s'imporpora un viso, con un gran bel naso da Pinocchio, oppure apparendo e scomparendo come un bianco viandante sulle rive dei sogni di un lettore fra cent'anni. In ogni caso, Tempo e Spazio non sono una risposta e il dèmone dell'interpretazione e della decostruzione, così come anche l'arte, non sono delle vere via d'uscita.
A parte pianti e lamentele, il vento che batte, la chioma che cade, ecco un'osservazione. Ella, professor Levi, afferma che “ Dio solo (= la Chiesa) detiene il monopolio sulla vita in tutte le sue forme. Per la Chiesa è proibito persino masturbare. L’uomo non ha diritti “soggettivi”, ma solo il dovere di piegarsi al volere della Provvidenza”. Se è vero che il cattolico crede la Chiesa ( non “nella” Chiesa) “una santa cattolica e apostolica”, è anche vero che questa, ovvero la Chiesa non è = Dio. Mi pare che nella religione cattolica la Chiesa sia la madre degli uomini-figli di Dio. E gli dèi non masturbano, perlomeno non ufficialmente, specialmente se figli di Vergine. La tradizione cristiana, aliena all'infantile touche-pipi e ai giochi dei ragazzetti, specialmente in seminario, infatti attribuisce alla Chiesa i titoli di Vergine, Sposa e Madre.
Sposa di Cristo in quanto umanità che accoglie il Cristo, e san Paolo, riprendendo la narrazione biblica, comparerà la loro unione a quella degli sposi ( fino a ieri unione dell'uomo e della donna, in Spagna non più ). Madre dei figli di Dio, lo è per il fatto che a renderla feconda è lo Spirito di Dio, in quanto la nascita degli uomini al loro statuto di Figli di Dio non è opera di carne né di sangue, bensì una seconda nascita secondo lo Spirito e l'acqua, il battesimo che rigenera i cristiani essendo opera congiunta dello Spirito e della Chiesa. San Paolo chiama la Chiesa “Corpo di Cristo”.
Con le parole di papa Benedetto XVI: “ La Chiesa è corpo di Cristo nel modo in cui la moglie insieme al marito diviene un solo corpo e una sola carne. In altre parole: essa è corpo non secondo una identità indifferenziata, ma in virtù dell’atto pneumatico-reale dell’amore che unisce gli sposi. Detto ancora con altri termini: Cristo e la Chiesa sono corpo nel senso in cui marito e moglie sono una sola carne, così che pur nella loro inscindibile unione fisico-spirituale restano tuttavia non mescolati e non confusi. La Chiesa non diventa semplicemente Cristo, essa rimane la serva che nel suo amore egli innalza a sua sposa che cerca il suo volto in questa fine dei tempi. Ma in questo modo sul fondamento dell’indicativo che si annuncia nelle parole «sposa» e «carne», appare anche l’imperativo dell’esistenza cristiana. Diviene perciò evidente il carattere dinamico del sacramento, che non è una realtà fisica predeterminata, ma qualcosa che si realizza a livello personale. Proprio il mistero d’amore come mistero sponsale manifesta l’immensità del nostro compito e la possibilità di caduta nella Chiesa. Sempre di nuovo, attraverso l’amore unificante, essa deve divenire ciò che essa è, e sottrarsi alla tentazione di rifiutare la propria vocazione per cadere nell’infedeltà di un’arbitraria autonomia. Diviene evidente il carattere relazionale e pneumatologico dell’idea di corpo di Cristo e della concezione sponsale, e la ragione per cui la Chiesa non è mai giunta a perfezione ma ha sempre bisogno di rinnovamento. Essa è sempre in cammino verso l’unione con Cristo: ciò che comporta anche la sua propria, interiore unità che diviene, viceversa, tanto più fragile, quanto più si allontana da questo rapporto fondamentale” ( cfr.La dottrina paolina della Chiesa come corpo di Cristo. (J. Ratzinger, La Chiesa, Edizioni Paoline 1991, pp.23-28) .
TERRA CELESTE E CORPI DI RISURREZIONE

dipinto del primo '500 intitolato "Allegoria Cristiana" di Jan Provost, esposto al Louvre.
Nella città dei risorti con un corpo pneumatico, la Gerusalemme celeste presentata come una giovane sposa preparata per il suo sposo ( Apocalisse 21, 2), tutti sono chiamati vergini (14,4) perché si sono dati a livello personale interamente a Cristo, la Chiesa ( = l'umanità che accoglie il Cristo come Signore ) è unita con Cristo e le vicissitudini e l'enormità del desiderio hanno trovato grande pace e compimento nel “tu” che è Lui: nostro Signore Gesù Cristo, il Vivente nei secoli dei secoli.
( Come forse tutti gli innamorati sarei nel bel melone e sogno un bel finale su una specie di belvedere, e come se fossi su un palco all'Opera forse mi sto assopendo, forse mi sto svegliando. Non è forse quando ci si accorge di sognare che ci si sveglia? Una volta mi chiedevo, tra illuminazione e abbaglio: “ Svegliarsi dentro il proprio sogno, esiste forse un'altra terra per l'approdo?”. Altre volte ho sognato il ritorno alla placida orizzontalità dell'animale, dicendomi che era quello il paradiso, senza osare curiosare ancora più indietro: nella placenta, dove confluiscono e si confondono le acque della vita e della morte. Ad ogni modo, per raccontare il proprio sogno occorrerebbe essere infinitamente svegli. Svegli nel proprio sogno e nella lingua che lo dice. Non per un oltrepassamento dei sensi, ma per una loro trasmutazione a partire da una responsabilità e un lavoro che incominciano dai sogni, da una lingua e una memoria. La memoria di una una lingua madre, per esempio, che aperta all'inaudito non può esprimere – come in Dante, il doppio nella lingua – la totalità divina desiderata che attraverso la voce mite, modesta, dell'acqua trasparente, della neve “che al sol si disigilla”, del “vento nelle foglie lievi” ( dove “si perdea la sentenza di Sibilla”), del raggio di luce in cui – per superare la “corta favella” con l'invenzione di quelle parole nuove che tanto imbarazzo pongono ai linguisti – Dante dice l' inventrarsi, l' inluiarsi, il trasumanar per un'esperienza che è insieme concreta e inimmaginabile, reale e fuori del tempo. Se “nomina sunt consequentia rerum” ( Vita Nova, XIII), allora occorre smetterla di fare giochetti intraverbali, ed accogliere la lezione che Pound ricavava proprio da Dante, quando suggeriva di un “fare al bisogno”, del tutto diverso dall'inseguire o il fare “novità vocabolaresche”.
Non avendo imparato a camminare sulle acque, mi dico che forse è il caso di costruire qualche barca, diga o ponte su cui far passare in maniera bella, utile e significativa il mutamento. E poi, proprio come l'assassino che per un caratteristico impulso ritorna sempre, o perlomeno nella maggior parte dei casi , sui luoghi del delitto, sono di nuovo tentato di andare sui limiti. Proprio qui, nel punto esatto della fenditura di un soggetto, ovvero nel punto, intenso e feroce, in cui la vita va al di là dell'io, del mio, e dell'egoismo del piacere o del dispiacere.
La chiamano Morte, in gergo canagliesco. E il poeta, Mallarmè, per tranquillità volle dirla “un modesto ruscello a lungo calunniato”. Il varco, il segreto delle energie mutanti e l'acqua viva della creazione è qui, dove “ripullula il frangente?” ( Montale). “ Das ding!”, esclamerebbe il buon Lacan, prima agitando il fazzoletto e poi, alla fine, immobile, muto, a fare e disfare nodi borromiami su una lavagna nera ).
“Sto morendo, Signore ?”. Sveglia, Giovanni, sveglia, spalanca gli occhi degli occhi, tendi la mano per altro che per masturbare il secolino o per prendere da un Oriente in ascesa sfolgorante e un Occidente al suo tramonto: noi siamo arrivati, o meglio giunti al Polo attorno cui ruotano le stelle, e abbiamo saputo che sei un viandante, la rugiada sui piedi, un po' di nebbia nella testa e sulle spalle. Insomma, proprio mentre il Sole smette di litigare con la Morte e noi lasciamo una macchia, non c'è più ombra, né sesso né Cosa in Paradiso. E non c'è neanche la bellezza, che è parola nostalgica.
Licenziato e messo in pensione l'Arcangelo con spada fiammeggiante che impediva l'accesso a quel giardino piantato in noi da prima che cominciasse la storia, tutti i morti – liberi e felici come dovrebbero essere tutti i cari morti – aprono mille braccia, spalancano mille occhi e dicono: “ Venite, entrate tutti in giardino a riposare un poco in pace”. Suppongo che la musica sarà molto più importante dell'odio, dell'amore e degli equivoci della sempiterna lotta dell'odio e dell' amore; e che laddove non c''è dove e niente trascina o spinge, potremo trasumanare la danza lieve e immacolata dei beati e forse discorrere eternamente su un cuscino di vere rose con Gesù.
Dico “forse” perché la scrittura non è una lapide e non ho poi tutta questa fretta di andare in Paradiso, e non vorrei neanche sembrare uno che ha la pretesa di dire a Dio come andrebbero fatte le cose nella casa del Padre.
IL TERZO TERMINE FRA LA CARNE E IL SACRO
Ora debbo lasciarla: è l'appello della campanella, è mamma-Chiesa (che, lo confesso, mi sta a cuore) che chiama tutti i suoi figli a casa per la santa Messa, quelli che siedono umilmente al suolo e quelli persi ai limiti della percezione e giocano in cielo con i bimbi morti. Sì, è mamma-Chiesa che chiama per la confessione dei peccati, l’eucarestia ( in cui il Signore ci da il suo corpo e fa di noi un solo corpo per la rinascita della Chiesa ) e la gioia di una poetica rinnovata della comunione.
Prima di alzarmi e andare a confessarmi ( costa molto meno di una seduta a pagamento di 45 minuti da uno psicoanalista) , resta del tempo per un'ultima, sia pure non definitiva osservazione. Se è nello Spirito che anima la Chiesa che diciamo con Cristo: «Abbà», perché siamo diventati figli (cfr. Rm 8,15; Gal 4,5), il conflitto tra Padre e Figlio si scioglie, o perlomeno così pare. Il terzo termine, necessario per uscire dal conflitto, è quell'apertura spirituale a Cristo che è la Chiesa, che allorché “rinasce” - personalmente, molecolarmente e cattolicamente – mi pare più in quella posizione che la psicoanalisi chiama “fallica” ( terzo termine, conseguenza della relazione d'amore Padre Figlio, che si pone nella linea paterna, e che rappresenta la potenza del desiderio) , che non nella posizione Chiesa=Dio.
In altri termini, si osserva una sovrapposizione della posizione fallica all'elemento femminile accogliente, aperto e materno della Chiesa di cui il Fallo è precisamente il luogo comune e il medio termine.

«Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito» (1Cor 6,17). “Anche qui – scrive il santo Padre , la parola «spirito» non dev’essere intesa secondo la sensibilità linguistica moderna, ma dobbiamo leggerla nell’accezione paolina; in tal caso non è così lontana dal «corpo» nel significato. Essa vuole indicare una sola esistenza spirituale con colui che nella risurrezione è divenuto «Spirito» dallo Spirito Santo ed è rimasto corpo nell’apertura dello Spirito Santo. Ciò che poco fa è stato sviluppato a partire dall’immagine del nutrimento, diviene ora più trasparente e comprensibile a partire da quella dell’amore; nel sacramento come atto dell’amore avviene questa fusione di due soggetti che superano la loro divisione e divengono una cosa sola. Il mistero eucaristico, proprio nell’applicazione metaforica dell’idea sponsale, rimane il nucleo del concetto di Chiesa e della sua definizione mediante la formula «corpo di Cristo»( cfr.La dottrina paolina della Chiesa come corpo di Cristo. (J. Ratzinger, La Chiesa, op.cit.).
E' in effetti sempre in termini di amore, di fecondità e di potenza generatrice che la tradizione cristiana ha presentato la persona dello Spirito Santificatore, tanto nell'articolazione o processione o dialettica trinitaria che per l'opera che esso svolge nel seno della Chiesa e nel mondo. Potenza maschile, è il soffio sovrannaturale che feconda la Vergine Maria, che anima la Chiesa e che genera i cristiani a nuova vita; è tale potenza ( non a caso lo Spirito Santo non viene mai rappresentato in forma umana) che manifesta la nascita e la risurrezione di Gesù ( cfr. ( cfr. A Phallic Shadow. Interview by Jacques Henric, art press no. 262, november 2000 ).
Nota. Nel lavoro La significazione del fallo Lacan esplicita il fatto che l'inconscio freudiano non tiene conto della differenza anatomica tra i sessi, ciò significa che una diversa ratio domina l'inconscio, a partire da ciò, Lacan introduce l'idea che è un ordine diverso da quello anatomico a reggere la ratio inconscia, che suppone essere l'ordine significante.
Milano, 21 giugno, san Luigi Gonzaga, Solstizio d'estate 2005
Dalla rete

Phallophanies: les images du livre
Fallofanie, la Carne e il Sacro, Éditions du Regard, 2000 , espone una scoperta. Una Cosa, nell'arte cristiana, che nessuno aveva ancora visto ( come nella “lettera rubata” di Poe, di cui parla Lacan), d'improvviso appare: sul corpo del Cristo battezzato o crocifisso affiora un fantasma fallico che interroga lo spettatore. ( Grazie al dottor Luigi Puddu per la segnalazione).
Nota 2. Nel lavoro La significazione del fallo, Jacques Lacan esplicita il fatto che l'inconscio freudiano non tiene conto della differenza anatomica tra i sessi, ciò significa che una diversa ratio domina l'inconscio, a partire da ciò, Lacan introduce l'idea che è un ordine diverso da quello anatomico a reggere la logica inconscia, che suppone essere l'ordine significante. Entriamo così nella dimensione del simbolico, il simbolico è propriamente l’inconscio ma nessuno lo sa… e se qualcuno lo vuole sapere va in fallo, fallisce, si sbaglia. Come il soggetto infante, il falloso ( in genere ripetitivo, palloso: non esattamente come questa nota che invece è una ripresa della nota 1 ) attraverserà delle fasi di erranza, prima tra tutte lo «stadio dello specchio», arrivando ad un punto in cui il desiderio sfugge al soggetto, inconscio, rimosso celato com’è nell’Altro, ciò equivale a mentire e a negare la mancanza ad essere che si traduce in angoscia ( con termine usato da Kierkegaard, poi da Lacan).
La legge del desiderio è appresa dal nostro corpo quando nel nostro mero o puro movimento ci imbattiamo nella presenza /assenza della madre, primo vero Altro- il quale risponde, solo se può e quando vuole alla nostra insaziabile domanda d’Amore. Anche quando il bambino piange perché ha fame esprime una domanda d’Amore, ciò vuol dire che l’apprendimento del linguaggio nel bambino è funzionale alla sua urgenza di significare la mancanza, per non patirne più il muto ed angoscioso peso. Al centro del grafo Lacaniano troviamo la teoria della castrazione simbolica, con cui egli cerca di significare l’indicibile di quest’assenza.
Il fallo ha una doppia valenza, immaginaria e simbolica, esso diverrà appunto, da oggetto immaginario per il possesso della madre a significante dell’impossibile soddisfacimento del desiderio.
Partendo dal complesso di Edipo il bambino, cercherà un rimedio alla dolorosa consapevolezza di non essere tutto per la madre (Altro) e lo troverà nella Parola che, dicendola, proprio per questo vela , occulta, rimuove la propria mancanza ad essere. Si chiude così il grafo con l’accettazione della mancanza che è la sola verità del desiderio.
Nota 3. Di un desiderio che nelle persone rimaste bambine, invece di diventare come bambini, si traduce nel tipico e abietto desiderio di essere amate “per come sono e mi pongo, perché pago le tasse e siamo in democrazia siamo tutti uguali e diversi”.
Tutti degni di essere amati ed accolti come vuole il cuore da qualche don Pirla con la kefiah: fossero pure il mostro di Dusseldorf, i poveri stupratori extracomunitari di Milano o di Bologna ( non senza logica ed etica inconscia proposti dalla Lega per la castrazione chimica) ** oppure i “diversi” in generale solo perché “diversi”: a partire dai poveri “resistenti” irakeni costretti dalle circostanze a torturare e a sgozzare cristiani, indù, buddhisti e musulmani “tiepidi” in mondovisione, passando per i kamikaze portati da “un vento divino” e i martiri-killer costretti, sempre dalle circostanze e dal vittimismo organizzato, a farsi esplodere per amore tra i nemici, fossero pure dei civili; per non dire di Leonarda Cianciulli, la tormentata saponificatrice di Correggio – autrice di “Confessioni di un'anima amareggiata”, scritto nel manicomio criminale di Aversa dove per fortuna fu rinchiusa prima che cominciasse a regalare, come le suggeriva il suo buon cuore e desiderio di essere amata “per come sono e mi pongo”, saponette di grasso umano ai vicini.
** LA LEGA E LA CASTRAZIONE CHIMICA DEI MIGRANTI
«Castrare con un colpo di forbice, e non necessariamente sterilizzata» gli stupratori . Per lanciare la sua "proposta" il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli (Lega Nord) ha preso carta e penna e ha diffuso una nota ufficiale senza dubbio ricca di spunti . «In una sola settimana — scrive Calderoli — a Milano sono state stuprate quattro donne e, guarda caso, i delinquenti sono tutti d'origine extracomunitaria. Si tratta di una situazione intollerabile» La soluzione ? Presto detto «Per prevenire simili reati serve una sola cosa. la castrazione fisica di quei delinquenti. Un tempo si parlava di castrazione chimica, ma personalmente sono propenso a metodi più semplici un colpo di forbice, non necessariamente sterilizzata»CALDEROLI (VICE PRESIDENTE DEL SENATO), Fonte: Il Sole 24 ore 1 luglio 2002. Questo accadeva tre anni fa. Oggi la situazione si ripete. Dopo la recente violenza subita da una quindicenne nel parco di Villa Spada a Bologna ad opera di due marocchini , caso che è stato al centro delle polemiche innescate dalle assurde dichiarazioni del capo procuratore della città Enrico Di Nicola ( in un'intervista al Corriere della Sera ha dato la colpa a Berlusconi e alla “classe dirigente”, praticamente attenuando la responsabilità dei poveri stupratori in quanto sarebbero, tanto per cambiare, vittime delle circostanze ) giunge la notizia di un ennesimo crimine di abuso sessuale commesso da un gruppo di migranti, la cui vittima è una diciannovenne milanese che si era appartata in zona Fiera con il suo compagno. Dalla Lega, tramite il ministro Calderoli, viene ribadita la proposta di effettuare la castrazione chimica sugli autori di questo genere di crimini.
COMMENTO: Non mi pare che Berlusconi operi nel parco di Villa Spada di Bologna o nella zona Fiera di Milano. Quanto alla proposta del Ministro, il suo linguaggio sembra strutturato come un inconscio non del tutto civilizzato ( il che non è una tara), o perlomeno non all'altezza della civiltà cristiana e dei comandamenti “ Ama il prossimo tuo come te stesso” e “ Ama i tuoi nemici”, che poi sono lo stesso, spesso incompreso se non incomprensibile, comandamento. Pagano, più che padano, un tale inconscio esprime un'etica che pare quasi naturale: la solo etica che soddisfa veramente l'inconscio, quella che trova una formulazione nella cosiddetta Legge del Taglione. Si tratta di una verità psicologica rigorosamente proibita, specialmente oggi in tempi di democratica dittatura del political corretness. A dare espressione a tale verità psicologica dovrebbero però essere i poeti non i politici responsabili. A tale proposito, in una nota a margine a Il disagio della civiltà (1929) , Freud riporta uno scritto del grande poeta Heinrich Heine, che in Gedanken und Einfalle vol. II , così confessa : “ Ho un temperamento il più pacifico che esista. I miei desideri sono: un'umile capanna con un tetto di paglia, ma un buon letto, buon cibo, latte e burro freschissimi, fiori davanti alla finestra, qualche bell'albero davanti alla porta, e se il buon Dio mi volesse rendere del tutto felice, mi dovrebbe procurare la gioia di vedere sei o sette dei miei nemici impiccati a questi alberi. Prima che muoiano, con cuore commosso perdonerò loro tutti i torti che mi hanno fatto in vita: certo, si deve perdonare ai propri nemici, ma non prima che siano stati impiccati.”
Il perdono sembra avere ben poco a che fare con l'inconscio umano, è categoria davvero divina. Come lo è del resto la castità, che togliendo alla concupiscenza il suo orientamento nel tempo, trasmuta i sensi – con l'aiuto di Dio – nella luce e il calore del grande abbraccio della vita al servizio della vera Vita e "per" il Regno ( cfr. Il valore della castità evangelica) .
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Francesco di Giorgio, “La Castità” (sec. XV)
Il cuore della questione di Andrew Cohen ( In questa intervista con Andrew Cohen, Padre Thomas Keating parla del celibato e della rinuncia come qualcosa di molto intenso, come l'amore di Dio che giunge a compimento dentro di noi). Nella “notte oscura” di san Giovanni della Croce, uno dei maestri del misticismo cattolico, sono descritte tre grandi prove o tentazioni, una delle quali è definita lo “spirito della fornicazione”: in essa vi sono continue ed enormi tentazioni di attività sessuali e di abbandono del celibato. Ed è in questa lotta intensa che la virtù della castità viene testata. Il rinunciante viene spinto dalle tentazioni al fondo della carne-coscienza e della sua anima, dove diventa realmente saldo di fronte a tutte le tentazioni. Fonte: innernet.it - Genere e sesso
In piazza per i diritti dei minori e del matrimonio
Albrecht Dürer , Adamo ed Eva, 1504 Oggi in Spagna, mentre cresce l'adesione da tutto il mondo cosiddetto civilizzato, si protesta contro la deriva del governo di Zapatero e un'aberrazione giuridica che rende il matrimonio indifferenziato , riducendolo a un fatto privato, abolendo per legge la famiglia formata dall'unione dell'uomo e della donna e credendo di poter ridurre la sessualità a gestione ottimale dei bisogni.
La chiesa spagnola in prima linea per il rispetto delle differenze e la promozione della famiglia, della vita, della libertà e della memoria antropologica, storica e civile dell'Europa.
“ Gli organizzatori vogliono che il governo riceva ed ascolti le famiglie perché fino a questo momento e nonostante le firme raccolte a sostegno dell'iniziativa legislativa popolare “per il matrimonio e l'infanzia”, nessuno si è degnato di ricevere i rappresentanti di questa iniziativa.
D'altra parte, gli organizzatori si sono detti sorpresi per la furibonda reazione che si è scatenata da parte delle organizzazioni di omosessuali e per gli attacchi ricevuti da alcune settimane dopo la relazione elaborata da esperti sulle conseguenze nei bambini adottati da coppie di omosessuali che è stata inviata a tutti i senatori e per l’indizione della manifestazione. Da diversi siti Internet si sta incitando alla violenza contro il movimento familiare e contro la Chiesa, proponendo atti di sabotaggio della manifestazione. Si sono già registrati alcuni atti di intimidazione ed aggressione. Alla sede della piattaforma Hazteoir da mesi si ricevono telefonate, e-mail e messaggi con insulti e minacce, provenienti non solo dalla Spagna. Gli organizzatori hanno chiarito in numerose occasioni che non si vuole lottare contro gli omosessuali ma contro una legge dannosa per la famiglia. “In considerazione di queste deplorevoli situazioni - afferma Ignacio Arsuaga, Presidente di HazteOir - acquista ancora più senso uno degli slogan sotto i quali si convoca la manifestazione: “Per la libertà”. Inoltre ha dichiarato che “il dibattito sull'adozione ed il matrimonio tra persone dello stesso sesso è stato sottomesso a costanti tentativi di mettere a tacere ogni voce discordante, perfino proveniente dall'ambito scientifico e giuridico". (RG) (Agenzia Fides )

“ C'è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: é il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Non corrono assolutamente alcun pericolo, al suo confronto. Tutto nel mondo moderno, e soprattutto il disprezzo, è organizzato contro lo stolto, contro l'imprudente, contro il temerario, contro lo sregolato, contro l'audace, contro l'uomo che ha tale audacia, avere moglie e bambini, contro l'uomo che osa fondare una famiglia". (CHARLES PEGUY ) qui l'intero brano di Peguy (Il padre di famiglia il vero avventuriero).
Dalla rete
"La familia SÍ importa”, “Por el derecho a una madre y un padre”, “Por la libertad”
http://hazteoir.org/18j/
RIUSCIRA' LA CHIESA DI PIETRO A SALVARE, ANCORA UNA VOLTA, L'OCCIDENTE ?

Gentili amici,
A scanso di equivoci, vorrei solo chiarire la mia valutazione sulla posizione della Chiesa.
Non ho sostenuto che “sia la Chiesa a turbare l'uomo suggerendogli il dovere di piegarsi al volere della Provvidenza”, anzi direi che questa, imponendo all’uomo di piegarsi al volere della Divina Provvidenza, proponga una soluzione ai suddetti turbamenti.
La Chiesa impone all’uomo di sentirsi in colpa per le proprie pulsioni vitali, che Freud ha definito Eros. Cosa molto facile da fare in quanto l’uomo si sente in colpa a priori. La religione non può instillare nell’uomo qualcosa che questi non abbia già dentro di sé, ma riattiva i suddetti contenuti per poterli canalizzare in favore della propria ideologia. Come spiega il protagonista del racconto di Kafka “Il bagno penale”: “Nel nostro tribunale, la colpa non è mai messa in discussione." Facendo leva su questi sensi di colpa, viene anche esacerbato il turbamento. Ma la Chiesa dà anche tutte le risposte: se vi affiderete alla Divina Provvidenza, i vostri turbamenti verranno risolti. La sottomissione alla Salvezza, che è sempre dipendente dalla benevolenza divina, rappresenta anche la soluzione di ogni turbamento. Quindi, la Chiesa, rappresentando delle certezze, in un’epoca di turbamenti e perdita di direzione, viene percepita come un punto di riferimento, una solida àncora, lì dove mancano lidi di approdo. Non dimentichiamo che la Chiesa è quella che ha salvato la cultura occidentale dal disfacimento susseguente al crollo del mondo antico. Siamo davanti a una ripetizione. Anche allora, allucinazioni di martirio e di Paradiso riguadagnato, furono canalizzate in ideologia salvifica. La debolezza dell’Occidente di fronte ai martiri di Allah, è il sintomo più evidente di quanto ci si identifichi con questi aspiranti embrioni.
Se anche questa volta la Chiesa cattolica riuscirà a salvare l’Occidente, è una questione aperta. Personalmente ho qualche dubbio, ma lasciamo la profezia ai profeti. Sospetto che questa volta, se salvezza ci sarà, questa verrà semmai dai “New Born in Jesus” e altri militanti protestanti che si sono cinti della spada di Paolo. Le soluzioni da questi proposte sono molto meno ambigue dei balbettii esitanti che escono dal trono di Pietro.
Iakov Levi
Non è facile, eppure comprendo che il senso di colpa resta “ il problema più importante dello sviluppo della cultura” ( Freud, 1929 ). Che “un po'” di senso di colpa sia salutare, la Chiesa cattolica lo sa molto bene, mi pare. Della Chiesa ammiro il modo in cui ha saputo trasmettere attraverso il tempo lo splendore estetico, il vigore intellettuale e la saggezza della civiltà greco-romana e di quella giudeo-cristiana. Personalmente non vivo la Chiesa come un oppio o un oppressore, e anzi sono dell'opinione che voler negare alla Chiesa ogni sapere sul bene sia una forma di odio viscerale, se non una tipica forma di sterile “rivolta di schiavi nella morale” ( l'espressione è di Nietzsche, che non è un mio maestro).
Per aiutare la Chiesa a salvare, ancora una volta, l'Occidente ( che tuttavia è mortale) è d'importanza decisiva accogliere la proposta del papa Benedetto XVI, ovvero, perlomeno come la recepiscono i cattolici più sensibili e riflessivi: quella di peccare con maggiore intelligenza, consapevolezza e grazia, comportandosi come se Dio esistesse. Per ritrovarsi nell'infinito ( “Oh,l'infinito? va', citrullo!”, dico a me stesso) occorre prima distinguere tra il bene e il male e poi – dopo aver riconosciuto i propri errori, fatto penitenza, emendato e perdonato – unire. Altrimenti ci si dissipa nell'illimitato, nell' illusione di una propria presunta innocenza naturale primordiale.
La Chiesa opera controcorrente, contro la dissipazione della memoria, della cultura, della stirpe, della persona cosiddetta civilizzata e della stessa lingua che lo dice. La Fede che la Chiesa cattolica propone attraverso l'incontro con Cristo mediato dai dogmi, dai riti, dalla sacramentalità dell'Eucaristia e la poetica della comunione, possiede caratteristiche di valutazione, rispetto e santificazione del corpo di carne, inteso come amore per la vita con le sue percezioni, emozioni e cognizioni e piaceri sensuali , che nell'etica protestante – e ancor più nell'islam iconoclasta, giurisprudenziale, nemico dell'apollineo, lunare, misticamente attratto dalla morte e portatore di un monoteismo dai tratti astratti e violenti – è condizionato dall'assenza della gratuità del dono e da maggiori proibizioni e divieti.
Non a caso Marshall McLuhan, lo studioso dei mass media convertito al cattolicesimo ( forse non molto amato da quei cattolici che non desiderano essere inquietati nel loro tran tran) riteneva la Chiesa cattolica il sale della modernità, ovvero della modernità tecnologica, in quanto portatrice di una fede reale e concreta quanto i sensi dell'udito, del tatto e della vista, senza dimenticare l'odorato ( l'incenso) che però è subordinato alla vista che permette una messa in prospettiva delle cose e una pluralità di punti vista – non limitati solo all'occhio corporeo, ma anche a quello della mente.
Personalmente sono grato alla Chiesa cattolica sia di Pietro che di Paolo (il cui insegnamento non è spiritualista, e neanche materialista, ma aperto all'Incondizionato e all'Inaudito ) per avermi avviato fin dalla prima infanzia al gioco ( specialmente a quello, molto educativo e formativo, della vittima e dei carnefici) e alla filosofia, alla psicologia e all'antropologia, alla poesia e alla musica, all'allegria e alla consapevolezza, alla libertà responsabile e all'amicizia.
Coinvolgendoci in una storia d'amore fra i figli e un Dio padre onnipotente che per amore s'incarna in Cristo Gesù e osa innalzari sulla croce , e additandoci, inoltre, la tomba vuota, la Chiesa cattolica forse ci ha raccontato una bella favola. E' una favola che racconta dell'altro mondo in questo, e che quindi non spinge come nell'islam a dover ritornare in Paradiso troppo in fretta, ma anzi a vivere e a far vivere, cercando i modi dell'aiuto reciproco, come se fossimo dei fratelli e delle sorelle che si ricordano del padre, e anche della madre, dei nonni e dei maestri.
Forse è una favola, che tuttavia ci evita la sfiga di crederci tutti dei bastardi, tutti degli erranti disponibili ( come quei disertori che vagano smarriti tra le nebbie, chiedendosi quale guerra stanno combattendo e perché, avendo ormai perso il contatto con il quartier generale, o Superio che dir si voglia). Quella insegnata dalla Chiesa cattolica forse è una favola, ma è una bellissima favola in cui – personalmente - preferisco, anzi voglio credere; anche perché risveglia in noi il meglio che s'ignora e quello che in noi è ancora capace di venerazione, di rispetto e di osservanza – sia pure tra illuminazione e abbaglio, e tra rivolta e obbedienza ( per via del Peccato Originale e del libero arbitrio, che presumibilmente investe una parte della mente umana che si comporta come un sistema caotico intenzionale).
“Nessuno crede se non vuole” ( san Tommaso). L'insegnamento della Chiesa cattolica ( fossero pure “i balbettii esitanti che si escono dal trono di Pietro” ) forse non mi salverà dalla violenza della storia, dall'atrocità delle cose terrene e dal “disagio della civiltà" (Das ungluck in der kultur), ma mi libera da adesso e per sempre dalla disperazione.
D'altra parte, comprendo anche coloro che si sono cinti della spada di Paolo. E' comprensibile: cos'altro avrebbero dovuto fare gli uomini una volta individuati quelli che buttano loro giù le torri e sgozzano uomini, donne e bambini anche in mondovisione ? Finché non arriverà il momento di rinfoderare la spada di Paolo, aggiungerei anche un'invocazione a san Michele e alla sua spada, se proprio necessario per evitare mali peggiori ( come per esempio l'uso , più volte minacciato dal lugubre regime nazi-islamico degli ayatollah, di lanciare missili a testata nucleare per distruggere Israele. In tal caso, ove sopravvissuto alla catastrofe, non parteciperei alle ripetitive fiaccolate di cordoglio e di protesta all'ONU dei tanti farisei e penitenti: fra quelli che non sanno e che non avranno mai saputo, a battersi il petto e a balbettare in lingue sia ancora barbare sia civilizzate sotto nebbie radiottive dal Medio-Oriente al Mediterraneo su su fino alla Norvegia).
P.S. Il professor Levi ha anche scritto: “ Uno dei sintomi del conflitto tra il mondo protestante militante e quello cattolico conciliante trasparisce nel diverso atteggiamento di Bush da quello dell’Europa e della Chiesa verso il fondamentalismo islamico. Bush, che non a caso è un New born in Jesus, ha preso la spada di Paolo, mentre la Chiesa tiene saldamente in mano le chiavi al Paradiso di Pietro”. ( cfr. Psychohistory: un approccio psicoanalitico alla storia ).
Si tratta di una questione complessa, esplorata con perizia e competenza dal professor Levi. A tale proposito non saprei che dire di più. Se non limitarmi a un'osservazione, sia pure per obliquo, che forse potrebbe essere utile: e cioè che tra la spada di Paolo ( portatore anche di un suo caratteristico “pungolo nella carne”) e le chiavi di Pietro ( a cui Gesù disse di rinfoderare la spada, prima di farsi prendere come agnello e crocifiggere ) esiste certamente una dialettica ambivalente, se non ambigua. Mi viene infatti in mente una raffigurazione di Pietro e Paolo che si trova nella mia città, Castellammare di Stabia ( Arcidiocesi di Sorrento) , dove ho trascorso gli anni della gioventù, al liceo dai padri salesiani. Si tratta di una placca in avorio ( presumibilmente un pettine liturgico del V secolo ) raffigurante i due apostoli che si abbracciano “prima del martirio”.

I due apostoli di Gesù simboleggerebbero la concordia e l'unità della Chiesa, e fra loro suppongo esista una dialettica ambivalente, se non ambigua: Paolo è stato, forse non a caso, raffigurato dall'artigiano con la barba lunga, ed è inconfondibilmente virile, mentre Pietro, per l'acconciatura e i fianchi assai marcati, sembrerebbe quasi una donna, se non fosse per la corta barba. Tutto ciò mi sembra rimandare all'inevitabile ambiguità di psiche e al formidabile compito – volenti o nolenti – conosciuto come “riconciliazione degli opposti”. E' proprio qui che : "spinto così dall’Es, stretto dal Super Io, respinto dalla realtà, l’Io lotta per venire a capo del suo compito economico di stabilire l’armonia tra le forze e gli impulsi che agiscono in lui e su di lui; e noi comprendiamo perché tanto spesso non ci è possibile reprimere l’esclamazione : la vita non è facile!" (cfr. S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi, 31° lezione).
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Paolo della Sala de Le Guerre Civili ha scritto:
IL COMMENTO DI PAOLO ( giunto via mail perché il pc è andato in crash)
“ Il tema della questione di Levi è importante. Tuttavia, pur da protestante non ecclesiale (che cioè non "tifa" per nessuna chiesa, inclusa la sua, ma solo per la Chiesa invisibile...), non convince neanche me. Intanto la chiusa, che per salvare l'Europa bisogna "cingere la spada" protestantemente... No, e lo dico da sostenitore di tutte le politiche finora seguite dagli angloamericani e Israele (con alcune riserve su Israele, ma con qualche giustificazione da dare in più). La spada è stata necessaria SOLO perchè l'Europa si era venduta al nemico. La responsabilità della guerra è dei "pacifinti" di stato...
Secondo, la concezione della Chiesa cattolica che sale dal giudizio di Levi, è alquanto vecchiotta. Pur condividendola in parte, trovo molto più interessanti le fughe in avanti che alcuni cardinali (meno i vescovi) e una piccola parte del clero hanno avute, rispetto alla chiesa storica, e ancora più interessanti sono i movimenti del basso, quelli individuali: questi sì, protestanti, nel senso buono, cioé frutto di meditazione personale... e rapporto diretto con lo Spirito. Francamente il senso di colpa del cristiano, e anche di Freud, non lo sento più mio. Sento che esso esiste, ma solo per le masse. Spiega ad esempio il comportamento dei cattocomunisti, e di qualche riccone senza colori, ma bona lè. Tant'è vero che la gente sceglie l'ipocrisia, ma non l'asservimento alla chiesa. Il problema è l'asservimento mancato a Dio, e non più l'asservimento alla chiesa, di cui frega ai laicisti, ma non più molto a me”.
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Luigi Puddu : Innanzitutto Levi, da non cristiano, sembra avere (detto con il massimo rispetto) una sorta di conoscenza di seconda mano dell’argomento “Chiesa” e rende meno che nel suo ambito.
Noi crediamo “in” Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo; e crediamo “la” Chiesa (lo spazio esistenziale del pieno rapporto col Dio unitrino) e la crediamo una, santa, cattolica e apostolica. È una differenza di atteggiamento sostanziale: la Chiesa è Popolo “di” Dio, Corpo “di” Cristo, Tempio “dello” Spirito Santo e tanto più si dimostra “Chiesa” quanto più dice questa radicale appartenenza: che si esprime anche in una “dogmatica” (così come in una liturgia, in una morale, in una spiritualità), ma mai in una “ideologia”.
La Provvidenza, poi, non è primariamente un volere ma un ben-volere, l’iniziativa di Dio Padre che, benevolo fin dalle origini (e in nulla simile al padre kafkiano), ci ha infine, nella pienezza dei tempi, mandato Cristo Gesù, a stabilire la Nuova ed Eterna Alleanza nel suo sangue (e se l’uomo come uomo è nell’angoscia della colpa, in Lui è nella gioia del perdono).
È da uomini che hanno vissuto profondamente “l’amicizia di Cristo”, come San Benedetto, che la classicità è stata salvata e tramandata (e, se Dio vuole, lo sarà ancora).
E il fatto che papa Benedetto non sia un fondamentalista islamico, né un predicatore protestante, non autorizza a pensarlo come un “re tentenna”.
luigipuddu
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OSSERVAZIONI DI UN TOPOLINO
ULTIME NOTIZIE DAL LABIRINTO
E' l'oceano della vita e della morte e pare un labirinto, non è vero ?
Una volta entrati nel labirinto non è facile avere la garanzia del ritorno. Anche perché la discesa in questo antro di Ciclope e kali yuga è molto facile, più difficile la risalita verso il venticello dell'alto ( inutile cercare di elevarsi tenendo sempre duro e in alto lo stendardo della Ragione, oppure tirandosi su per per i lacci delle scarpe firmate da uno spirito divino senza corpo, né memoria, né lingua, né mani per farci una carezza e al quale poter dire “Tu”! - attraverso un "tu" non privo di storicità). Riuscirà il nostro eroe a uccidere il Mostro, a salvare la sua bella e a ritornare sano e salvo a casa? Riuscirà la Chiesa cattolica a salvare, ancora una volta, l'Occidente ? E noi, se non l'anima, riusciremo a salvare perlomeno il culo, il formaggio e la psiche? Capisco i dubbi, gentili nuovi amici.
Continuo a pensare che se non ci fosse una spada da stringere convulsamente in una mano e un filo da seguire ( offerto in grazia di Arianna che per amore di quel ganzo ne regge l'altra estremità con mano sicura) somiglieremmo ancora a quei nostri lontani progenitori semiciechi, topi o sorci ad annusare l'aria del periodo Triassico ( o giù di lì) tremando acquattati tra le foglie del sottobosco di felci primordiali per l'arrivo tempestoso di qualche montagnoso carnivoro, dinosauro o crudelissimo drago della cui scomparsa presumibilmente non ci siamo ancora ripresi. Sì, perché questo labirinto sembra un oscuro ( e invischiante) guscio di chiocciola preistorica o trilobite, una ragnatela luminosa, un enorme formaggio fluorescente.
Scusate se m'intrometto ( Arianna, la mia fidanzata, mi chiama Topolino) . Continuo a pensare che se oltre al mouse non ci fosse anche una spada da stringere in una mano ( spada sottratta per un attimo se non a una decisione di sana castrazione come vorrebbe Umberto Eco, ebbene ( riprendendo fiato e filo) se non ci fosse la spada , avanzando nell'ingegnosa costruzione l'ombra del Minotauro, gli inevitabili riflessi della colpa o dell'innocenza, gli echi delle vergini sacrificate e gli occhi allucinati dei tanti fratelli-feti agglutinati in angoli rischiarati d'irrealtà e di arcobaleni ci riempirebbero fino in fondo il cuore di “paura affascinante” ( l'osservazione è del compianto Elvio Fachinelli) , portandoci a sentirci noi stessi Minotauro sfigato, vergine sacrificata e feto allucinato, topo o sorcio tremebondo. Questo più o meno ci dice il mito, uno dei miti maggiori dell'Occidente, quello di Teseo, così come ce lo siamo raccontato, trasmesso e cercato d'interpretare. In un'epoca cinica e disincantata, in cui psiche, quel drago prodigioso, sembra ormai ridotta a anguilla in scatola, riusciremo a ridurre Eros, Agape e Charitas a gestione ottimale dei bisogni? E soprattutto, per quanto riguarda la questione posta dal professor Levi, come conciliare – volendo - tutto questo ( compresa l'attrattiva torbida dell'insufficienza) sia con Paolo che cinge la spada ( egli stesso continuamente in dubbio e portatore di un suo caratteristico “pungolo nella carne”) con quella virile figura “con un cuore” che dice a Pietro “ rinfodera la spada”, e si lascia snobbare, tradire, bistrattatare e addirittura uccidere su una croce, gridando se non balbettando in un gemito “ Padre, perché mi abbandoni?”.
Già! Il diavolo, via Nietzsche e una pletora di devoti satanassi, lo predica morto da più di cent'anni; e( aspirando nell'aria e fra i campi di sterminio non solo dell'Europa il puzzo di quel nobile cadavere ) si ha l'impressione, quasi la concreta percezione, che Dio abbia voluto distogliere lo sguardo dalla sua più grande promessa, lasciandoci quaggiù nel secolino a sbrogliercela da soli sotto un cielo scipito e blu.
Eppure anche qui, nonostante tutto, la speranza rifiorisce, tenace, come le erbacce nei cimiteri ( erbacce, come dicono i sapientoni, forse solo perché non ne conoscono ancora le virtù).
nel post qui sotto dal titolo “Cassandra e il degrado dell'Occidente”. E' un commento del professor Iakov Levi che riporto per intero:
“ Posso solo aggiungere che il preludio alla disintegrazione di una cultura è appunto la perdita di identità. Il sintomo più eclatante che siamo già in uno stadio molto avanzato di questa fase finale è il Referendum sulla soggettività o non soggettività degli embrioni. Come dichiarano i manifesti di cui sono tappezzate le strade: “Siamo tutti ex (ex o attuali?) embrioni”.
La cultura occidentale non si identifica più dunque con i suoi eroi, giovani novizi adolescenti che si cingono i fianchi per sconfiggere il drago ed ottenere la bella. Non più dunque un’ acquisizione di identità attraverso il superamento del rito iniziatico puberale, esso stesso conferma di una posizione psicosessuale ben definita, ma una regressione dall’Edipo ai contenuti amorfi della placenta. “Siamo tutti embrioni”, come i martiri di Allah che aspirano all’estrema regressione intrauterina.
Questa volta la chiesa cattolica non c’entra. I cattolici almeno sono coerenti. Non sostengono che il diritto degli embrioni derivi dalla loro soggettività, ma dalla volontà divina. Dio solo (= la Chiesa) detiene il monopolio sulla vita in tutte le sue forme. Per la Chiesa è proibito persino masturbare. L’uomo non ha diritti “soggettivi”, ma solo il dovere di piegarsi al volere della Provvidenza. La posizione della Chiesa non mi turba affatto. E’ un’ideologia laica, che attribuisce soggettività agli embrioni (perché no anche a spermatozoi e ovuli, a entrambi, sempre in nome dell’uguaglianza?) che considero perturbante.
Dopo tutti gli stadi precedenti, democrazia, oligarchia, tirannide, plutocrazia, la società occidentale è arrivata a un nuovo stadio: la fetocrazia.” ( Iakov Levi )
Trovo condivisibile il commento dello psicanalista dottor Levi, a parte qualche riserva sull'affermazione ( quasi lapidaria, se non un po' troppo perentoria) che per la Chiesa “l'uomo non ha diritti 'soggettivi' , ma solo il dovere di piegarsi al volere della Provvidenza”. A me pare che non sia tanto la Chiesa a turbare l'uomo suggerendogli il dovere di piegarsi al volere della Provvidenza, quanto il Tempo: il Tempo che prima o poi ci piega volenti o nolenti come un punto di domanda:?
Stando così le cose ( già spezzato da lontano ai gomiti e ai ginocchi, e poiché Tempo e Spazio non sono una risposta ) preferisco piegarmi alla Provvidenza adesso: piegarmi liberamente sia davanti alla nascita dell'Altro mondo in questo sia davanti alla tomba vuota, prima di chinarmi o Dio non voglia addirittura di curvarmi davanti a questa e a quella mangiatoia e quell'altra ancora e ancora, nella credenza ( avendo abbandonato una cosiddetta “illusione religiosa”) a un “misto” di illusioni : ! ( Naturalmente si tratta di un punto di vista quasi pascaliano, se non kierkegardiano; e pure “molto soggettivo”, come direbbe anche Woody Allen).
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In rete
Psychohistory: un approccio psicoanalitico alla storia - Riflessioni, saggi, analisi comparate di eventi e figure dalla storia ebraica e dei rapporti fra ebraismo e cultura occidentale. A cura di Iakov Levi. Sito in inglese e italiano.
LA FATTORIA DEI GEN RICH
L’ingegneria genetica umana è inevitabile perché “il mercato globale regna sovrano”. Lo afferma Lee Silver, professore di biologia molecolare e neuroscienza alla Princeton University , sostenendo che questo condurrà a una maggiore stratificazione sociale e alla fine a specie umane separate, i “Gen Rich” e i “Natural”. I Gen Rich controlleranno l’economia, i media e l’istruzione, mentre i Natural faranno i lavori servili. Silver liquida il destino dei Natural (che, secondo lui, comprenderanno il 90% della popolazione) con un’alzata di spalle, per poi lanciarsi in una celebrazione dell’intelligenza, della saggezza e del potere geneticamente superiori dei Gen Rich.
Lee Silver, in his book "Recreating Eden" (1997), describes the division between the "Gen-rich" (who have artificial chromosomes with cassettes of desirable genes) and the "normals" in the year 2350. They are in the process of separating into different species : The Gene Letter by GeneSage - Archives Affermazioni recenti di scienziati e studiosi sulla nuova tecno-eugenetica: “[Nel futuro] i «Gen Rich» (che saranno il 10% della popolazione americana) avranno tutti geni sintetici… Tutti gli aspetti dell’economia, dei media, dell’industria dello spettacolo e della cultura saranno controllati dai membri della classe Gen Rich… I Natural lavoreranno a basso prezzo come manovali… [Alla fine] la classe Gen Rich e quella Natural diventeranno… specie completamente separate senza alcuna possibilità di incrocio, ma con un interesse romantico l’una per l’altra, così come oggi gli esseri umani possono essere curiosi di uno scimpanzé… In ogni caso, io credo, l’uso delle tecnologie reprogenetiche è inevitabile… Che ci piaccia o no, il mercato globale regnerà sovrano”. Lee Silver, professore di biologia molecolare e neuroscienza alla Princeton University; autore di Remaking Eden: How Cloning and Beyond Will Change the Human Family. “La biotecnologia riuscirà a fare ciò in cui le ideologie del passato, con i loro mezzi incredibilmente grossolani, hanno fallito: creare un nuovo tipo di essere umano… Entro un paio di generazioni… avremo definitivamente scritto la parola fine alla storia dell’uomo, perché avremo abolito gli esseri umani in quanto tali. A quel punto, comincerà una nuova storia postumana.” Francis Fukuyama, docente di scienze politiche alla George Mason University.
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“Alcuni la odiano, altri la amano, ma la biotecnologia ci sta portando inevitabilmente in un mondo in cui le piante, gli animali e gli esseri umani saranno parzialmente prodotti dall’uomo… Supponi che i genitori possano aggiungere 30 punti al quoziente d’intelligenza dei loro figli. Forse che non vorrebbero farlo? E se non lo facessero, i loro figli sarebbero i più stupidi del quartiere.” Lester Thurow, docente di Economia alla Sloan School of Management, MIT; autore di Creating Wealth: The New Rules for Individuals, Companies and Nations in a Knowledge-Based Economy.
“Non ci sono dubbi che a un certo punto del prossimo millennio fare figli attraverso il sesso sarà raro… Molti genitori accetteranno subito la possibilità di avere figli più intelligenti, belli e robusti… Le preoccupazioni etiche saranno accantonate… dalla considerazione che la tecnologia si limita a creare bambini migliori. In una società competitiva di mercato, la gente vorrà dare ai figli una marcia in più… Lentamente, si abituerà all’idea che un vantaggio genetico non è diverso da un vantaggio ambientale.” Arthur Caplan, direttore del Centro di Bioetica dell’Università della Pennsylvania.
via http://www.innernet.it/geoxml/home.htm
Dalla rete
Programma di Medicina, Tecnologia e Società della UCLA (direttore: Gregory Stock, fra i più eminenti e i più attivi sostenitori della manipolazione genetica umana) http://research.mednet.ucla.edu/pmts/germline
Vedi anche: Basta vite da scarto. Il tic dell'usa e getta
di Claudio Risé, da Avvenire, 9 giugno 2005
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"PROCEDERE SULLA CODA DELLA TIGRE "
Nel dicembre del 1990 incontrai lo scrittore americano Michael Crichton nel suo hotel milanese, a due passi dal Museo di Scienze Naturali, dove Piero Angelo e Guido Almansi presentavano il suo libro. Lo scrittore di fantascienza, 47 anni, l'aria dello scienziato distratto, con quegli occhiali da studioso e la figura allampanata ( era alto circa due metri, come si poteva non notarlo?) era a Milano per la presentazione del suo libro Jurassic Park in uscita per Garzanti, un bestseller annunciato dal quale poi Spielberg avrebbe tratto un film da cento milioni di dollari.
Il libro era una finzione, un racconto di quanto poteva succedere, e voleva essere una parabola sui rischi insiti in queste nuove tecnologie. “ L'ingegneria genetica – disse Crichton – presenta un campo di grandi promesse e di immense possibilità, ma io sono preoccupato dal fatto che possa essere usata con troppo libertà, se non addirittura con incoscienza”. Poiché nel suo libro La vita elettronica ( Garzanti 1984), Crichton aveva citato l' I King, il libro oracolare cinese che si dice “abitato” dagli spiriti detti “scenn”, confessai di averlo interrogato anch'io sui rischi dell'ingegneria genetica, e che la risposta ottenuta era l'esagramma LU – IL PROCEDERE : “ Procedere sulla coda della tigre” : una sentenza oracolare che suggeriva prudenza e circospezione nel corso di impresa pericolosa. “ Mi sembra una risposta congrua – osservò allora Chrichton. - Anch'io talvolta interrogo I King e ottengo risposte sensate come questa. E' un libro che m'interessa molto e ho anche scritto parecchi programmi di computer per poterlo interrogare ( ...). Il segno da lei ottenuto m'incuriosisce e, leggendo l'I King, mi ha sempre fantasticamente colpito. Tra l'altro c'è un film di Kurosawa sull'uomo che cavalca la tigre: un'immagine che potrebbe essere riferita a quanto avviene in Jurassic Park e, più in generale, ai rischi delle manipolazioni genetiche.” ( Il testo completo della mia intervista con Michael Crichton si trova in “Rinascita” n.46, 30 dicembre 1990, pp.52-54, pubblicata con il titolo : ' Brevetti per catastrofi' ).
L'individuazione della realtà del nuovo potere bio-tecnologico con le sue immense possibilità e anche le sue minacce attribuite alla nuova tecno-eugenetica che si profila all'orizzonte, circonda oggi di un chiaro malumore non solo il cosiddetto uomo della strada ma anche scienziati e tecnologi... Non pochi fra loro, avendo rinunciato alla cosiddetta “illusione religiosa”, considerandola nient'altro che una favola, diventano poi i preti di un laicismo che crede in un “misto” di illusioni, compresa l'illusione nel progresso e il comfort illimitati e la credenza nella cristalloterapia, negli oroscopi o ne' I King, per non dire negli angeli new age. L'individuazione della minaccia in generale ( minaccia che può essere bio-tecnologica, ma anche atomica, ecologica, politica, economica) non manca, nella maggior parte dei casi, di una certa vena espiatoria, tipica di un Occidente che è insieme se stesso e il nemico di se stesso.
Lungo la china espiatoria, di fronte al danneggiamento anticipato dall'immaginazione o dopo che è accaduto, in genere sono tre le reazioni possibili: 1) quella nevrotica, ovvero l'auto-colpevolizzazione nutrita dall'attrattiva torbida dell'insufficienza e dall'odio di sé , che attualmente percorre specialmente l'Europa; 2) quella paranoico-sacrificale, che attualmente percorre specialmente il mondo arabo e musulmano, caratterizzato da un rapporto mistico con la morte e portato secondo moduli arcaici e sanguinari ad accusare dei propri guai sempre e solo gli altri ( gli “infedeli”, gli “ingrati verso Allah”, ovvero i kuffar come si dice con termine polemico di uso comune); quella umana e quasi eroica che consiste nel considerare la minaccia non esportabile, da affrontare come un ostacolo da superare.
Il compito di elaborare la minaccia secondo moduli meno nevrotici e meno arcaici e sanguinari, così come il compito di allenarsi a convivere con la minaccia, ovvero con la morte, all'ombra di una possibile sciagura generale, richiede certamente l'uso della ragione ( ancorché la sua sola veglia non basti per non generare mostri ), ma anche il ricorso a forze spirituali che permettano a ognuno, a ognuna, di agire per vivere e far vivere; e agli scienziati e ai tecnologi di procedere sulla coda della tigre con prudenza e circospezione: secondo scienza e secondo una verità illuminata che – come non a caso insegna la Chiesa cattolica - non è “della” coscienza, bensì “nella” coscienza.
Un'istanza molto fragile, la coscienza, in oscillazione fra illuminazione e abbaglio, e tuttavia anche un compito nella cui coltivazione attenta e consapevole ( e realizzazione con un'anima e con un corpo ) è forse possibile rintracciare – oltre che una qualche fragile felicità – la risurrezione di una gioia che resta per noi inaudita e che è il meglio dell'uomo.
Piante, animali e esseri umani non sono fatti per finire nel solito mare di pus. E, pur nell'annientamento del vivente, qualcosa d'incondizionato in loro sembra conservare la sua parte. Forse la gioia è l'essenza dell'esperienza, ed è per questo che siamo nati e dovremo morire. Sebbene , nella maggior parte dei casi, la vera gioia in noi e tra noi s'ignori, quando non sembra passare per una porta stretta furtivamente, fugacemente, quasi colta al culmine nel suo apparente svanire in Oriente e in Occidente, la gioia resta l' essenza indistruttibile dell'esperienza forse ancora per poco umana.
BLOOMSDAY

Milano, gay pride. Manifestante per quattro “Sì”, travestito da ovocita. Foto TGCOM.IT
Si sono da poco chiusi i seggi elettorali e la notizia che a votare un referendum sbagliato siano andati quattro gatti mi arriva dalla radio accesa mentre rileggo l'Ulisse. E' un libro che ho sul comodino da circa trent'anni, e che finora non ero mai riuscito a leggere per intero e fino in fondo: inevitabilmente fin dalle prime pagine incominciavo a sbadigliare e mi veniva una strana voglia, dopo aver fatto alle pagine qualche orecchietta, di lasciarlo lì. Intanto, penso che si tratti di una piccola vittoria dell' Italia profonda e di quel che ancora resta della saggezza di un popolo a lungo calunniato. Non sono esattamente una vecchia tartaruga, una "pia vecchietta con il fazzoletto in testa" e neanche un politologo: vorrei da semplice lettore commentare quanto accade in maniera indiretta, per obliquo.
L'Ulisse si svolge in un giorno ben preciso, il 16 giugno 1904: il Bloomsday, come lo chiamano gli appassionati dell'opera di James Joyce. Bloom, infatti, è il nome del protagonista della riscrittura in chiave moderna dell'Odissea omerica, con l'agente di commercio Leopold Bloom al posto di Ulisse, sua moglie Molly nel ruolo che fu della fedele Penelope e l'aspirante poeta Stephen Dedalus impegnato a ripetere le peregrinazioni del buon Telemaco alla ricerca del padre dato per disperso dalle parti di Troia...
Fin dalle prime battute assistiamo all'apparizione dall'alto delle scale del solenne e paffuto Buck Mulligan che leva in alto un bacile di schiuma su cui sono posati in croce uno specchio e un rasoio, mentre intona “Introibo ad altare Dei” e poi, dopo un attimo di sospensione, chiama berciando Kirch ( “ Vieni su, pauroso gesuita”). L' Ulisse è un libro che ha fatto discutere anche per quanto riguarda la particolare posizione religiosa di Joyce. La presa in giro sembra fin dall'inizio un' evidente manovra di allontanamento dello scrittore dall' autorità di un cattolicesimo del quale si sente causalmente vittima , come si ricava dal continuo riaffiorare - in alcuni passaggi decisivi del romanzo – di un riconoscibilissimo sottotesto teologico che pare scritto da un riformatore a cui per intanto riesce solo lo sberleffo, la protesta e la negazione.
A dire “Sì” sarà alla fine la moglie di Bloom , lieta per il ritorno del marito. Il libro sta per finire ( finalmente!) e Joyce-Penelope-Molly si rallegra di non dover più tessere un drappo o lenzuolone di parole senza fine, permanendo in quell'angolo che mai si chiude, vale a dire una scrittura che si fa e si disfa fra l'ordito e la trama... Nell'ultimo capitolo dell' Ulisse, intitolato “Penelope”, il ritorno a casa di Bloom sveglia Molly che comincia il celebre monologo in otto frasi senza punteggiatura che inizia e finisce con la parola "Sì". Mentre Bloom si addormenta, molte cose passano per la testa di Molly, come nel dormiveglia accade a molti.... Venuta meno la vigilanza della coscienza, Molly si lascia andare e senza alcun freno inibitorio entra nel dettaglio delle sue pulsioni sessuali. La sua è una trance, o piuttosto un sogno lucido tra libere associazioni, sogni, rimpianti e ricordi. Nel dormiveglia, gira come l’enorme palla terrestre con moto sognante, uniforme e monotono, essendo i suoi 4 punti cardinali i seni, il culo, l’utero e la figa, espressi dalle parole because, bottom, woman, yes.
La parola di Molly è prodiga di “Sì”, risentita e franca. Sfotte gli uomini, superficiali e viziosi, e giustifica il loro utilizzo per la riproduzione della specie. Critica suo marito ma gli riconosce grandi qualità umane e lo accetta per ciò che è, come al loro primo incontro, nel “sì” finale. Molly-Penelope, carnale e infedele, viene peraltro descritta dall'autore come dotata di humor e perfettamente sana piena amorale fertile falsa sottile limitata prudente indifferente. «Weib. Ich bin des Fleish der Stets bejaht » (Joyce a F. Budgen).
La signora Bloom ( che il 17 giugno 1904, alle due del mattino all'incirca, saltando tempo e spazio che non sono una risposta come del resto non lo è neanche la storia, ma forse solo l'Incondizionato, se fosse davvero una risposta e non un'eco ancora ci parla da Dublino, al numero 7 di Eccles street, facendoci segno dal suo letto, mentre si sente afferrare dal sonno) è un personaggio cartaceo, e tuttavia sembra una persona viva, addirittura molto più viva di tanti suoi lettori e lettrici. In ogni caso, Molly appare al mondo così come ella sente di essere: una boccalona ( come siamo anche noi, talvolta), un corpo individuale di carne autogestita che trasuda sesso mentre si rigira nel proprio “personale”, mangia cioccolattini, fa qualche scoreggina all'insegna di una piccola idea di spirito come forza che, mirando in basso, deve dischiudere, liberare la lettera, e intanto aspetta il ritorno del marito per scopare alla pecorina, di sponda o alla cosacca “un attimino” ( “... sì quando mi misi la rosa nei capelli come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco e io pensavo be' lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì... eccetera”).
Il monologo della signora Bloom sembra esprimere una rivolta, ancora attuale, contro il moralismo edificante dei buoni sentimenti e un “bene” tradizionale, percepito come un tiranno che impedisce la possibile espansione della ricchezza corrosiva della vita reale. Da questa rivolta ottocentesca, fattasi nel solco della letteratura del Novecento e trapassata nelle piazze rosso sangue, non ci siamo ancora ripresi. “Rivolta di schiava nella morale”, sarebbe un motto nietzscheano non inadatto a Molly. Insomma, oggi Molly potrebbe inserire nel suo monologo un “ più autodeterminazione e meno vaticano”, riecheggiando quello che in questi giorni strillano gli auto(no)mi, le donne liberate ( sebbene non del tutto) dal cosiddetto ganzo e i fetocrati arcobaleno.
TUTTI FIGLI DI MOLLY
Per coloro che ancora oggi si sentono legati a una morale troppo volte presentata in modo conformista, angusto e asfittico, sbattere per così dire la realtà sul pavimento e offrirsi a un riconoscimento “obiettivo” da parte degli altri del proprio mondo e del proprio “essere in quel modo” è sentito come un elemento liberatorio. Dopo la breccia aperta da Joyce, dalla psicanalisi , dalla letteratura del Novecento e la valorizzazione del “caro corpo” ( come ironicamente e profeticamente scriveva Rimbaud) , la volontà di dirsi ( ovvero di ESprimersi) è entrata nel costume sotto l'insegna della “riscoperta del corpo”, scolorendo su tutta la società e dando luogo a un vero e proprio regime di confessione pubblica generalizzata e spettacolare.
La storia che così si esteriorizza va dal tipico comunista da salotto, felice di esporre nella sua seconda casa al mare o in montagna l'icona di Che Guevara per dire obiettivamente, una volta tanto, com'è fatto il suo mondo sempre innamorato dell'uomo sbagliato, alle pubbliche confessioni delle sorelle Lecciso o ai coming out dei Pecoraro Scanio, dei Cecchi Paone oppure di filosofi come Vattimo che tra veglia e sonno, adesso non ricordo esattamente, confessano chi in tv e chi a Vanity Flair gli amori, poco corrisposti, per questo o quel cubista. Il dilagare delle storie di piccola sessualità italiana, medio-italiana ( direi medio-europea) e anche i coloratissimi gay pride servono per dire obiettivamente ( i gay pride solo una volta all'anno) in chiave liberatoria e presunta rivoluzionaria, com'è fatto il mondo degli sfigati e di un'Europa di benestanti satolli, cinici ed annoiati, un'Europa trasformatasi, per improvvisa amnesia, nel salotto di Maria De Filippi, insomma nel mondo dei progressisti in cerca di libertà fra tante stelle e stelline sullo sfondo di un cielo scipito e blu. Sembriamo tutti usciti fuori dai conventi e dai seminari, dai misteri delle sacrestie , dei talk show e dei confessionali, dalle regole degli istituti preteschi di “paurosi gesuiti” o défroqués , fra cui oggi taluni con la kefiah, la chitarra ed il sombrero. Saremmo tutti figli di Molly ?
Non a caso recentemente Simone Morgagni, rievocando il “Sì” reiterato della signora Bloom ha potuto scrivere con semiologia disinibita che “ La nostra società si pone in un rapporto con la classe politica che può in qualche modo essere rappresentato attraverso un flusso di coscienza come il lungo monologo di Molly Bloom nell’Ulysses di Joyce, ricco all’inverosimile di spunti propositivi celati però dietro un caos apparente di suoni voci e colori” ( cfr. Molly Bloom e l’assassino del partito di Simone Morgagni).
Se il monologo di Molly piace tanto alla società letterata di sinistra, e al suo seguito di lettori che lo prende come paradigma della “liberazione del corpo” e dell'offerta di “spunti propositivi”, predispondendolo allo sfogo della barbarie, è che quasi tutti vi vedono un'illustrazione delle idee ancora in voga: la bontà originaria della natura umana, la sua corruzione ad opera della legge sociale, della civiltà, delle istituzioni, della proprietà, della decenza e anche il pregiudizio che la fede cristiana sia ostile al corpo e a una sessualità che il progresso prima o poi riuscirà a ridurre a gestione ottimale dei bisogni .
Se n'è accorto persino l'acrobatico Fini, a capo di An, quando – chissà con quanta lungimiranza – ha creduto opportuno sciogliere d'un colpo certi lacci, nodi o trecce al nuovo vento zapatero. O meglio, con le parole dell'acuminato Baget Bozzo, quando in occasione dei referendum : “ ha voluto rompere con le radici cattoliche della tradizione missina motivate dall'identità nazionale, ha tenuto conto che l'Europa marcia sulla linea di Zapatero e ha di colpo modificato la figura del partito facendogli adottare la scelta che in tutti i Paesi d'Europa è una scelta che ha per centro la sinistra”.
“ I lacci, purtroppo – nota Morgagni - sono sempre duri da rompere”. Chissà come mai tutte le iniziative prese dal Progresso sotto forma di movimenti e di partiti di sinistra “per cercare di raggiungere la nuova società ed i giovani in particolar modo si sono rivelate ampiamente fallimentari”. La colpa dello stallo sarebbe della mancata presentazione al popolo di “ forti programmi che stacchino direttamente col passato più prossimo, proponendo un nuovo attivismo militante che sostenga un’istruzione informatica e comunicativa di base rivolta alla popolazione in modo da renderla immune alle campagne di disinformazione che ci avvolgono quotidianamente e che rendano la partecipazione il più possibile collettiva”. La colpa, sempre dello stallo, sarebbe anche della mancanza di coraggio ( che – nota Morgagni - “non sembra abbondare”: il che riecheggia il celebre slogan di Sade : “Cittadini, ancora un passo per essere rivoluzionari!”).
In definitiva per il clero giacobino-marxista la colpa sarebbe soprattutto delle solite forze reazionarie. A livello di tali forze, infatti, lo stallo in cui ci veniamo a trovare provocherebbe “come reazione secondaria – sempre secondo Morgagni - la vittoria del centro destra alle ultime elezioni, in particolar modo per la sua componente forzista”.
LA SUPERIORITA' DEI SINISTRATI
Scommetto che a sinistra il flop referendario verrà interpretato in questi stessi termini, ovvero come l'esito “di un’istintiva autodifesa delle classi meno istruite che si rifugiano sia nel disinteresse politico che in soluzioni politiche di stampo fondamentalmente autoritario e populista come riteniamo sia da leggere la recente sconfitta dei referendari, ovvero dell'Italia più istruita e progressista eccetera...”. La cultura, la superiorità morale e le classi più istruite, vale a dire acculturate, si troverebbero sempre e solo a sinistra. E' il versante dal quale l'avanguardia del clero laicista pretende di liberare il popolo, o meglio i soggetti, da una specie di polizia metafisica imposta all'umanità libera, innocente e progressista con abile inganno vaticanesco. Negare alla Chiesa ogni sapere sul bene è una forma di odio: l'odio dell'abbacinato che crede di trarre un beneficio dal coprire la luce, o del prigioniero che scambia il deserto sconfinato per il paradiso. Insomma, i soliti tic della sinistra utopica e sanculotta , che allorché trapassano in programmi da applicare alla realtà provocano quei fallimenti che sono sotto gli occhi di tutti, se non proprio miseria e morte, per non dire delle vandee.
Anche nel monologo di Molly ( come in genere non a caso accade nei monologhi ) c'è ben poco di libero e d'innocente. Ed è proprio questo monoideismo, questa indifferenza, questo solipsismo, questa noncuranza per niente benevola che Joyce-Molly dimostra per l'altro e per la sensibilità propria e del lettore, a inquietare e innervosire. “ E' uno stare a sé, – osservava Jung in La realtà dell'anima del 1932 – una fredda non-relazione dello spirito, che sembra procedere dalle regioni dei sauri: una conversazione nelle e con le proprie viscere...”.
Trasposta dalla letteratura alla vita, quella che sembra la rivolta di un inconscio rizomatico, propositivo e desiderante contro gli automatismi sociali si riduce nella maggior parte dei casi all'espressione dell'inconscio meschino e polipesco di una massa di James Joyce in sedicesimo e di Molly stralunate. Rinchiuso nell'egoismo del piacere e del dispiacere, il cosiddetto soggetto collettivo de sinistra non supera il regime dell'ordine e/o della trasgressione, in un sistema in cui Kant finisce con allearsi con Sade. In pratica – mentre in televisione crollano torri e cattedrali in un tripudio di teste mozzate a cristiani, ebrei, buddhisti, indù e musulmani “tiepidi” - si assiste a uno scoppio spettacolare di vesciche, al disfarsi di un accumulo di simbolicità e di una storia che è la nostra, al vomitare l'indignazione, la rabbia, lo schifo che si prova nei confronti della propria identità di occidentali animati da un cupio dissolvi molto triste e che tuttavia durante i girotondi vuole apparire allegro.
Intanto, i pensieri di Molly scorrono freddamente e obiettivamente in un mondo “sdivinizzato” e preso al rovescio del cristianesimo e della pietà per la vittima quale Nietzsche non se lo sarebbe mai sognato, accumulando mobili ricordi e le considerazioni più prosaiche, in un flusso o stream of consciousness comparabile a quello da lei urinato sul suo vaso da notte, il cui yes! yes! echeggerà come un Es-o-Es in tutto Finnegans Wake. Qui, dopo aver teso l'orecchio all'inondazione delle parole della carne prudente, impaurita e che invecchia , l'artista Stephen Dedalus ( parziale raffigurazione di Joyce stesso da giovane), partirà verso l' Oriente alla ricerca di una resurrezione del corpo nel testo: in una scrittura che se non lapide tombale resta come una lunga veglia funebre che tenta di recuperare la vita in tutte le lingue e in tante storie cercando invano di tracciare un significato nel caos del mondo: “ Finnegans Wake”.
Adesso mi sembra di capire perché non ero mai riuscito a leggere l'Ulisse di Joyce: perché ero giovane, non avevo ancora conosciuto la morte e la tragedia, e non sopportavo le lunghe veglie funebri. Anche oggi, del resto, non credo che sia proprio di un lutto, anticipato o post rem, quello di cui si ha veramente bisogno. E non dite, per carità!, che la letteratura o l'arte siano delle vie d'uscita.
P.S.
DOPO BABELE
“Più autodeterminazione meno vaticano”, come strillano gli auto(no)mi ? Se Benedetto Croce ( nomen omen ) padre nobile del liberalismo italiano fosse vivo, forse riconoscerebbe che "noi non possiamo che essere cristiani", anziché dire il suo "noi non possiamo non essere cristiani". Non possiamo che essere cristiani, non fosse che per obbedienza a quei limiti che per i nostri padri che dettavano e le nostre madri che cantavano erano parole come “fedeltà” o “disinteresse”. Erano parole pronunciate con affetto e sollecitudine da persone ferite, proprio come noi. C'è qualcosa, in noi refrattari, tuttavia aperti all'Incondizionato, se non all'inaudito, che sembra ancora capace di venerazione, di lingua madre e di memoria. Sia pure di una memoria densa, agglutinante, come pare sia la memoria di tutti gli esseri incompiuti... Dal momento che siamo in tema di stream of consciousness, lasciate che ve lo scriva in un blog un soggetto non spiritualista e non materialista, che resta e vuole restare – nel bene e nel male - gravemente cattolico, apostolico e – se non proprio romano – perlomeno “un po'” romantico...
Quei referendum sbagliati e tutti quei “Sì” ci opprimono, ci chiamano “il figlio di Ruini” e insinuano l'orribile suggestione che noi refrattari si possa essere – in un giro senza fine di travestimenti multipli - ora una massa di ovociti, ora un grappolo di feti in persona, e ora un'orda di bastardi smemorati, dei reazionari o un girotondo di orfanelli e di mullah. Queste sinistre suggestioni cercano di mettere addosso agli astensionisti consapevoli una paura tremenda. E' imperdonabile ! Già! si perdona più facilmente a qualcuno che ci ha offesi che a qualcuno che ci ha fatto paura. Troppi “ che che che”. In ogni caso, noi refrattari cerchiamo di non cancellare ( come di solito fa la morte, riempiedo i buchi), e ci ribelliamo non andando a votare per macellare una legge che pone qualche limite al Far West. Insomma, se qualcosa ci opprime, noi ci ricordiamo chi siamo e ci ribelliamo, va da sé.
Per i cristiani ex-embrioni e tuttavia incompiuti gli ideali e i gesti concreti d'intelligenza, di poesia o di pietà, restano degli atti creatori: piccole luci e fari, non carceri o carcerieri, oppure una specie di polizia metafisica imposta con abile inganno vaticanesco all'umanità in caduta libera, innocente e progressista. Ricordo ancora, per esempio, le parole – quasi un paracadute - di Giovanni Testori, scritte nel marzo 1988, dopo la strage di via Fani e il rapimento di Aldo Moro da parte dei compagni che sbagliavano: “ Perché almeno ieri, almeno oggi, almeno adesso, non si pone fine al sistema delle retoriche, opposte eppur eguali, e non si aiuta l'uomo a porsi con terribile chiarezza di fronte alla realtà? Perché chi ha la possibilità e, dunque, il dovere di farlo, non l'aiuta a capire come sia proprio la realtà sociale a naufragare una volta che essa venga privata del suo sangue sacro e religioso? Perché s'è avuto e si ha ancora il timore di dire che il Dio rifiutato è un vuoto che nessuna demagogia del benessere e dell'eguaglianza, o d'ambedue assieme, può colmare; e che quel vuoto, a riempirlo, sarà solo il cupo inferno della materia impazzita e della sua impazzita cecità e solitudine? (...) ”.
Cecità e solitudine, disperazione di massa. Incapace di vera irrisione e di rivolta, impantanata nelle sabbie immobili accademiche, editoriali e giornalistiche, l'intellettuale avanguardista giacobino-marxista crede che sia la paura dell'eccesso e non l'amore per il limite ( che dà significato alle cose, alla stessa cultura e alla vita ) a inquietare quello che resta di una coscienza, malgrado le condizioni demagogiche oggi esistenti per la costituzione di una coscienza.. Sarei tentato di aggiungere : “ a inquietarci nell'attesa, non inerte né sognante, e attraverso il nichilismo, dell'incontro del mistero di gloria della croce e della risurrezione con un'anima ed un corpo di tutto quello che sembra perso fra di noi, compresa la parola”. Cancellerò quest'aggiunta. E' un passo, al limite, impossibile. E poi non è vero che la verità è della coscienza, al limite si potrebbe dire che è nella coscienza. Ma vacci tu a districarti, in massa referendaria, dai tanti equivoci di ciò che pe tranquillità chiamiamo una coscienza, oppure anche l'inconscio. Dopo aver rinunciato ai dèmoni del Novecento e al politeismo dell'esperienza, non vorrei affliggere i quattro lettori dicendo loro di avere incontrato Gesù come quelle attricette che compaiono in tv, “con il culo ancora fresco di calendario”( lo ha notato il critico Malvino , forse sanamente ateo, grazie a Dio, eppure stranamente pur sempre attratto dall'incenso) . D'altra parte è anche vero che non avremmo potuto incontrare il vero liberatore adesso, se non lo avessimo già incontrato nella più lontana infanzia, grazie ai nostri padri, alle nostre madri, ai nostri maestri, filosofi, artisti, poeti, musicisti, scultori e al Vaticano.
Insomma, ciò che nella Chiesa cattolica e nel popolo italiano e cristiano resiste a un referendum sbagliato, così come anche all'interpretazione, e si rifiuta a quella vera e propria crudeltà che consiste nel mettere in pratica l'Idea, potrebbe anche essere un soggetto spirituale che resta tale anche se nessuno lo interpreta e nessuna massa lo segue: un soggetto spirituale con un'anima ed un corpo per il quale la libertà non è un obiettivo futuro, ma è sempre presente.
SOTTOTESTO
GRAZIE, MOLLY
Resisti alla tentazione di ritornare ai giochi dei ragazzetti e a un corpo simile, magari a quello di un tuo doppio “eternamente giovane”, non necessariamente di un cubista, e dai alla bella addormentata nel bosco ( talvolta anche nel basco) un bacetto per svegliarla. Per dirla in gergo canagliesco, il solo linguaggio che oggi pare comprensibile, benché qui possa apparire politicamente scorretto ma “vivace”: dove sono più i pezzi di figa ? Basta rimpianti. E' da perlomeno ventimila anni, se non dai tempi degli Assiro-san-babilonesi, che mentre la barca affonda e tutti gridano “ Dacce le staminali... N-non v-vogliamo morirrre”, i sopravvissuti ora alla peste nera, ora alla Rivoluzione, alla restaurazione o allo sterminio, hanno dei rimpianti: il rimpianto, per esempio, di essere tra quelli che non sapevano, e che non avranno mai saputo, anche perché nella maggior parte dei casi è proprio quando si vuole sapere che ci si sbaglia...
In ogni caso, la baci – la bella addormentata - come se le lucciole fossero ritornate giù in giardino o in quel bosco e in cuor tuo speri di non aver risvegliato in lei anche Molly, Euridice, una qualche pupa travestita da ovocita militante se non da Cappuccetto rosso persa, con il dito in bocca, ai margini del bosco. Speri di non avere addirittura risvegliato Biancaneve, quella testarda, convinta di dover restare per sempre come ostaggio consenziente nella baracca dei sette nani resistenti e di non doversi svegliare mai più da quel suo tipico, caratteristico sogno d'amore che dice “per sempre un attimino... sì quando mi misi la rosa nei capelli come facevano le ragazze andaluse del Manifesto o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco e io pensavo be' lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì... eccetera””. All'infinito ? Sì, va' citrullo! Vacci morsicando ( con piccoli denti) il vuoto oppure una mela verde, non ancora perduta in quel giardino che sembra piantato in noi da prima che comiciasse la storia, mentre lei fa, “ E' da stamattina che digiti, adesso sono le 22,05 ma quando lo finisci sto post?”.
Grazie Molly, se non ci fossi tu, o zavorra adorata, saresti ( chi? ) ancora un girino nello stagno, un embrione scartato, forse a correre con una copia del quotidiano “Liberazione” nella tasca del paltò non tanto dietro alle ragazze o ai cubisti, ma proprio a correre dietro la vita; e – nel punto esatto della fenditura di un soggetto – saresti rimasto chissà quanto tempo a fare un duetto con Antonin Artaud, chiedendo al pubblico chi ha imputridito la vita e persino l'idea di vita.
Mentre sorgono tanti arcobaleni ( ovvero il tipico alone o iridiscenza dei corpi, anche sociali, splendidamente decomposti ) dacci tu una voce, signora Bloom, e chiamamaci tutti dalla casa al numero 7 di Eccles street, facendoci segno dal tuo letto, mentre ti senti afferrare dal sonno.
Grazie , Molly, se non ci fossi tu forse il fessacchiotto sarebbe rimasto a camminare avanti e indietro nella nebbia con Cèline un attimo prima di finire nel solito mare di pus.
Tante tante grazie, Molly, scoreggiona adorata: se non ci fossi tu a chiamarci a casa per uno stufato e alla festa dell'Unità per una bonaria piadina emiliana sarei rimasto con le fette di prosciutto sugli occhi seduto con i miei fratelli feti sull'uscio di casa, oppure insieme ai tanti bimbi morti che giocano in cielo con Ruini e con Gesù.
Era la spirale, ecco cos'era. E occorre essere davvero adulti per svegliarsi e scoprire con un brivido un corpo di donna carnale e infedele, la compagna Molly che dorme o finge di dormire di traverso nel tuo letto.
SULL'ORIFIZIO DEL VULC/ANO
« Niente bambini al corteo degli omosessuali? Basta chierichetti »

Dopo il gay pride, la manifestazione dell' “orgoglio GBLT” che si è tenuta a Milano e le polemiche sulla partecipazione dei bambini al corteo, a riaccendere il caso è ora Liberazione , il quotidiano di Rifondazione comunista. In nome di un'idea assolutamente relativista che mette tutto “un attimino” sullo stesso piano ( bene, male, giusto, ingiusto, trenino, tantumergo, cristo, clistère, utero in affitto e amore materno e/o paterno“, il direttore, assistito – come molti di noi, ormai – solo da uno spirito di patata secolare, se non secolarista, in maniera viscerale chiede a gran voce: “ ...A voi sembra normale che dai secoli dei secoli un enorme numero di bambini sia usato per partecipare a noiosissime processioni religiose, per cantare nei cori in chiesa, per servire la messa mascherati da piccoli preti con tonaca rossa, per tenere in mano grossi candelabri, o crocifissi, o altre immagini della religione cristiana?”. E ancora: “ Le lesbiche e i gay, sabato, li hanno messi in un trenino, e i giornalisti (tutti rigorosamente eterosessuali) hanno onestamente osservato che i bambini su quel trenino stavano beati e si divertivano come matti. Non sarà una attenuante, ma è meglio stare su un trenino a far casino, o dritti in piedi, seri seri, a cantare il “tantumergo" in latino? ”( Piero Sansonetti da Liberazione del 7 giugno 2005 ).
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I comunisti si scagliano contro il Papa
( Saverio Giunta da La Gazzetta del Sud ).
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FRANCIA: PARODIA MATRIMONIO GAY A NOTRE DAME, INCIDENTI
SCONTRO SU SAGRATO, FERITO RELIGIOSO
Parigi. Una trentina di sostenitori del matrimonio gay si sono divertiti come matti facendo casino e scontrandosi con i sacerdoti della cattedrale di Notre Dame domenica. Irrompendo in mezzo ai fedeli dritti in piedi, seri seri, a cantare il “tantumergo" o più semplicemente riuniti per la Santa messa, il gruppo ha raggiunto l'altare dove uno dei manifestanti mascherato da prete ha in fretta e furia unito in matrimonio una coppia lesbica.
Mentre i sacerdoti veri (qualcuno di loro è finito al pronto soccorso per traumi e lesioni), cercavano di bloccarli i dimostranti cantavano : "Papa Benedetto XVI, omofobo, complice della diffusione dell'Aids".
Non esistono persone più maleducate e infelici degli orfanelli cattofobi, specialmente allorquando agiscono in gruppo, spinti a fare casino e in non pochi casi a delinquere dai sinistri guardiani dei bisogni e del vittimismo organizzato.
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“Possiamo dire che il cattolicesimo sia la più equilibrata e la più psicosessualmente progressiva tra le religioni, prodotto finale del lungo cammino dell'Occidente sulla strada della civilizzazione. Il problema consiste nel fatto che ogni equilibrio può essere mantenuto solo a spese di un investimento energetico continuo. Le correnti pulsionali destabilizzanti sono sempre all'opera, e rischiano continuamente di erompere, come un vulcano che periodicamente scaglia verso il cielo aperto il proprio contenuto viscerale. Da qui l'impellente necessità del dogma, la fede come strumento apotropaico contro la verità pulsionale, la Chiesa come pietra tombale sull'orifizio del vulcano...” ( Iakov Levi, I funerali del Papa e la parola lapidaria (Fonte: Psychohistory A Psychoanalytic Approach to History - Collection of essays in English and Italian by Iakov Levi taking a psychoanalytic interpretation of Biblical stories, myths, and historical events ).
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“lenta e inefficiente.
Ma in un tempo congruo
la voce del popolo
si farà sentire
e la sua saggezza
nascosta prevarrà”.
Thomas Jefferson
Forse, chissà...
CASSANDRA E IL DEGRADO DELL'OCCIDENTE
“...Ratzinger ha ragione quando scrive che ormai l'Occidente nutre una specie di odio verso sè stesso, non ama più sè stesso. Che della sua storia vede soltanto ciò che è deprecabile, che di essa non riesce più a percepire cosa contiene di grande e di puro. Ha ragione anche quando dice che il mondo dei valori su cui l'Europa aveva costruito la sua identità (i valori ereditati dagli antichi greci e dagli antichi romani e dal Cristianesimo, chiarisco io) sembra giunto alla fine o uscito di scena. Che l'Europa è paralizzata da una crisi del suo sistema circolatorio e che questa crisi la sta curando con trapianti (l'immigrazione e il pluriculturalismo, chiarisco io) i quali possono solo eliminare la sua identità.
E poi ha ragione quando dice che la rinascita dell'Islam non è nutrita soltanto dalla nuova ricchezza dei paesi che posseggono il petrolio: è nutrita anche dalla consapevolezza che l'Islam possa offrire una piattaforma di spiritualità. La spiritualità a cui la vecchia Europa e l'intero Occidente hanno rinunciato. Infine ha ragione quando cita Spengler secondo il quale l'Occidente corre inesorabilmente verso la propria morte, non solo una morte culturale, e di questo passo crollerà come crollò la Civiltà Egizia, l'Impero Romano, il Sacro Romano Impero. Come sono crollati e crollano (aggiungo io) tutti i popoli che dimenticano di avere un'anima.
Ci stiamo suicidando, cari miei. Ci stiamo uccidendo col cancro morale, con la mancanza di moralità, con l'assenza di spiritualità. E questa faccenda del mondo da rifare con la truffaldina eugenetica, con la bugiarda biotecnologia, non è che la tappa definitiva del nostro masochismo. Ecco perchè i Bin Laden e gli Zarqawi, individui immorali e amorali, tuttavia sorretti da una loro paradossale forma di moralità, hanno buon gioco. Ecco perchè i loro correligionari ci invadono così facilmente e così disinvoltamente fanno i padroni in casa nostra. Ecco perchè a casa nostra vengono accolti con tanto servilismo o tanta inerzia. Tanta paura. Ecco perchè l'Europa è diventata Eurabia e l'America rischia di diventarlo. Ed ecco perchè, segnati in fronte dal marchio di cui parlo ne l'Apocalisse, il marchio della schiavitù e della vergogna, molti occidentali finiranno inginocchiati sul tappetino a pregare cinque volte al giorno il nuovo padrone cioè Allah...".
Lo scrive con sincera passione Oriana Fallaci ( Corriere 3 giugno 2005) e viene irresistibilmente alla memoria l'inascoltata Cassandra, sacerdotessa di Apollo*, trattata dai suoi come uno sgradevole uccello di malaugurio solo perché cercava di mettere in guardia i Troiani dal bel Cavallo di legno offerto loro dagli Achei. “Per favore, prima di tirarci in casa tra balli multiculturalisti e canti pacifisti un regalo di quei furbastri nemici combattenti, gli Achei, perché non proviamo a ragionare e a vedere che brutta sorpresa potrebbe esserci dentro?" Non la ascoltarono; e poi, all'ombra della sciagura imminente – il crollo della città di Troia e l'estinzione della stirpe - diedero a lei la colpa del degrado: proprio come sta accadendo a Oriana Fallaci, accusata da un tipetto convertitosi a un islam iconoclasta nemico sia di Apollo che del Crocifisso, e rinviata a giudizio dal gip del Tribunale di Bergamo per i contenuti del suo ultimo libro La forza della ragione.
nota
*Cfr. “Es e Io nello specchio di Dioniso e di Apollo”di Iakov Levi e Luigi Previdi
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Wilhelm Busch, Max et Moritz (1865) |
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Per altri, l'assenza del Comune è soprattutto segno di mancanza di senso civico. Alessandro Cecchi Paone attacca frontalmente Albertini con toni illuminati, da requisizione rosa : “ Rudolph Giuliani, sindaco della tolleranza zero a New York – dice - ha sempre dato il patrocinio al Gay Pride e sfilato alla testa del corteo. Albertini è diventato famoso nel mondo per essersi fatto fotografare in mutande, ma poi si è opposto al patrocinio. In questo modo Milano, che era la capitale più avanzata del Paese, dimostra di aver rinunciato a questo ruolo”. Non si capisce il senso di quel “ma”: sembra di capire che per dimostrarsi sindaco di capitale avanzata occorra farsi fotografare in mutande, “ma” che poi si retrocede, non si è più à la page se non ci si ritiene obbligati a dare anche il patrocinio del Comune al Gay Pride, e a sfilare alla testa del corteo come un sanculotto travestito da Rudolph Giuliani.
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Di fatto, quest'anno non sono le esibizioni di mutande griffate che divide la città: è soprattutto quel trenino pieno di bambini “ embedded ” che precedono il corteo dell' “orgoglio GBLT ” che la divide e provoca polemiche nella giunta di Palazzo Marino. “ Ho sostenuto la bontà del patrocinio — osserva l'assessore all'Educazione Bruno Simini, che come il resto della giunta ha tuttavia disertato il corteo — però ritengo che i bambini non devono partecipare a manifestazioni, se non a quelle che riguardano i loro di diritti “ . La pensa al contrario Tiziana Maiolo: “ Siccome è una strumentalizzazione di tipo politico, non ci vedo nulla di male”. Poi aggiunge, aprendo solo mezzo occhio e ammettendo a denti stretti: “ Certo, alla fine può essere controproducente per chi l'ha fatta “ .
E infatti, il trenino dei bimbi al Gay Pride dà modo all'assessore di An Giovanni Bozzetti di attaccare, a ragion politica veduta: “Abbiamo fatto bene a non dare il patrocinio, altrimenti ci saremmo resi complici della strumentalizzazione dei bambini ”. Intanto il presidente della Provincia, Filippo Penati ( “ Sono qui per evitare a Milano una figuraccia”, bontà sua ), si fa appena intravedere al corteo dell' “orgoglio omosessuale”, ma senza fascia tricolore, quindi partecipa a titolo individuale , come “testimonianza - afferma continuando a fare il pesce in barile - di quanto ha fatto la Provincia dando il suo patrocinio”.
Pur nella sua rozzezza da simpatico vilain, appaiono più sincere e sensate le osservazioni del ministro per le riforme istituzionali Roberto Calderoli, che è intervenuto senza mezzi termini sulla parata : “Milano nella sua storia ha visto di tutto, sia in bello che in brutto, ma la schifezza di utilizzare dei bimbi innocenti per sostenere le proprie perversioni, come sta avvenendo nel corteo del Gay Pride, gli mancava e credo che oggi si sia veramente toccato il fondo”. Quindi, come a voler quasi risalire dal fondo , appunto, della Padania ancestrale non più percorsa da sacre sorgenti, l’esponente della Lega Nord ha aggiunto raggelando la gaia , calda e laica atmosfera: “I bambini nati in coppie lesbiche da fecondazione eterologa, che vengono fatti sfilare in questo corteo, gridano vendetta a Dio: ciascuno può fare della propria vita sessuale quello che vuole, ma giocare con la vita e con la mente dei bimbi questo non è consentito”. Apriti cielo! Ma non ha letto l' Emile di Jean Jacques Rousseau, non sa che il Boss è morto il secolo scorso e che è vietato vietare ?
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Così a differenza del precedente Gay Pride milanese, estate 2003, il corteo passa davanti al Duomo: “ Quella piazza — ha spiegato con tono vescovile Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay — è il cuore della città. Noi viviamo a Milano per questo siamo passati da qui, non certo per mancare di rispetto al simbolo religioso ” . “Il Pride si è fatto a Milano perché viene sentita e riconosciuta capitale laica del Paese”, ribadiscono i prelati Benedino e Concia di Gayleft. Gigliola Toniollo conferma “la presenza in prima linea della Cgil per la parità di accesso ai diritti”. E Mancuso, riconfortato dalla fatwa emessa dai guardiani dei bisogni e della gestione ottimale dei bisogni della gente, può allora rivolgersi all’Unione con tono sbrigativo: “Deve prendere atto di un popolo che chiede un atto concreto: il Pacs. Altrimenti non daremo più il nostro voto”. L’altra Unione, quella degli atei devoti e agnostici praticanti, propone: “Facciamo santo Zapatero”.
L'Italia è infatti rappresentata da una giovane transessuale beatificata per l'occasione. Abito candido da sacra vittima , corona d'argento, fascia blu con la scritta: “ Repubblica laica ” . Ha i polsi incatenati. Cammina come agnello sacrificale tra due giovanottoni travestiti da guardie svizzere in rappresentanza del Vaticano, che terrebbe prigioniera l'Italia GBLT e tutti noi. Dietro l'allegoria da leggenda nera l'agnello sacrificale ( un arrosto che per la verità sente un po' l'aglio ) sfilano coriandoli, palloncini, bandierine arcobaleno, parrucche, parrucchini, sanculotti con o senza “pacco”, le variegate sfaccettature del movimento neo-gay con le sue differenziazioni di “identità” sessuale (trans, lesbo, gay, bisex), di gusto sessuale (orsi, muscle, butch ecc.) e musica sfondatimpani e anche il messaggio ai politici dell'Unione, con il tono dell'ultimatum: “ O inserite la legge sulle coppie di fatto nel programma elettorale, o alle prossime elezioni non andremo a votare ”.
Fra il deputato ds e militante gay storico Franco Grillini benedicente e Nichi Vendola in trasferta dalla Puglia, troneggia Vladimir Luxuria, la drag queen diplomata più intellettuale del movimento GBLT ( è la teorica dello “sfaldamento del Bio-potere”) , che si presenta in abito scuro a palloncino con un disegno sul vestito che raffigura una cascata di spermatozoi in caduta libera verso un ovocita in paziente attesa: con quattro «Sì» scritti dentro un fumetto che si suppongono provenire a gran voce dagli spermatozoi. Meno sofisticato e più didascalico l' anchorman Alessandro Cecchi Paone, che porta al collo un baldanzoso cartello ammonitore verso chi pensa di non andare a votare la prossima settimana: “Ponzio Pilato si è astenuto”. Gli va bene perché poco lontano c'è un gruppo di rappresentanza delle associazioni di omosessuali credenti, che di certo hanno incomiciato a ruminare coscienziosamente il riferimento evangelico nel foro interno: “ Se mi astengo non faccio niente per salvare Gesù ? Mea culpa: se non vado a votare sono un Ponzio Pilato! ”. Mah !
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Nel corteo comunque c'è ottimismo, o perlomeno così pare.
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Il deputato ds e militante gay storico Franco Grillini spera che sui Pacs si arrivi a un voto già prima delle prossime elezioni politiche, ma si dice convinto che “quando cambierà la legislatura, sarà sicuramente votato il diritto delle coppie di fatto”. Ma qualcuno gli fa osservare che votare è una cosa e approvare è un'altra. Con i chiari di luna del centrosinistra (vedi Rutelli) non è ancora scontato che la legge sul Pacs trovi spazio nel programma dell'Unione. Pecoraro Scanio allora evoca sotto un sole che ride la possibilità bisex di svolgere addirittura delle “primarie programmatiche”, mentre da un carro dell'Arcigay giunge un più diretto consiglio a Prodi: “ Sciogli anche tu le trecce al vento zapatero!”.
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Mentre continuano le polemiche, i timori e i dubbi per quel trenino con i figli di lesbiche nati con la fecondazione assistita e messi nella testa del corteo per evitare che entrassero a contatto con la parte più esibizionista e fuori di testa o di melone dell'”orgoglio GBLT”, Paolo Ferigo, presidente Arcigay di Milano, prima che cominciasse la festa vera e propria con eventi che animeranno per tre settimane lo spazio Le Village ( ingresso 10 euro), ha raccomandato: “Non lasciate che il Pride finisca qui . Il Pride deve durare tutto l'anno. Siate orgogliosi della vostra dignità e della vostra condizione, insegniamo agli altri quanto valiamo e a non aver paura di noi”. Par quindi di capire che occorre lottare per conquistare duramente nello stesso tempo la propria diversità e l'uguaglianza, tramite una legge sul Pacs , e quindi continuare a spendere una grande quantità di energie GBLT per ottenere, gradualmente ( mica siamo in Spagna!) , il matrimonio indifferenziato e figli indifferenziati. Il Pride è una volta all'anno, il matrimonio e i figli, invece, volendoli per legge e con mente e cuore così aperti e illuminati, durano per sempre.
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Scorrono, in coda, flash di futuro color rosa confetto uguale per tutti, spiragli di un Mondo Nuovo simile a un sempiterno asilo d'infanzia: messa nunziale a ritmo di flamenco; al posto di Maria, Penelope Cruz in un seguito senza fine di travestimenti multipli; si ai preti-torero o con la kefiah; sì alla nascita di un partito arcobaleno che adotta come simbolo la foglia di fico: un nuovo partito progressista nato all'ombra della quercia e dell'ulivo, mentre Prodi smette di sfogliare o potare margherite e si dà finalmente – come richiede il popolo che balla tra due lame di Toledo - alla coltivazione di finocchi; sì alla residenza estiva a Ibiza ma per i dissenzienti niente festa fetish, niente Shopping & Fucking e neanche un rinfrescante “Cocktail d’amore” per tutta la città, magari con accompagnamento di tortillas . E chi non beve con me peste lo colga! Ovvero la temibile “omofobia” definita dai giansenisti neo-gay con lo stesso linguaggio del vecchio controllo medico-psichiatrico “vera patologia moderna”, se non un crimine-peccato da scontare magari in cura in qualche centro di recupero gestito da suor Luxuria, all' incrocio fra Kant e il marchese de Sade travestito da fabbricante di termini-feticcio. Zapatero ? Santo subito! Santo subito ! E i bambini ? Come nella favola crudele e vera di “Max e Moritz al ristorante”, c'è un Orco-panettiere che vorrebbe toglierli dal forno in cui sono cascati e metteterli nel freezer, ma alla fine forse i bimbi riusciranno a sfuggire all'Orco e alla lavatrice della mamma per ritornare, senza fretta, finalmente sani e salvi a casa.

In rete:
IL FIGLICIDIO
Medea Kills Her Children, Picart et al.
GIASONE:
Dei fanciulli l'Erinni ti stermini,
e Giustizia, l'ultrice del sangue.
MEDEA:
E qual Genio, o spergiuro, t'udrà,
quale Iddio, traditore degli ospiti?
GIASONE:
Ahi, ahi, turpe assassina dei figli!
Medèa:
Entra: appresta alla sposa il sepolcro.
GIASONE:
Vado: orbato d'entrambi i miei figli.
Medèa:
Nulla è or: piangerai piú da vecchio.
GIASONE:
Figli cari...
Medèa:
alla madre: a te no.
GIASONE:
E perciò li uccidesti?
Medèa:
A crucciarti.
GIASONE:
O me misero! Io voglio le labbra
dei carissimi figli baciare.
Medèa:
Or li chiami, or soave a lor parli,
quando pria li scacciasti?
GIASONE:
Oh, ch'io tocchi
le lor tenere membra concedi!
Medèa:
Non sarà: sperdi invano i tuoi detti.
GIASONE:
Odi, o Giove, quale empia repulsa,
quale torto mi fa, questa oscena
leonessa, dei figli assassina!
Pure quanto m'è dato e possibile,
io li piango, e ai Celesti m'appello,
e i Dèmoni chiamo, che attestino
che, trafitti i figliuoli, mi nega
che a loro le mani
appressi, che a lor dia sepolcro.
Deh, mai non li avessi
generati, se uccisi vederli
dovevo da te!
(Il carro alato sparisce nell'aria)
CORO:
Molte cose in Olimpo sollecita
il Croníde; e i Celesti deludono
ben sovente ogni attesa. Molte opere
imperfette restaron, che al termine
parean giunte: parea che niun esito
altre avessero; e un Dio schiuse un tramite.
( da: Medèa di Eurìpide
traduzione di Ettore Romagnoli )
EURIPIDE: Medea (testo completo)
Medèa di Eurìpide traduzione di Ettore Romagnoli.
La sindrome di Medea
"di quanti esseri al mondo hanno anima e mente, noi donne siamo certo le creature più infelici.Come prima cosa dobbiamo comprarci un marito,con grande spreco di denaro, in modo da dare un padrone a noi stesse. E questo, credetemi,dei due mali è il peggiore. Separarsi dal marito per la donna è scandaloso, non lo è invece per l'uomo. Quando lui si annoia di stare in casa va fuori e la noia gli passa. Quando capita a noi, invece,non ci fanno uscire perchè dicono che dobbiamo badare ai figli. C'è chi dice che le donne, restando in casa, vivono senza pericoli, mentre l'uomo, poverino, deve andare in guerra.Ebbene io rispondo che preferirei combattere tre guerre, piuttosto che partorire una sola volta" : con Medea, che sembra scritta oggi che Medea è tra noi per i tanti casi di figlicidio riportati dalle cronache e generatori di profonde ansie collettive, Euripide, il grande tragediografo greco, presunto misogino, ha consegnato ai posteri una delle massime creazioni di tutti i tempi, una figura di donna desiderosa di fare e disfare, un capolavoro di analisi psicologica del cuore femminile, che non esita a distruggere i suoi figli in nome di un “amore” di fronte al quale i personaggi maschili appaiono smarriti, confusi, ansiosi e meschini. In questa tragedia il dramma è rappresentato dall'amore coniugale tradito, dalla gelosia e dalla disperazione che per ritorsione induce Medea, la maga barbara, al peggiore dei delitti: l'uccisione dei propri figli e dell'uomo contro cui ha deciso di vendicarsi. Quando Giasone arriverà per preservare i figli dalla vendetta, non troverà altro che i loro cadaveri, trasvolando sul carro alato di Elios, la sciagurata Medea. (gdm)
***
“ Quello che invece proprio non ci aspettavamo è il ricorrere di “Sindrome di Medea” più fra i padri che fra le madri. Questa dinamica infatti era stata per decenni osservata solamente nelle madri figlicide, ed il nome stesso lo dimostra. Con quest’appellativo si intendeva già dai tempi di Lombroso il figlicidio attuato per il “bisogno di vendicarsi sul bambino del padre infedele” , e Resnick, nel distinguere le tipologie motivazionali del figlicidio, descriveva quello attuato per “vedetta del coniuge”, in cui l'aggressività era spostata dall'oggetto effettivo di risentimento, il marito, verso il figlio, che rappresenta concretamente il frutto dell'unione, al punto che l’Autore definisce questo omicidio “un attentato deliberatamente concepito per far soffrire il proprio coniuge” . Quando, in Euripide, la Coriféa dice a Medea che non oserà uccidere il frutto del proprio seno, lei risponde: “Sì, nulla attanaglierà di più il cuore del mio sposo”. Catanesi e Troccoli riportano un caso di “figlicidio motivato da rivalsa”, commentando: “Il bambino viene utilizzato in questi casi come un vero e proprio ‘strumento’, con la finalità di creare sofferenza o attirare attenzione da parte di chi è il vero oggetto della propria ostilità. [...] l’azione è spesso preceduta in stretta correlazione cronologica da un evento che acquisisce il valore di fattore scatenante (ad esempio l’ennesima lite con il partner)” .
Per il vero, già ci si era resi conto dell’esistenza di padri che tolgono la vita ai figli per ritorsione nei confronti delle mogli , con motivazione e psicodinamica, dunque, analoghe a quelle che abbiamo riscontrato per le madri; anche in questi casi, oltre al sentimento di vendetta, si ritrovano senso di onnipotenza, rapporti se non fusionali almeno confusivi con il figlioletto, incapacità di rispettarlo come persona, con i suoi diritti e primo fra tutti quello di vivere, trattandolo viceversa come strumento; peggio: come arma. Quel che risulta nuovo è però che costoro possano essere così numerosi da sopravanzare le madri”. ( da “ MADRI E PADRI CHE UCCIDONO: DIFFERENZE TRA IL FIGLICIDIO MATERNO E QUELLO PATERNO, E PERCEZIONE SOCIALE”, studio di E. Beringheli, A. Bramante, A De Micheli, I. Merzagora Betsos. Cattedra di Criminologia, Istituto di Medicina Legale, Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano. Leggi tutto in : http://users.unimi.it/crimine/index.php?t=10). Osservazione: c'è da registrare inoltre la tendenza a una diversità di giudizio nei confronti degli infanticidi a seconda siano messi in atto da un uomo o da una donna.
Vedi : http://www.claudio-rise.it/psichelui/clementi.htm).
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IL FIGLICIDIO TRA I PALESTINESI
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Nell'illustrazione, un francobollo dell'Autorità palestinese raffigurante Baal, il dio fenicio dei sacrifici cruenti di bambini.
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Frankenstein: Creator Meets Created on the Mer de Glace di Elsie Russell ( 1995)
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" Penso che sia eccessivo dire che oggi sia presente e imminente un rischio di ritorno a questo tipo di cose. Le esagerazioni non servono mai le buone cause. Però è vero che l'eugenetica cosiddetta liberale, cioè l'idea che la vita umana, che la realtà dell'essere umano chiamato embrione possa essere cancellata senza problemi in nome di un presunto, inesistente e illusorio benessere dei vivi sia una sciocchezza. E un pericolo morale" ( Giuliano Ferrara, da Alice n.58 del 08/06/2005, via Capperi ).
NON VOTO
Domenica 12 e lunedì 13 giugno si vota per macellare una legge, ancora tutta da provare e da migliorare, sulla fecondazione assistita: fecondazione medicalmente assistita dovuta al fatto che nelle società occidentali ad alto livello di sviluppo numerose persone, uomini e donne, non riescono più ad avere il dono di un figlio, mentre la popolazione invecchia all'ombra della possibile sciagura generale di una perdita di memoria, di cultura, della stirpe e della stessa lingua che lo dice...
Il 12 giugno IO NON ANDRO' A VOTARE perché:
* gli esseri umani – dalla pancia, la provetta, il criocongelatore o la culla, e fino alla bara , all'inceneritore o nella spazzatura - non sono cavie per esperimenti
* la fecondazione eterologa crea orfani " per legge "
* non si possono trattare o sopprimere embrioni umani come se fossero cose fra altre cose
* la vita umana è inviolabile fin dal concepimento
* la salute della donna deve essere tutelata
* esistono possibili terapie con staminali adulte
* votando favorirei il raggiungimento del quorum
* non esiste un " diritto” al figlio a tutti i costi
*non si tratta decidere se schierarsi a favore delle “richieste” della Chiesa Cattolica o a favore delle donne e della ricerca scientifica ( si dà il caso, ancora una volta, che pur non essendo "il figlio di Ruini" mi senta in disaccordo con i moderni dottor Frankenstein e in consonanza con la Chiesa Cattolica perché resta portatrice di un insegnamento che sollecita le coscienze di ognuno, di ognuna, al rispetto per la vita umana, un po' meno per quella animale e vegetale – non avendo forse uomo e natura lo stesso destino – e a provare pietà per la vittima: per quella vera, muta, fragile, indifesa e crocifissa, non solo per la solita vittima spettacolare del vittimismo organizzato ).
*Siamo, più in generale, a uno snodo non solo politico ma antropologico e forse epocale che, da laico, io ritengo di grande importanza.
Il 12 giugno non andrò a votare per fare fallire questi referendum voluti da una minoranza che per bestialità politica , populismo, cinismo, disincanto, pigrizia morale o semplice disinformazione, pretende di dover mettere la vita ai voti e consegnare uomini, donne e bambini – o perlomeno quello che ne resta – ai guardiani della gestione ottimale dei bisogni, ai Tecno-apprendisti stregoni di una piccola idea di vita e ai Titani e agli orfanelli che verranno !

L'ASSISTITA

"Ora tutto quello di cui ha bisogno è un cervello. Ovviamente se non possiamo trovarne uno, potremmo sempre tingere i suoi capelli biondi”.
O Benedetto e Altissimo sostieni la vita dell'embrione,
del più debole tra i deboli,
perché ogni vivente
con il cuore, la mente e la vita
possa renderti lode.
Signore non abbandonare l'opera delle Tue mani
perché o Altissimo, dal seno di mia madre, sei Tu
con la tua misericordia
il mio sostegno e la mia vita.
Fonte: http://www.zammerumaskil.com/
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dalla rete
Spitzer vi mostra dove nascono le stelle Corriere della Sera
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Lo Spitzer Space Telescope della Nasa ha "catturato" la nascita di circa 100.000 stelle fra le nubi e le polveri della nebulosa Carina, “madre” e “culla” di numerose stelle.
L'evento è unico perchè, per la prima volta, il telescopio è riuscito ad attraversare l'ammasso nebuloso e a scoprire i grappoli delle stelle che prendono vita intorno a Eta Carinae , una delle più grandi stelle conosciute dell'Universo.
Grande 100 volte più del nostro Sole, secondo gli scienziati della Nasa morirà presto esplodendo in una supernova. "Già sapevamo che in questa regione c'erano in formazione delle stelle - commenta Robert Gehrz, dell'Università del Minnesota, fra i ricercatori che hanno seguito le osservazioni dello Spitzer - ma il supertelescopio ci ha mostrato che tutto l'ambiente intero è un proliferare di stelle embrionali di masse e di età differenti, senza precedenti".
L'autrice di Cento colpi di spazzola : “Votiamo, il 12 giugno, che sia sì o no, ma votiamo! ”.
Voglio una pancia splendida
di Melissa P.
Bella di mamma ( particolare) Gaspare Traversi ( 1722-1770)
Se voterò sì il 12 giugno, sarà perchè non voglio problemi nel mio futuro, prossimo o remoto che sia.
Sarà perchè non voglio sottomettermi ad una legge fatta apposta per accontentare il vaticano.
Sarà anche perchè noi donne abbiamo un'unica certezza, nella vita: diventare ed essere madri. Tutto il resto è finzione, tutto il resto è di passaggio.
Chiunque voglia toglierci questa certezza, questa opportunità, questo diritto, è un nemico della vita, del desiderio e della libertà.
Che sia il governo, che sia la chiesa, che sia il fidanzato, che sia il marito, non importa.
Ma c'è un'altra cosa che mi preme dire, e cioè che chi fa più di un figlio è nemico anch'esso della vita, del desiderio e della libertà.
Pensate che per ogni bambino occidentale che nasce, un bambino del Terzo Mondo muore. Ogni bambino occidentale che nasce toglie risorse al mondo e ovviamente le parti del mondo più colpite(dai bambini occidentali, NdL) sono quelle più fragili dal punto di vista socio-economico.
Ho spesso pensato (?, NdL) ad un'alternativa, e sono arrivata alla conclusione che la famiglia del futuro dovrà essere composta da due figure genitoriali (quindi maschio-femmina, femmina-femmina, maschio-maschio) e da due bambini di cui uno figlio naturale (i desideri femminili li conosciamo bene, chiedete ad una donna di rinunciare al pancione...) e uno preso in adozione. Nel caso della coppia omosessuale al maschile ci si dovrà "accontentare" dell'adozione. Nel caso della coppia omosessuale al femminile la soluzione è una: l'inseminazione artificiale.
Ma adottiamo, adottiamo.Che la burocrazia si faccia meno severa e più indulgente, cazzo!
Io adotterei un bambino domani, se la legge non richedesse ai genitori adottivi di essere sposati da non meno di tre anni, al momento dell'adozione.
Come se un matrimonio salvasse il culo ai figli.
Limitiamo le nostre famiglie, riduciamole. Riduciamole soprattutto laddove lo stipendio non supera i 1.500 euro.
Votiamo, il 12 giugno, che sia sì o no, ma votiamo! MelissaP.
( segnalato e annotato da :lucap.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=525918)
MELISSA P. HA “PARLATO”
Ma come fa Melissa P a infilare tante perle prima di andare a dormire ? L'autrice di Cento colpi di spazzola ( un povero libro di piccola sessualità italiana, medio-italiana, lanciato dall'editore con l'adulazione, l'insincerità e la tipica soggezione che gli intellettuali credono di dovere ai giovani come “ un esordio sconvolgente sia per i temi sia per la capacità narrativa e stilistica”) annuncia che voterà per il Sì ai referendum per non essere vittima di un governo, una chiesa, o anche un fidanzato o un marito, non importa, che vorrebbero togliere alle donne la certezza, l' opportunità, il diritto di diventare ed essere madri; e va avanti così fino a superare ogni limite immaginabile : fino al delirio autolesionista che la porta ad affermare che “chi fa più di un figlio è nemico anch'esso della vita, del desiderio e della libertà”, perché – riprendendo fiato - “ ogni bambino occidentale che nasce toglie risorse al mondo e ovviamente le parti del mondo più colpite (dai bambini occidentali, NdL) sono quelle più fragili dal punto di vista socio-economico...”. Qui il desiderio di avere "una pancia splendida" si allea "ovviamente" al diritto di decidere della vita del più debole, il nascituro "colpevole" di tutti i guai del Terzo o Quarto mondo...
Melissa P. parla come una umile serva dell' “ovvia” espansione del diritto, della scienza, della tecnica e del progresso, e si sottomette alla credenza nel comfort illimitato che ne deriverebbe, se solo i pochi bambini occidentali che ancora riescono a nascere e i nemici, sempre occidentali, della vita, del desiderio e della libertà, non fossero lì apposta insieme al vaticano per impedirle di spazzolare e razzolare come meglio crede in maniera illimitata.
Strappato per caso il guinzaglio, Melissa P. è in fondo, e neanche tanto in fondo, una cucciola dall'animo molto buono, capace di annusare e di annettere tutto e il contrario di tutto in maniera spavalda e mimetica ( “Nel caso della coppia omosessuale al maschile ci si dovrà "accontentare" dell'adozione. Nel caso della coppia omosessuale al femminile la soluzione è una: l'inseminazione artificiale... Ma adottiamo, adottiamo. Che la burocrazia si faccia meno severa e più indulgente, cazzo! ” ) .
Il suo pensamento, espresso con linguaggio “vivace”, peraltro molto povero e di carattere piccolo borghese e da generazione X di sinistra, si mescola alla propaganda terzomondista e quasi veltronesca, producendo una “chiacchiera” opprimente ed informata che ha qualcosa di sconnesso, di spropositato e d'incontenibile.
Lo si legge quasi in uno stato di raptus , riattualizzando lo stesso sgomento con il quale Pasolini, negli anni di piombo, leggeva il linguaggio dell'azione di taluni pseudo-hippies rivoluzionari: ovvero non credendo ai propri occhi. Ma l'accumulo di tante perle e l'iterazione dei luoghi comuni raggiungono una tale intensità e implacabilità da farne un manifesto per coloro che non intendono confondersi con quelli che si ridurranno confusamente a “votare” per la piccola idea di vita di Melissa P. e degli illuminati intellettuali che l'hanno adottata e lanciata in pista, a far figura a un tempo di de Sade in gonnella, Rousseau in sedicesimo e Cenerentola un po' Medea in azione.
Insomma, “Voglio una pancia splendida” è un manifesto per il Sì, che offre un motivo supplementare a chi , nel dubbio, si asterrà per precauzione dal mettere la vita ai voti referendari: non cascando nell'illusione - tipica nel talebano laicista - di essersi fatto ( “fatto”, come si dice nel gergo dei drogati) portatore dell'autodeterminazione desiderante della donna e della libertà di ricerca scientifica. Ovvero della libertà per gli apprendisti stregoni della manipolazione genetica di fare i loro affari promettendo splendide pance biotecnologiche alle sprovvedute, sederini d'oro al nascituro e un futuro, prossimo o remoto, certamente no problem: nelle ristrettezze di un proprio microcosmo in marcia verso il Mondo Nuovo sotto un cielo di mutandine, di ex braghette rosse e di bandierine arcobaleno messe ad asciugare al sol dell'avvenire che ride “un attimino”.

dalla rete
Gaspare Traversi
Il grande teatro della vita, alla vigilia delle rivoluzioni del secolo dei lumi.
La satira spietata, affettuosa, l'arte di sorridere di un maestro della pittura del Settecento: salotti, parrucche, mendicanti, prelati, domestiche, suonatori; sguardi beffardi, indagatori, la noia, i riti, le passioni dei nuovi ricchi…
http://www.gasparetraversi.it/
In libreria da martedì 31 maggio
«Da circa due anni vivo sotto scorta per la minaccia dei terroristi islamici a cui si sono rapidamente aggiunte altre minacce di nazionalisti arabi, estremisti di destra e di sinistra in Italia. Sto sperimentando sulla mia pelle sia “l'islam che mi fa paura” sia la globalizzazione dell'estremismo ideologico e del terrorismo. Ed è proprio la saldatura della fenomenologia eversiva tra i gruppi radicali nei Paesi musulmani e in Occidente ciò che ha trasformato anche l'Italia in un caposaldo e in un bersaglio del terrorismo islamico ( ...) Servirà tempo, ma alla fine un Islam moderato, rispettoso del valore della vita, prevarrà... ». - Corriere della Sera - «I miei giorni sotto scorta per la minaccia di Hamas»
Fonte :http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/05_Maggio/27/libroallam.shtml
- ALLA(H)ARME: http://www.corriere.it/corrforum/corriere/Intro?forumid=291
Non sarà a tutti evidente, eppure mala tempora currunt. Ma come ha detto il santo Padre : " Non abbiate paura... siate uomini e donne liberi". Tentiamo di esserlo, nonostante tutto. La libertà, ancora una volta, è sempre presente, solo che occorre essere disposti a pagarne il prezzo...