MORATTI LIQUIDA SGARBI.
LUI: "NON SONO UNA COLF, VADO DA BERLUSCONI"
Vittorio Sgarbi non è più l'assessore alla Cultura del Comune di Milano. "La mancanza di rispetto per la Giunta" e "l'atteggiamento non consono ai doveri di pubblico amministratore assunto in varie occasioni, anche pubbliche" hanno convinto il sindaco di Milano a ritirare all'estroso critico d'arte le deleghe.
Illustrazione tratta da "Pier Cloruro de’ Lambicchi e l'arcivernice", testo e disegni di Manca, Genio, Milano, 1952. © Angelo Manca.
Dopo nemmeno due anni di coabitazione giocata tra amori e odi, si è rotto l'incanto tra Sgarbi e "suor Letizia", come lui stesso ebbe a definirla dopo la prima grande crisi del luglio scorso, legata alla mostra 'Vade Retro Arte e Omosessualita '. A rompere definitivamente "il rapporto di fiducia" tra il primo cittadino e il suo vulcanico assessore hanno pesato le ultime gocce di un vaso già colmo, come le recenti affermazioni del critico che, appena dieci giorni fa, si diede vanto di aver "ingannato" i propri "ignari" colleghi proponendo il patrocinio a una rassegna di teatro omosessuale mascherato dietro all'innocuo titolo "Liberi amori possibili" – un’astuzia di cui il critico si era vantato pubblicamente: “ La delibera è passata con la vaselina, votata dai miei ignari colleghi”.
Cosa per la quale, chissà perché, anche le stesse associazioni gay si erano infuriate, lamentando di non aver mai concordato con Sgarbi il cambio del nome della rassegna teatrale “omosessuale” ( parola incriminata, da non dire in giro se non camuffata ). Ma oltre alla “delibera alla vaselina” avrà pesato anche il fatto che mentre il Comune lanciava la campagna antigraffiti, l’assessore Sgarbi definì i murales del centro sociale Leoncavallo una "moderna Cappella Sistina", e nel marzo del 2007 riuscì a portare al Pac proprio quei Michelangelo abituati a disegnare in incognito capolavori d’arte misconosciuti sui muri di Milano.
"Considero irricevibili le ragioni che hanno spinto il sindaco al ritiro delle mie deleghe, oltre che profondamente lesive della mia dignità" è stata la replica vibrante e sdegnata di Sgarbi alle ragioni con cui il sindaco lo ha silurato. "Non lo posso accettare - spiega Sgarbi - quando invece di essere ringraziato vengo cacciato. Non voglio favori, ma giustizia".
Quanto alla possibilità di essere chiamato a fare il sottosegretario ai Beni Culturali, ruolo per il quale l’inventore dell’arcivaselina miracolosa si è in più di un'occasione candidato: "Ne ho parlato con Berlusconi - rivela - lui mi ha detto che ne parlerà con Bondi". Ma c'è la possibilità che questo avvenga? "È un'ipotesi politica rispettabile – conclude l’ormai ex assessore alla Cultura di Milano sperando di avere maggiore fortuna - ma non decido io, decide Berlusconi". ( Che in questi giorni ha probabilmente cose più importanti a cui pensare).
Per parte sua il sindaco di Milano non sembra affatto dispiaciuta per aver licenziato l'assessore nel giorno del suo 56esimo compleanno. Il primo cittadino ( "suor Letizia" ?) ha definito, con voce asciutta, "impossibile" l'ipotesi che l'ex assessore resti in giunta anche in veste di "assessore al nulla" come Sgarbi ha provocatoriamente proposto, e gli ha già trovato un sostituto: Giovanni Terzi, responsabile del Tempo Libero, colui che, a quanto si apprende, è stato il più acceso sostenitore del licenziamento di Sgarbi avvenuto per così dire di botto e senza ulteriori lubrificazioni preventive , dopo mesi di polemiche e le ultime furibonde esternazioni durante la trasmissione di "Anno Zero" giovedì scorso.